Hype ↓
10:34 giovedì 29 gennaio 2026
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.

L’indie è morto ma i Vampire Weekend restano

Il loro nuovo disco arriva 6 anni dopo l'ultimo e dimostra che è possibile diventare adulti senza smettere di saper suonare musica leggera.

06 Maggio 2019

Forse anche i più insospettabili si sono appassionati al pop perché si fa ormai un’enorme fatica a trovare tracce di musica non banale ma apparentemente semplice, spensierata. Nonostante l’immaginario indie abbia da tempo preso un significato quasi negativo e asfittico da cui provano a scappare un po’ tutti a gambe levate, tra anni Novanta e anni Zero è lì che ci si rifugiava quando si voleva ballicchiare, cantare, fondare un gruppo, correre in bicicletta, sorridere al nuovo giorno che si affacciava fuori dalle tapparelle di casa. È a tutto questo che un certo gruppo di band ci hanno abituato per anni e per questo in tanti gli eravamo devoti, fingendo persino di non vedere alcune cadute di stile.

Ma il tempo passa e le chitarre sono andate in disgrazia. Per chi vuole continuare a sorridere al nuovo giorno non rimane che migrare verso il pop mainstream. Un tempo erano guilty pleasure, adesso sono i brani salvati di Spotify di quasi tutte le persone che conosco, che ormai non sanno più come si fa a impostare la sessione privata, tanto ormai a che serve. Non si è però trattato di un tracollo improvviso, ma di un lento e inesorabile abbattimento delle aspettative da parte di quelle band che rispondevano alla definizione di indie rock/pop. Chi aveva una ventina d’anni in quel periodo – come tutti quelli che hanno avuto una ventina d’anni, in generale – col tempo ha subito il trauma del crollo degli idoli. Chi non ce l’ha proprio fatta, chi ha smesso di suonare (spesso la soluzione migliore), chi si è inventato mille side project, chi ha iniziato a figliare e ora fa tutt’altro, chi ci ha provato a continuare, ma negli skinny jeans ormai fatica a entrare e pure con l’originalità non sta messo meglio.

Si è trattato di un lento abbattimento delle aspettative per mano di quasi ogni gruppo che annunciava un nuovo album dopo qualche anno di silenzio. Le sensazioni erano un mix di entusiasmo e terrore di essere delusi. Ancora una volta. Non volevamo farci convincere – anche perché spesso non era così – che i gruppi indie fossero il nostro specchio. Rappresentativi soltanto di loro stessi e ormai scollegati da ciò che davvero succedeva nell’underground, quantomeno musicale.

Era sempre questa la sensazione quando arrivava quel venerdì di “release”. Quanto banali sembreranno? Quanto sofisticati saranno diventati? Questa cosa che ammicca all’hiphop o all’elettronica ma non la fa meglio quell’altro gruppo giovane, che di anni ne ha venti per davvero? I Vampire Weekend hanno aspettato sei anni per far uscire il loro quarto album (l’ultimo era Modern Vampires Of The City, uscito nel 2013) e le sensazioni che si avvicendavano nell’attesa erano le stesse per tutti gli altri gruppi che ci avevano provato prima di loro. Forse peggiori, a causa di quella freschezza proto punk che li aveva sempre contraddistinti. Come si può portarla avanti con spensieratezza?

I Vampire Weekend al Bonnaroo Music & Arts Festival il 13 giugno del 2014 a Manchester, Tennessee (foto di Jason Merritt/Getty Images)

In realtà i loro due singoli usciti dall’inizio del 2019 (Harmony Hall / 2021; Sunflower / Big Blue) hanno fatto in modo di rendere parzialmente evidente che potevamo sperare in bene. Father Of The Bride è infatti un disco luminoso, come lo sono i dischi di Vampire Weekend. È sofisticato come quando non si hanno più vent’anni e si solidificano le preferenze, le canzoni non si scrivono più con furiosa urgenza (abbiamo aspettato sei anni, appunto) ma con una maggior razionalità e attenzione ai dettagli. Questa rischiosa maturità (lo è nell’arte, nella musica, ma anche un po’ nella vita normale e nel suo lento calcificarsi) non ha reso involuti o leziosi i ben 18 brani di questo disco. Ne ha scolpito i bordi, rendendoli maggiormente definiti, meno punkeggianti come potevano essere in Contra e nel loro primo disco omonimo. Perfettamente inseriti nel sofisticato solco dell’ultimo disco, che poteva però perdersi a causa del tempo, della dipartita di Rostam Batmanglij avvenuta nel 2016, del trasferimento nella West Coast di Ezra Koenig, del suo fare altro (diventare padre, nel 2017 scrivere una serie animata Netflix: Neo Yokio).

Nonostante il terrore di abbattere ancora una volta le proprie aspettative, la prima volta che si preme play, per chi conosce un po’ i Vampire Weekend, Father Of The Bride fa subito sorridere e distendere i muscoli. Inizialmente perché si riconosce quello che dieci anni fa ci apparteneva. Poi perché le sonorità sono lievi, solari, luminose, estremamente in linea con la spensieratezza tipica della band e amplificate dall’influenza del sole californiano e dalla voglia di aggiungere elettronica, campionature, archi, Bee Gees e anni Settanta, i Pavement, la Spagna e il Brasile. Collaborazioni eccellenti come quelle di Danielle Haim, Steve Lacy de The Internet, Dirty Projectors.

Se il rischio poteva essere quello di una miscellanea poco omogenea, una playlist, in realtà tutto si tiene. Ed è un mezzo miracolo. Ma l’indie rock era questo tra gli anni Novanta e Zero. E non è solo la nostalgia a farcelo riascoltare oggi, è questione che quando le cose suonano bene non è perché raccontano l’oggi a chi già lo conosce, ma lo anticipa e lo pone come nuovo modo di vedere le cose. Più a lungo di un New Music Friday. La forza dei Vampire Weekend è dimostrare che si può ancora riuscire a fare indie di qualità, ben suonato, rotondo. Father Of The Bride suona come, per dirla col pop di Tiziano Ferro “Ricordiamoglielo al mondo chi eravamo e che potremmo ritornare”.

Chi aveva vent’anni un po’ di tempo fa non è ancora ricoperto di polvere se sa evolvere e arricchire ciò che lo ha contraddistinto nell’urgenza dell’emergere. Ezra Koenig non si vergogna di raccontarci di essere felice, di avere fatto pace con la quotidianità della sua vita adulta. Non ci nasconde di ballare mentre si prepara il caffè e fuori c’è il sole. Si può fare caso a quando si è felici, raccontarlo, non vergognarsene e suonarci un disco di ottima fattura. Si può diventare adulti e riuscire a mantenere quella curiosità di quando si viveva nel campus della Columbia University insieme ai propri compagni di band. Si può diventare adulti senza diventare “mostri sacri”, ma soltanto dei musicisti che sanno suonare la musica leggera.

Articoli Suggeriti
Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.

Partenze è l’addio antisentimentale di Julian Barnes alla letteratura

Quello appena pubblicato da Einaudi è l'addio dello scrittore britannico ai libri: l'ha deciso lui, e non potrebbe esserci una decisione più barnesiana di questa.

Leggi anche ↓
Per chi lavora nel cinema in Italia, la vita è una battaglia dopo l’altra

Attori, attrici, registi, produttori, maestranze: abbiamo parlato con chi il cinema lo fa per farci raccontare la realtà e la crisi di questa industria. Tra soldi che non ci sono e attese che non finiscono mai.

Partenze è l’addio antisentimentale di Julian Barnes alla letteratura

Quello appena pubblicato da Einaudi è l'addio dello scrittore britannico ai libri: l'ha deciso lui, e non potrebbe esserci una decisione più barnesiana di questa.

È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey

Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.

Sentimental Value è il film di tutti i padri che cercano di farsi accettare dalle figlie e di tutte le figlie che provano a perdonare i padri

Attraverso la storia di una famiglia di artisti, Joachim Trier racconta l'esperienza delle famiglie di tutti: l'amore, i rimorsi, il ricordo, i traumi, la casa.

Una mostra come Rejected è la prova che l’unica cosa più scandalosa della pornografia è la censura

Alla galleria Banquet di Milano, KINGS, duo composto da Daniele Innamorato e Federica Perazzoli, porta una mostra che mescola desiderio, immagini, onestà, censura, pornografia e autodeterminazione.

Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album

È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.