Libri per l'estate ↓
08:14 giovedì 30 luglio 2026
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
Le prime stime dicono che la devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
Un uomo di New York è stato sfrattato dal suo appartamento perché aveva troppi libri Lui si chiama Mendel Uminer, libri posseduti: 10 mila. Sfratti subiti: 1, perché il suo ex padrone di casa considerava tutta quella carta una violazione delle norme antincendio del condominio.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".

L’archivio vivo di Valentino

Inaugura a Shanghai Valentino: Re-Signify Part One, un percorso multimediale che permette al visitatore di entrare nell’archivio del marchio con un approccio non convenzionale. Ce lo raccontano i curatori Mariuccia Casadio e Jacopo Bedussi.

22 Dicembre 2020

«Voglio che Valentino sia rilevante oggi. Valentino: Re-Signify Part One è un percorso aperto, c’è un punto di ingresso ma si può scegliere tra molte possibilità. Non c’è niente di “oggettivo”, tutto è molto personale e tutti sono invitati a entrare in questo mondo, nel mondo di Valentino. Non è una celebrazione della storia del passato, è una riflessione sull’identità e su come quell’identità possa essere rilevante oggi». Così il direttore creativo Pierpaolo Piccioli racconta, naturalmente su Zoom, Valentino: Re-Signify Part One, «l’esperienza multimediale» che ha inaugurato lo scorso 19 dicembre negli spazi della Power Station of Arts di Shanghai. Curato da Mariuccia Casadio e Jacopo Bedussi, con un allestimento creato da Kennedy London, il percorso sarà visitabile fino al prossimo 17 gennaio e rappresenta la prima installazione fisica di quel percorso di ri-significazione dei codici che Piccioli ha avviato all’interno del marchio che guida dal 2016 (dal 2008 fino a quell’anno ha diviso la direzione creativa con Maria Grazia Chiuri, poi passata a Dior). «Ri-significazione vuol dire utilizzare gli stessi codici e dare loro nuovi significati che sono rilevanti per l’oggi» spiega ancora Piccioli, che ha già da tempo avviato quel discorso all’interno della sua moda: con l’esperimento digitale dell’ultima collezione couture, of Grace and Light, con il provvisorio ritorno a Milano della collezione Primavera Estate 2021 e con il recente artbook che reinterpretava lo storico logo.

Valentino: Re-Signify Part One non è pensata come una mostra o una presentazione di moda, ma appunto come un’esperienza, da vivere in prima persona per i fortunati che sono a Shanghai, dove il virus sembra un lontano ricordo, e dove alcuni temi che hanno caratterizzato la storia di Valentino sono stati estratti dall’archivio e dall’oggi per essere innestati su due codici precisi. Il primo è la Stud, dalla sua nascita e nelle varie versioni successive fino alla Valentino Garavani Roman Stud, introdotta con la collezione Valentino Diary. E poi l’universo estetico dell’Atelier, tra botanica e abilità artigianale. Un terzo codice è quello della Couture, o meglio del significato che ne dà Piccioli: un modo di essere, di immaginare, di sognare. «Abbiamo voluto utilizzare questa parola chiave, questa pratica, che è ri-significazione, in un momento molto difficile per dare voce a Valentino su un mercato [quello cinese, nda] che è ancora attivo e aperto, e che è molto attento a Valentino e alla moda», spiega Mariuccia Casadio. «A questo proposito, una cosa interessante è che la percezione del brand in Cina è enormemente diversa rispetto a quella che c’è in Europa e in Italia. Per noi è una storia transgenerazionale, che va dagli anni Sessanta a oggi, mentre i codici dell’archivio Valentino per i Millennial e la Generazione Z cinese sono qualcosa di completamente nuovo e sconosciuto. Quindi lavorando in parallelo, ma su un altro piano, rispetto a quello che Pierpaolo Piccioli sta facendo nella moda, abbiamo voluto fare una sorta di doppio azzardo: estrarre quei segni e proiettarli in ambiti espressivi diversi dalla moda, utilizzando un approccio che non è scientifico ma puramente autoriale», continua Jacopo Bedussi.  

In Valentino: Re-Signify Part One  il passato e il presente del marchio interagiscono perciò con la storia recente e contemporanea della ricerca artistica e visuale, dalla video arte al cinema underground, dalla fotografia alla computer grafica. Spiega ancora Bedussi: «L’accostamento delle opere ai pezzi d’archivio funziona per associazione visiva o anche in opposizione radicale. Ad esempio, nella zona che riguarda la collezione Atelier, in cui c’è una sorta di laboratorio serra, c’è l’abito Fiesta del 1959, famosissimo, e due video in loop di Jonas Mekas che hanno un sapore organico, umano: si tratta di riprese di vere rose, erbacce che crescono nei muri e così via. Nel lato opposto, invece, c’è una monumentale proiezione di un lavoro di Weirdcore che rappresenta una rosa digitale, che non esiste nella realtà. C’è poi un video di Cao Fei e ci sono le proiezioni delle Polaroid di Robby Müller, ci sono le foto di Jacopo Benassi, che sono stampate e incollate al muro come dei manifesti nella zona Club, c’è un video Natália Trejbalová che è invece dà un idea di organico ma puramente digitale: racconta infatti di paesaggi che non sono mai esistiti. Sono temi che tra loro si scontrano e dialogano grazie alla triangolazione che crei tu in quanto visitatore». La ri-significazione è dunque innanzitutto un lavoro, ispirato alle pratiche semiotiche, sull’identità, una riscrittura di alcuni macro-temi che siamo abituati ad associare a Valentino, come il romanticismo, la rosa, il bianco, che assumono nuovi significati per un nuovo pubblico, un tentativo di calare il marchio, e le sue storie, nel tempo che viviamo.

Secondo Casadio, Valentino: Re-Signify Part One dev’essere intesa come «Un invito a guardare le cose da un’altra ottica, qualcosa che riesce molto facile a chi non ha dei preconcetti [come nel caso del pubblico cinese o molto giovane, nda], che di come queste cose si ponevano in origine non ha memoria se non fotografica, libresca, mitologica. Qui invece le nuove generazioni sono chiamate in causa a creare dei nessi attivi e non solo speculativi o di contemplazione, in modo analogo a ciò che fa un “ri-significatore” come Pierpaolo che vuole dare un ruolo attivo, energetico e reale all’archivio e non metterlo lì e farne un museo o, peggio, qualcosa che poi viene contraddetto completamente dal suo lavoro. Pierpaolo vuole che la storia di Valentino abbia una sua organicità e continuità, ma vuole che si rinnovi, si evolva e riguardi la contemporaneità».

Così le l’esperienza pensata dai curatori con il direttore creativo dà forma ad «architetture illusorie», dove è il visitatore a decidere in che modo i capi, le scarpe e gli accessori delle collezioni Valentino Garavani Rockstud e Atelier e gli abiti fuori scala della Couture of Grace and Light, si scontrano e si incontrano con le opere di artisti quali Stanley Mouse, Quayola, Anna Ridler, Rachel Rose e Sølve Sundsbø tra gli altri. «Si tratta di trovarci dentro qualcosa che riguarda il presente di una persona, non qualcosa che devi ricostruire con un approccio devozionale. Non a caso Pierpaolo parla del passaggio da una moda esclusiva a una moda inclusiva, che coinvolga un pubblico anche più credibile rispetto al passato, perché oggi quell’esclusività su cui era nata la storia di Valentino, una storia che rimane stupenda, non esiste più e non ha ragione di esistere se non come immaginario mitico», dice Casadio, «Quella è una storia che non ti può riguardare personalmente e oggi chi compra il tuo marchio aspira a immedesimarcisi».

Niente revisionismo né mero intento celebrativo, insomma, ma piuttosto un nuovo racconto che ha l’empatia come motore propulsivo: non a caso c’è anche una “Empathy Room”, all’interno della quale è la voce dello stesso Piccioli a spiegare cosa intende quando parla di ri-significazione, «qualcosa che più che un modo di pensare è un modo di fare, e non riguarda questa storia in particolare, ma è un approccio per chi ha a che fare con un archivio, con un’identità basata su una storia. C’è chi sceglie di mettere tutto sotto teca e chi, come Pierpaolo, ci mette le mani dentro e quei segni li usa», spiega Bedussi. Un approccio che si può allora ancora definire romantico e che proprio per questo si ricollega bene all’identità di Valentino, quella storica e quella che oggi prova a riformularsi. «Quest’anno abbiamo davvero capito che nella vita non puoi pianificare troppo. E a dire la verità, è qualcosa con cui io mi sento a mio agio», ha detto Piccioli su Zoom a chi gli chiedeva delle future evoluzioni del progetto. «Speriamo che possa viaggiare per il mondo e forse sarà diverso in luoghi diversi. Quello che proponiamo è un nuovo approccio al mondo di Valentino», ha concluso.

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