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11:36 venerdì 6 febbraio 2026
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.
Negli Epstein Files Donald Trump viene citato più volte di Harry Potter nella saga di Harry Potter 38 mila volte, per la precisione. Il conteggio lo ha fatto il New York Times, per dimostrare quanto solido fosse il rapporto tra Trump ed Epstein.
It’s Never Over, il documentario su Jeff Buckley, arriverà finalmente anche in Italia, a marzo Soltanto per tre giorni, però: una proiezione-evento per celebrare 60 anni dalla nascita del cantautore di Grace.
Tra le centinaia di giornalisti licenziati improvvisamente dal Washington Post ce n’è una che lo ha scoperto mentre lavorava per il giornale in una zona di guerra La corrispondente Lizzie Johnson ha scoperto di essere rimasta senza lavoro mentre scriveva dal fronte ucraino, al freddo e senza corrente.
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.

Nelle strade di Parigi con Valentino

Pierpaolo Piccioli torna nella capitale francese con una sfilata che porta gli abiti nella città e rielabora, ancora una volta, cosa significa raccontare un marchio di moda oggi.

02 Ottobre 2021

Dopo le sfilate italiane, a Milano per due volte, a Roma e a Venezia, Valentino è tornato a Parigi con la collezione Primavera Estate 2022. Per l’occasione, il direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha scelto di sfilare all’interno del Carreau du Temple, un mercato coperto nel terzo arrondissement di Parigi, costruito nel 1863, che dopo un esercizio di consultazione pubblica condotto nel 2004 è stato riqualificato come spazio pubblico polivalente. Il mercato è il teatro ideale per la collezione immaginata da Piccioli, perché è un luogo di passaggio la cui destinazione finale sono le strade di quartiere: così le modelle e i modelli si muovono tra il pubblico degli addetti ai lavori, raccolti intorno a tavolini come quelli dei bar, ma poi sbucano in strada, dove nonostante la pioggia c’è una piccola folla che entra così a far parte della settimana della moda, partecipa nell’attesa di questa o quella celebrity – che sia un creator di TikTok, un musicista o un attore – e, incidentalmente, assiste allo spettacolo degli abiti.

Finale di Valentino Rendez-Vous, 1 ottobre 2021, Parigi. Foto courtesy of Valentino

Rendez-Vous è quindi una collezione-appuntamento, che si inserisce nel lavoro di ri-significazione dei segni del marchio che Piccioli ha avviato all’interno di Valentino con la naturalezza che gli appartiene. Integrando la couture nel guardaroba quotidiano, ad esempio, e celebrando il ritorno a una nuova normalità con una sfilata che, appunto, era pensata per attraversare le strade di tutti i giorni. Un esercizio di semplicità che in realtà di semplice, inteso come di facile esecuzione, non ha nulla, a cominciare dal modo in cui viene rielaborato l’archivio storico: alcuni capi-icona, come il cappotto maculato, l’abitino bianco di Marisa Berenson, i lunghi abiti a fiori fotografati da Chris von Wangenheim, sono stati infatti sottoposti a quello che viene definito uno «spiazzamento storico». È evidente nel lavoro fatto sul denim, pallino di Piccioli, e sul sartoriale classico, che abbraccia colori vividi e acrilici, mentre i materiali come il taffetà, tipici delle collezioni di alta moda, vengono sottoposti a lavorazioni anche estreme – «frusto, lavato, sbattuto, privato di ogni estenuato preziosismo per diventare giacca, anorak, camicia oversize, bermuda», si legge nella nota ufficiale – per meglio adattarsi a una quotidianità che da lungo tempo ha abbandonato il concetto di occasione e quello di formalità, e dove l’atto del vestire vive in funzione di tutte le vite, spesso digitali, di cui oggi possiamo fare esperienza.

Ha senso, allora, la collaborazione avviata da Valentino per la settimana della moda con Clubhouse, l’app di solo audio esplosa durante il lockdown, che ha ospitato per la prima volta il live streaming dello show. Alla fine della sfilata, si è aperta una conversazione che ha coinvolto la critica di moda Diane Pernet, l’antropologa digitale Rahaf Harfoush e Stephanie Simon, responsabile dei contenuti e della community di Clubhouse, che dalla location della sfilata si sono collegate con Leah Lamarr, creatrice di Hot on the Mic, uno degli spettacoli comici più popolari sulla piattaforma e Jon Pierre, pluripremiato direttore creativo. Sabato 2 ottobre, infine, Valentino collaborerà con Arman Naféei, autore del podcast musicale We Are On Air, per uno stand audio dedicato come parte di Valentino Street Activation. È un modo per attivare le conversazioni culturali che oggi nascono intorno alla moda e che sempre più spesso vediamo scorrere in luoghi radicalmente diversi da quelli che, storicamente, sono stati i palazzi nei quali quei discorsi si sono tenuti. Un marchio è oggi un universo di simboli, una foresta di significati in cui è spesso difficile orientarsi e districare tutti i livelli in cui quell’universo si declina, o anche solo individuare i tanti pubblici diversi con cui parla e si confronta. I consumatori del lusso, ovvero quelli che i capi e gli accessori li comprano per davvero, gli appassionati di moda che alimentano le conversazioni online sulle settimane della moda che – paradossalmente – mai come in questo momento storico rischiano di perdere la loro centralità, i giornalisti e i critici che si interrogano sul loro ruolo di divulgazione. Un’operazione complessa, a meno che non si abbia la chiarezza di visione che appartiene a quelli come Piccioli, e cioè quella della continua ricerca della bellezza, qualunque cosa significhi. 

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