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02:19 venerdì 12 giugno 2026
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary ma non trova mai il momento giusto per girarlo La sceneggiatura è finita, si tratta "solo" di far partire la produzione. Ma a quanto pare, proprio non trova il tempo.
Thomas Bangalter dei Daft Punk ha pubblicato online un set in cui suona tutte le sue canzoni preferite Lo ha fatto per The Lot Radio, radio di Brooklyn, che ha messo tutto il set online, gratuitamente. Bangalter aveva annunciato nulla, si è semplicemente messo in postazione e ha iniziato a suonare.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.

Nelle strade di Parigi con Valentino

Pierpaolo Piccioli torna nella capitale francese con una sfilata che porta gli abiti nella città e rielabora, ancora una volta, cosa significa raccontare un marchio di moda oggi.

02 Ottobre 2021

Dopo le sfilate italiane, a Milano per due volte, a Roma e a Venezia, Valentino è tornato a Parigi con la collezione Primavera Estate 2022. Per l’occasione, il direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha scelto di sfilare all’interno del Carreau du Temple, un mercato coperto nel terzo arrondissement di Parigi, costruito nel 1863, che dopo un esercizio di consultazione pubblica condotto nel 2004 è stato riqualificato come spazio pubblico polivalente. Il mercato è il teatro ideale per la collezione immaginata da Piccioli, perché è un luogo di passaggio la cui destinazione finale sono le strade di quartiere: così le modelle e i modelli si muovono tra il pubblico degli addetti ai lavori, raccolti intorno a tavolini come quelli dei bar, ma poi sbucano in strada, dove nonostante la pioggia c’è una piccola folla che entra così a far parte della settimana della moda, partecipa nell’attesa di questa o quella celebrity – che sia un creator di TikTok, un musicista o un attore – e, incidentalmente, assiste allo spettacolo degli abiti.

Finale di Valentino Rendez-Vous, 1 ottobre 2021, Parigi. Foto courtesy of Valentino

Rendez-Vous è quindi una collezione-appuntamento, che si inserisce nel lavoro di ri-significazione dei segni del marchio che Piccioli ha avviato all’interno di Valentino con la naturalezza che gli appartiene. Integrando la couture nel guardaroba quotidiano, ad esempio, e celebrando il ritorno a una nuova normalità con una sfilata che, appunto, era pensata per attraversare le strade di tutti i giorni. Un esercizio di semplicità che in realtà di semplice, inteso come di facile esecuzione, non ha nulla, a cominciare dal modo in cui viene rielaborato l’archivio storico: alcuni capi-icona, come il cappotto maculato, l’abitino bianco di Marisa Berenson, i lunghi abiti a fiori fotografati da Chris von Wangenheim, sono stati infatti sottoposti a quello che viene definito uno «spiazzamento storico». È evidente nel lavoro fatto sul denim, pallino di Piccioli, e sul sartoriale classico, che abbraccia colori vividi e acrilici, mentre i materiali come il taffetà, tipici delle collezioni di alta moda, vengono sottoposti a lavorazioni anche estreme – «frusto, lavato, sbattuto, privato di ogni estenuato preziosismo per diventare giacca, anorak, camicia oversize, bermuda», si legge nella nota ufficiale – per meglio adattarsi a una quotidianità che da lungo tempo ha abbandonato il concetto di occasione e quello di formalità, e dove l’atto del vestire vive in funzione di tutte le vite, spesso digitali, di cui oggi possiamo fare esperienza.

Ha senso, allora, la collaborazione avviata da Valentino per la settimana della moda con Clubhouse, l’app di solo audio esplosa durante il lockdown, che ha ospitato per la prima volta il live streaming dello show. Alla fine della sfilata, si è aperta una conversazione che ha coinvolto la critica di moda Diane Pernet, l’antropologa digitale Rahaf Harfoush e Stephanie Simon, responsabile dei contenuti e della community di Clubhouse, che dalla location della sfilata si sono collegate con Leah Lamarr, creatrice di Hot on the Mic, uno degli spettacoli comici più popolari sulla piattaforma e Jon Pierre, pluripremiato direttore creativo. Sabato 2 ottobre, infine, Valentino collaborerà con Arman Naféei, autore del podcast musicale We Are On Air, per uno stand audio dedicato come parte di Valentino Street Activation. È un modo per attivare le conversazioni culturali che oggi nascono intorno alla moda e che sempre più spesso vediamo scorrere in luoghi radicalmente diversi da quelli che, storicamente, sono stati i palazzi nei quali quei discorsi si sono tenuti. Un marchio è oggi un universo di simboli, una foresta di significati in cui è spesso difficile orientarsi e districare tutti i livelli in cui quell’universo si declina, o anche solo individuare i tanti pubblici diversi con cui parla e si confronta. I consumatori del lusso, ovvero quelli che i capi e gli accessori li comprano per davvero, gli appassionati di moda che alimentano le conversazioni online sulle settimane della moda che – paradossalmente – mai come in questo momento storico rischiano di perdere la loro centralità, i giornalisti e i critici che si interrogano sul loro ruolo di divulgazione. Un’operazione complessa, a meno che non si abbia la chiarezza di visione che appartiene a quelli come Piccioli, e cioè quella della continua ricerca della bellezza, qualunque cosa significhi. 

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È bastato un baby doll indossato da Olivia Rodrigo per scatenare una shitstorm durata settimane. Il problema più grave, però, non riguarda l'armadio della popstar ma l'idea che ci sia un modo giusto di essere giovani donne su un palco (e nel mondo).