Cultura | Società

Come diventare guru della vagina

Dalla candela di Gwyneth Paltrow agli "elisir uterini" per attivare le presunte proprietà psichedeliche dell'organo sessuale femminile.

di Valeria Montebello

Una scena di Nymph()maniac di Lars Von Trier (2013)

La vagina di Gwyneth Paltrow ha un odore nauseante, dolce fino all’impossibile: albicocca mescolata a geranio, agrumi, una nota di rosa che cerca di coprire il resto ma non ce la fa. Su The Cut dicono che le manca una nota di umami. Lo sappiamo, anche se avremmo fatto a meno di saperlo volentieri, perché la star che da attrice è diventata una santona-guru della medicina alternativa e dei flussi energetici, ha fatto realizzare una candela che profuma (idealmente) come la sua vagina. Invece della real si può vendere l’essenza della propria vagina a milioni di persone. 75 dollari l’una. Sold out in poche ore. Ne stanno preparando altre. Non è un’operazione trash né un vezzo, ma l’ennesimo passo verso la consacrazione di Gwyneth Paltrow a regina suprema di una vasta comunità di donne. Comunità yogica, gruppo armato di palo santo, #dreamteam, sorelle di luna, non si capisce bene come chiamarle. Sorelle, forse, è la scelta migliore. Le sorelle non si accontentano più di fare yoga sulle montagne nelle loro yurte fra un massaggio tantrico e un’estrazione di spirito guida. No. Non bastano cristalli magici, scacciapensieri, foto all’aura. No. Adesso il totem assoluto, magico, da venerare, è la vagina. Il nuovo trend è fare cose (varie) con la propria – e altrui – vagina (non masturbazione eh, tu che l’hai pensato sei arcaico). Solo divinazione. Paltrow, come altre star (tante), è presa in questo movimento di liberazione vaginale e lo sfrutta a suo vantaggio: ha anche parlato della sua esperienza con il v-steaming (vapore vaginale) e la immagini subito – anche qui ne avremmo fatto a meno volentieri – accovacciata su acqua fumante al rosmarino, assenzio, basilico.

Un altro prodotto molto pubblicizzato dalla star è l’uovo di giada yoni che era usato dalle concubine cinesi per rafforzare i muscoli pelvici. Questo speech perpetuo della guru Gwyneth sulle avventure della sua vagina non è un caso: insieme alla ri-edizione della candela, sta per uscire su Netflix la docu-serie di cui è protagonista, The Goop Lab, che parla del suo brand molto discusso che è anche un po’ una religione. Goop. Una religione che vale più di un quarto di miliardo di dollari. La locandina della serie, anche lei, è vaginale: c’è Gwyneth in un abito rosa pallido stile saio ed è posizionata, biondissima e sorridente, dentro una specie di vagina grafica psichedelica. Tutto questo non è lontano da noi. Gli studi yoga italici si stanno adeguando – non tutti, i puristi dello yoga non si lasciano sedurre dal new age californiano. Dalla California arrivano discepole del verbo, istruttrici ma direi più guru vaginali che fanno classi, workshop a Roma, Milano, nei boschi. Su Youtube elencano con accento americano gli ingredienti da comprare per preparare a casa elisir uterini, delle pozioni da vera strega – ti potresti ritrovare ad ordinare su Amazon unghie di drago. “Vagina” in italiano americanizzato poi è inascoltabile, diventa “vagiaina”, uno stupro auricolare continuo. Non è meglio pussy? No, dicono le femministe, è un termine sessista e ambiguo. Comunque meglio “vagiaina” di “buco anteriore” come vorrebbero chiamarla i nazi no gender. Inspirare, espirare, pronuncia sguaiata, gong da 60 pollici in sottofondo, “ong namo guru dev namo”, ispirare ed espirare insieme, gong, ora inspirare dalla vagina, poi espirare dalla vagina cercando di capire cosa possa significare – e di non ridere.

Una vagina con proprietà psichedeliche, da interrogare come se fosse un oracolo, sempre meno sessuale: più la mostri, più la studi, più la liberi dal sesso

La maggior parte di queste guru pratica yoga kundalini (la parola significa “energia” in sanscrito) ed è sempre stata la parte estrema, esoterica, dello spettro dello yoga. Sono quelle vestite di bianco con i turbanti. Tutte le insegnanti hanno un nome sanscrito. Se anche tu desideri un nome sanscrito, sono disponibili in cambio di una donazione di 40 dollari a Sikh Dharma. C’è molta psichedelia in queste pratiche. Si narra che bere sangue mestruale sia allucinogeno: non tutte, ma alcune donne pare rilascino, una volta al mese, sangue psicoattivo. Ma bere sangue mestruale non è esso stesso un fatto allucinogeno, un’esperienza ai confini della società civile? Come scrivono in un post su Facebook le sorelle di un istituto famoso anche in Italia: «Ogni donna è un universo. Il sanguinamento mestruale è un mistero che nemmeno la scienza ha compreso totalmente». L’associazione del sangue mestruale con le sostanze allucinogene è pervasivo, si parla spesso di contatto più consapevole con il proprio sangue mestruale che vuol dire assaggiarlo. Non è un film splatter di terz’ordine, ma davvero, da qualche parte, in mezzo a noi, ci sono donne con leggings pieni di pianeti, che degustano il proprio sangue mestruale in ciotoline di terracotta. Una sorella ha una fattoria e annaffia le piante con acqua e sangue mestruale, dice che crescono meglio bagnate dalle cascate della luna. Bevono sangue e latte di luna (moon milk) che fa molto cool a Los Angeles e sta arrivando anche in Italia (sarà la prossima “avocado fever”) che è semplicemente latte di mucca mescolato con erbe e spezie o bibitoni ayurvedici – è lo stesso latte menzionato in continuazione nella seconda stagione di You dove lo psicopatico si è trasferito in California da NY e ne bevono a litri per qualsiasi cosa: uscire dal trip, lenire, dormire, fare sesso. Di tutto questo e molto altro si discute ai Monday Menstrual Talk. Si fanno talk su tutto, perché non sulle mestruazioni? Degli odori associati ad ogni fase del ciclo, delle pietre a forma di uovo da appoggiare sulla pancia, dei pannolini ecologici – come se piovesse.

Parlare con le convertite a queste pratiche è la cosa più frustrante ed escludente che si possa immaginare: quando descrivono le loro esperienze più formative con pathos spirituale è tutto un dovevi-essere-lì, non si può spiegare con le parole, lo devi sentire. Se non lo senti non sei abbastanza donna, non sei in contatto con il tuo spirito femminile. Se ti sfreghi i capelli (lo fanno spesso, pare sprigioni energia cerebrale) e ti senti più stupida di prima hai un blocco energetico. Questi incontri semi-yogici sembrano una sorta di gruppo di autocoscienza drogatissimo. Oltre al sangue mestruale, ai figli che sono osannati (frutto del ventre sacro) si parla anche di sesso, poco, più che altro per regolamentarlo. Un consiglio: non fare sesso fino a 3 ore dopo aver mangiato o tra le 3 e le 6. Per 5000 euro puoi fare una session d’intimità sessuale di coppia. Ma la cosa che piace di più, la pratica più amata, è confessare a turno, solo fra sorelle, il proprio rapporto con la propria vagina, parlarne non in modo sessuale, al di là della sua funzione. Dall’essere una cosa misteriosa, di cui è meglio non parlare, ai talk stile TED con palchi, dimostrazioni quasi ginecologiche. Il neo-femminismo ha i suoi simboli di empowerment e quello più utilizzato per rispondere al patriarcato è la vagina. Una vagina con proprietà psichedeliche, da interrogare come se fosse un oracolo, sempre meno sessuale: più la mostri, più la studi, più la liberi dal sesso. Ok l’empowerment ma perché bisogna conoscere il proprio corpo così bene? Tanto qualcuno se ne occuperà al posto nostro: un medico, un amante, una guru yogini.

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