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Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».
C’è una biologa che vuole fare in modo che le donne abbiano il ciclo mestruale solo 3 volte all’anno Secondo Hongmei Wang ridurre il ciclo potrebbe essere un modo per estendere il periodo riproduttivo femminile e, quindi, ingannare il cosiddetto orologio biologico.

Perché il ritiro degli Usa dalla Siria è un’ottima notizia per l’Isis

Donald Trump sostiene che lo Stato islamico sia stato sconfitto, ma la verità è molto più complessa.

di Studio
20 Dicembre 2018

Mercoledì 19 dicembre Donald Trump ha annunciato con un tweet l’intenzione di ritirare la presenza degli Stati Uniti dalla Siria. La motivazione data dal presidente è semplice quanto traballante: «Abbiamo sconfitto l’Isis in Siria, la mia unica ragione per stare lì durante la presidenza Trump», ha scritto sul social network.

Come hanno scritto diversi analisti di politica internazionale, la decisione del presidente è stata presa contro il volere del Pentagono e degli alleati della zona, in particolare i curdi. Il New York Times ha parlato con Alan Hassan, giornalista curdo di stanza a Qamishli, una città a maggioranza curda e assira nella Siria nord-orientale, che ha detto: «Siamo scioccati. L’atmosfera qui è davvero negativa». Nonostante la presenza delle truppe statunitensi non fosse infatti numericamente enorme – si parla di duemila soldati – il loro ruolo è stato negli ultimi anni fondamentale per le forze curde. Come scrive Daniele Raineri sul Foglio di oggi, «sono la spina dorsale di quel dispositivo fatto di intelligence, raid di forze speciali, bombardamenti e appoggio agli alleati locali (le milizie curdo-arabe) che in tre anni ha spazzato via lo Stato islamico inteso come entità territoriale. È dalle basi in Siria che gli uomini della ETF, Extraordinary Targeting Force, partono per missioni veloci che sono cruciali per catturare o uccidere i leader dello Stato islamico».

Abbandonare le forze curde sarebbe però anche un favore alla Turchia di Erdogan: nel gennaio 2018 Trump propose la creazione di una forza curda, supportata dall’America, di circa 30mila uomini, per difendere i confini della Siria nord-orientale, ma la Turchia protestò contro quello che Erdogan chiamò un «esercito di terroristi» e il piano fu abbandonato. Pochi giorni dopo, la Turchia attaccò i territori curdi in Siria, creando un momento di altissima tensione tra quelli che sarebbero, teoricamente, due alleati nella Nato.

Foto di Delil Souleiman/Afp/Getty Images)

C’è poi il capitolo Isis: Donald Trump sostiene che lo Stato islamico sia stato sconfitto, ma la verità è molto più complessa. In un documento pubblicato la scorsa settimana da Maxwell B. Markusen, ricercatore al Center for Strategic and International Studies di Washington, si legge: «Alcuni politici statunitensi e iracheni stanno affrettandosi a dichiarare vittoria sul gruppo, usando parole come “sconfitti” e “scomparsi”. Ma lo Stato islamico è ben lungi da essere sparito».

Il gruppo, secondo il colonnello Sean Ryan, portavoce della coalizione a guida Usa, ha ancora circa 2500 soldati attivi nell’area di Hajin, l’ultimo territorio che è riuscito a controllare, sul fiume Eufrate a pochi chilometri dall’Iraq, e moltissimi altri – da venti a trentamila, secondo le stime – sono andati, come si dice, “underground”. È la stessa strategia – vincente – che l’Isis adottò precedentemente: trasformarsi in un gruppo silente, e fomentare le tensioni prima di riapparire alla luce del sole – una stessa strategia, vincente, già utilizzata da al-Qaeda in Iraq. Scrive ancora Raineri sul Foglio: «Il ritiro delle truppe americane dalla Siria è un grande regalo allo Stato islamico. Siamo al livelli della “mission accomplished” di Bush nel 2003 e del ritiro di Obama dall’Iraq nel 2011, due illusioni di vittoria che – viste con il senno di poi – erano molto premature e sono state il preludio di un peggioramento della situazione».

Forse non casualmente, il giorno stesso dell’annuncio di Trump del ritiro delle truppe, l’Isis ha annunciato di aver ucciso con una bomba a Raqqa – l’ex capitale del “cosiddetto” Stato – un combattente curdo. E l’attacco di Strasburgo ha mostrato quanto l’Isis sappia ancora ispirare terroristi in Europa, non solo in Medio oriente.

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