A Stratford-upon-Avon sono abituati ad avere tanti turisti, ma non così tanti come quelli arrivati dopo aver visto il film.
È in lavorazione un film live action dell’Uomo Tigre
«L’uomo tigre è una figura amatissima sia in Giappone che in Italia, dove è stato considerato un eroe forte, carismatico e dal fascino senza tempo sin dal 1969, anno d’esordio della serie», così Yohei Takami, capo della divisione Media Business Right di Kodansha, ha commentato la notizia della prossima trasposizione in un film live action del personaggio protagonista del manga di Ikki Kajiwara e Naoki Tsuji. Come scrive Nick Vivarelli su Variety, il film sarà una co-produzione italiana e giapponese alla quale contribuiranno Fabula Pictures, Brandon Box e, appunto, Kodansha. «Siamo emozionati all’idea di regalare un “nuovo” Uomo tigre al pubblico mondiale, grazie al contributo di due importanti realtà italiane come Fabula Pictures e Brandon Box», ha aggiunto Takami.
Al momento del film non si sa ancora nulla: un regista verrà scelto nelle prossime settimane, c’è da capire chi si occuperà della sceneggiatura e, ovviamente, da scegliere un attore che interpreti Naoto Date, l’uomo dietro la maschera della tigre. Sappiamo, come ha spiegato il Ceo di Brandon Box, società di produzione con sede a Milano specializzata in adattamenti di fumetti, nota soprattutto per il live action di Dampyr, Andrea Sgaravatti, che il film avrà «un respiro internazionale, sarà ambientato tra l’Italia e il Giappone e avrà come protagonista un nuovo Uomo tigre, un lottatore che non ne ha mai indossato la maschera prima».
Per Fabula, invece, si tratta del primo adattamento di un fumetto: la casa di produzione di Nicola e Marco de Angelis fin qui si è fatta conoscere per la sua collaborazione con Netflix, per il quale ha realizzato la serie Baby e il film Il divin codino, biopic di Roberto Baggio. «Siamo orgogliosi di annunciare questo ambizioso progetto che conferma la nostra passione per le storie universali capaci di emozionare e appassionare il pubblico italiano e straniero», hanno detto i fratelli De Angelis, annunciando l’inizio della preproduzione del film.
Adesso c'entrano la FOMO e il marketing, ovviamente. Ma l'ossessione per le spillette è parte della storia delle Olimpiadi moderne, tanto che c'è chi considera questa forma di collezionismo come uno "sport non ufficiale" dei Giochi.
Non recitava da anni e non aveva fatto quasi nulla di rilevante dopo Dawson's Creek, ma la morte dell'attore ha portato al lutto collettivo un'intera generazione. È un fenomeno che la letteratura scientifica ha spiegato così: relazione parasociale più grief policing.