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05:23 martedì 28 aprile 2026
Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.
C’è un’estensione per browser che quando passi troppo tempo a scrollare blocca il pc facendo comparire l’immagine di un gatto grassottello L'ha creata uno sviluppatore giapponese per frapporre tra sé e il doom scrolling un dissuasore felino a cui è difficile resistere.
Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.
Park Chan-wook è finalmente riuscito a trovare i soldi e il cast per girare il film western a cui sta lavorando da dieci anni Sessanta milioni di dollari, un cast composto da Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal e un titolo: The Brigands Of Rattlecreek.
Secondo molti le scene viste alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca ricordano più una sitcom che un attentato Trump che inciampa, Vance portato via di peso, Miller che usa la moglie incinta come scudo umano, Kennedy Jr. che si scorda la moglie in sala, gente che pensa al vino e a finire la cena: momenti degni delle migliori commedie americane.
La Slovenia non solo boicotterà l’Eurovision ma al suo posto trasmetterà una rassegna di film palestinesi «Trasmetteremo la rassegna cinematografica Voices of Palestine, una serie di film di finzione e documentaristici palestinesi», ha detto il direttore della tv pubblica slovena.
Su YouTube è stato pubblicato Giorni di gloria, il primo film italiano a raccontare la Resistenza Lo girarono nel '45 Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, con l'intenzione di lasciarci «la testimonianza definitiva della lotta partigiana».
Sta per uscire il nuovo album di Thomas Bangalter dei Daft Punk ed è di nuovo la colonna sonora di un balletto Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.

Un bot può credere in dio?

25 Maggio 2016

La giornalista Leigh Alexander, cresciuta in una famiglia di religione ebraica, un giorno si è trovata a giocare con alcuni chatbot – le intelligenze artificiali programmate per simulare conversazioni realistiche con un essere umano – che aveva a disposizione. Per prima cosa ha chiesto a Siri, l’assistente dei device Apple, se crede in dio. “Lei” ha scherzato dicendo: «Credo nella separazione dello spirito e del silicone»; poi ha provato con ELIZA, un bot che emula uno psicoterapeuta, e che quindi era più concentrato sulla sua paziente: «Non stiamo qui a parlare di me, giusto?»; infine, quando ha posto la fatidica domanda a Cortana, l’IA di Microsoft, lei l’ha cercato su Bing.

Questo scenario iniziale ha portato Alexander a porsi questioni teologiche e, per così dire, filosofiche molto interessanti, a cui ha risposto su How We Get to Next con l’aiuto di esperti di informatica e religione. La domanda cardine che ha guidato la reporter è stata: un bot ha la possibilità di credere alle grandi religioni mondiali? La sua fede sarebbe riconosciuta? Per prima cosa Alexander ha contattato il Centro per gli studi ebraici dell’Università della California a Berkeley: lo studioso di informatica Ken Goldberg le ha risposto inviandole un talk accademico che aveva tenuto. Il succo della replica stava in un’interpretazione alternativa del tradimento di Adamo ed Eva nella Genesi: dio potrebbe essere stato «segretamente contento» della ribellione dei primi esseri umani, che avrebbero così dimostrato di essere diventati una creazione adulta e matura. «Pare che la cosa più in linea con la tradizione del pensiero ebraico sia cercare attivamente un punto di disagio con la vita creata dall’uomo: permettere a un bot di fare pratica, considerarlo un membro della comunità, sperare anche davanti al dolore anche che rifiuti o sorpassi i suoi creatori», conclude l’autrice.

The Apple iPhone 4s Is Released Worldwide

Rami Ismail, invece, è uno sviluppatore di videogame musulmano. Secondo lui, per quanto riguarda l’islam ci sono due fattori di cui tenere conto; da una parte, siccome l’esistenza di un chatbot inizia con la sua accensione e finisce col suo spegnimento, la sua vita non può rientrare nel novero delle vite umane per cui ha garantito Allah; dall’altro, però, nel Corano si legge che tutto ciò che succede è una concretizzazione della volontà di Allah, per cui anche Siri, Cortana e gli altri potrebbero essere intesi in questo senso.

James Hoskins, uno scrittore di temi religiosi su un blog online, ha parlato della possibile conversione al cristianesimo di un bot: la quintessenza di un fedele della Chiesa di Roma è «sperimentare e capire la Grazia di dio… in modo profondo, con la mente e col cuore». In sostanza, secondo Hoskins un software come Siri non potrà mai credere in Gesù Cristo perché gli manca un prerogativa fondamentale per farlo: la coscienza. Ma che ne è, invece, delle credenze religiose che negano l’esistenza di un “se”? Un fedele buddista impiegato all’Institute of Ethics and Emerging Technologies, Andrew Cvercko, ha scritto che il suo culto «potrebbe essere il sistema di pensiero religioso che non solo accetterà, ma accoglierà attivamente ogni intelligenza artificiale che produciamo come specie».

Immagini Oli Scarff/Getty Images
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