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01:28 sabato 12 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

Un bot può credere in dio?

25 Maggio 2016

La giornalista Leigh Alexander, cresciuta in una famiglia di religione ebraica, un giorno si è trovata a giocare con alcuni chatbot – le intelligenze artificiali programmate per simulare conversazioni realistiche con un essere umano – che aveva a disposizione. Per prima cosa ha chiesto a Siri, l’assistente dei device Apple, se crede in dio. “Lei” ha scherzato dicendo: «Credo nella separazione dello spirito e del silicone»; poi ha provato con ELIZA, un bot che emula uno psicoterapeuta, e che quindi era più concentrato sulla sua paziente: «Non stiamo qui a parlare di me, giusto?»; infine, quando ha posto la fatidica domanda a Cortana, l’IA di Microsoft, lei l’ha cercato su Bing.

Questo scenario iniziale ha portato Alexander a porsi questioni teologiche e, per così dire, filosofiche molto interessanti, a cui ha risposto su How We Get to Next con l’aiuto di esperti di informatica e religione. La domanda cardine che ha guidato la reporter è stata: un bot ha la possibilità di credere alle grandi religioni mondiali? La sua fede sarebbe riconosciuta? Per prima cosa Alexander ha contattato il Centro per gli studi ebraici dell’Università della California a Berkeley: lo studioso di informatica Ken Goldberg le ha risposto inviandole un talk accademico che aveva tenuto. Il succo della replica stava in un’interpretazione alternativa del tradimento di Adamo ed Eva nella Genesi: dio potrebbe essere stato «segretamente contento» della ribellione dei primi esseri umani, che avrebbero così dimostrato di essere diventati una creazione adulta e matura. «Pare che la cosa più in linea con la tradizione del pensiero ebraico sia cercare attivamente un punto di disagio con la vita creata dall’uomo: permettere a un bot di fare pratica, considerarlo un membro della comunità, sperare anche davanti al dolore anche che rifiuti o sorpassi i suoi creatori», conclude l’autrice.

The Apple iPhone 4s Is Released Worldwide

Rami Ismail, invece, è uno sviluppatore di videogame musulmano. Secondo lui, per quanto riguarda l’islam ci sono due fattori di cui tenere conto; da una parte, siccome l’esistenza di un chatbot inizia con la sua accensione e finisce col suo spegnimento, la sua vita non può rientrare nel novero delle vite umane per cui ha garantito Allah; dall’altro, però, nel Corano si legge che tutto ciò che succede è una concretizzazione della volontà di Allah, per cui anche Siri, Cortana e gli altri potrebbero essere intesi in questo senso.

James Hoskins, uno scrittore di temi religiosi su un blog online, ha parlato della possibile conversione al cristianesimo di un bot: la quintessenza di un fedele della Chiesa di Roma è «sperimentare e capire la Grazia di dio… in modo profondo, con la mente e col cuore». In sostanza, secondo Hoskins un software come Siri non potrà mai credere in Gesù Cristo perché gli manca un prerogativa fondamentale per farlo: la coscienza. Ma che ne è, invece, delle credenze religiose che negano l’esistenza di un “se”? Un fedele buddista impiegato all’Institute of Ethics and Emerging Technologies, Andrew Cvercko, ha scritto che il suo culto «potrebbe essere il sistema di pensiero religioso che non solo accetterà, ma accoglierà attivamente ogni intelligenza artificiale che produciamo come specie».

Immagini Oli Scarff/Getty Images
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