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È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.

In Uganda hanno deciso che l’unico modo per avere elezioni regolari e pacifiche è chiudere internet

In tutto il Paese è impossibile connettersi già da martedì 13 gennaio e sarà così fino alla chiusura delle urne, prevista per la sera del 15.

14 Gennaio 2026

L’equivalente ugandese della nostra Agcom ha intimato a tutti i provider di interrompere la fornitura di servizi internet in vista delle elezioni politiche che si terranno giovedì 15 gennaio. La decisione è stata definita necessaria per garantire la pubblica sicurezza e per assicurare che le elezioni non siano inquinate «da informazioni false e/o tendenziose diffuse su internet». Secondo l’Agcom ugandese, se internet non venisse spenta ci sarebbe il rischio di «istigazione alla violenza» e di violenze vere e proprie. Neanche un mese fa, l’Uganda Communications Commision – questo il nome dell’ente regolatore – aveva assicurato che le indiscrezioni giornalistiche che prevedevano lo spegnimento di internet in tutto il Paese in vista delle elezioni erano solo quello, «voci e nulla più» e che, anzi, l’impegno dell’Ucc sarebbe stato quello di garantire, proprio nel periodo delle elezioni, l’accesso a internet per tutti i cittadini elettori.

Nella lettera con cui i membri dell’agenzia spiegano la loro decisione si legge che è tutto necessario per «garantire la pace, proteggere la coesione nazionale ed evitare l’abuso delle piattaforme in un momento così delicato per il Paese». Lo spegnimento di internet è stato immediato: già dalle 18 di martedì 13 per la stragrandissima maggioranza della popolazione era impossibile navigare, poche eccezioni sono state fatte per infrastrutture fondamentali e attività economiche rilevanti. Gli unici strumenti di comunicazione, a parte le care vecchie parole scritte e parlate, rimasti in Uganda al momento sono le telefonate e gli sms. E sarà così almeno fino alla chiusura delle urne, ma potrebbe andare pure peggio, la storia recente del Paese insegna. Nel 2021, infatti, tre mesi prima delle elezioni politiche, l’arresto di uno dei leader dell’opposizione Robert Kyagulanyi (con l’abbastanza pretestuosa scusa di non aver rispettato le restrizioni anti Covid) portò a grandi proteste e a una violenta repressione in cui morirono 54 persone.

Kyagulanyi, noto con il nomignolo di Bobi Wine, è uno dei sette candidati di questa nuova tornata elettorale e ha anche protestato pubblicamente contro la decisione di spegnere internet nel Paese, pubblicando la lettera dell’Ucc su X e invitando i suoi elettori a scaricare una app che permetterà loro di continuare a comunicare usando il bluetooth invece della connessione internet. Il principale avversario di Kyagulanyi è l’immarcescibile Yoweri Museveni, 81 anni, al potere da quando ne aveva 40. Di elezioni senza internet lui ne ha “vinte” diverse e, si capisce, ne vuole vincere almeno un’altra ancora.

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