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17:20 giovedì 11 giugno 2026
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary ma non trova mai il momento giusto per girarlo La sceneggiatura è finita, si tratta "solo" di far partire la produzione. Ma a quanto pare, proprio non trova il tempo.
Thomas Bangalter dei Daft Punk ha pubblicato online un set in cui suona tutte le sue canzoni preferite Lo ha fatto per The Lot Radio, radio di Brooklyn, che ha messo tutto il set online, gratuitamente. Bangalter aveva annunciato nulla, si è semplicemente messo in postazione e ha iniziato a suonare.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.

Oggi è il giorno in cui Twitter diventa X

24 Luglio 2023

Larry the Bird è morto, viva Larry the Bird. A dare la notizia della dipartita dell’amato uccellino azzurro, logo di Twitter dal 2006, anno di nascita del social, è stato l’ex Ceo ma sempre Chief Twit Elon Musk. Domenica 23 luglio Musk ha annunciato che «presto diremo addio al brand Twitter e, piano piano, a tutti gli uccelli». Con piano piano intendeva meno di 24 ore: già questa mattina il logo del social un tempo noto come Twitter è cambiato, ora al posto di Larry the Bird – l’uccellino azzurro si chiamava così e sì, il nome era un omaggio a Larry Bird – c’è una X stilizzata. La trasformazione è appena iniziata e proseguirà nei prossimi giorni, settimane, mesi, come spiegato sia da Musk che dalla Ceo di Twitter, Linda Yaccarino. Per il momento, oltre al cambio di logo, sappiamo che adesso il dominio X.com rimanda a twitter.com. «Questo cambiamento non ha limiti. X sarà la piattaforma che fornirà ai suoi utenti… Tutto», ha scritto Yaccarino.

Gli esperti e gli insider sapevano che prima o poi sarebbe successo. Ad aprile Musk aveva cambiato il nome della parent company di Twitter in X Holdings Corp., chiaro presagio di quello che sarebbe successo e che infatti è successo. Rientra tutto nel progetto – ambizioso secondo alcuni, megalomane secondo altri – di Musk di creare l’equivalente tech della pietra filosofale: la cosiddetta everything app, l’applicazione capace di soddisfare tutte le necessità di qualunque utente in qualsiasi momento. Il primo passo, sembra, sia avvicinare il più possibile X alla cinese WeChat, unendo le funzioni di un social media e di uno strumento per i pagamenti elettronici. C’è da capire come questa operazione di rebranding verrà accolta dagli utenti dell’ex Twitter: nel corso degli anni twittare e tweet sono diventati verbo e sostantivo parte del dizionario condiviso dell’umanità, difficile immaginare degli equivalenti che comprendano l’impiego della lettera X. Difficile anche immaginare che qualcuno decida di usarli, anche qualora dovessero prima o poi venir fuori.

Forse dovremmo essere stupiti dall’impulsività della decisione di Musk, ma forse dovremmo anche ricordarci che parliamo dell’uomo che ha speso 44 miliardi di dollari per comprare il suo social preferito e, a distanza di sei mesi, ancora nessuno ha capito perché e per farci cosa (a parte licenziare buona parte del personale, revocare lo smart working, introdurre un abbonamento che permette a chiunque di avere una spunta blu e dimezzare il valore della sua stessa azienda). Seguendo questa strategia della coerenza e della chiarezza, Musk ha spiegato che la decisione di cambiare il logo in X viene dalla necessità – sua, evidentemente – di dare al suo social un simbolo che «racchiudesse tutte le imperfezioni che ci rendono unici». A chi non viene in mente una X, quando si pensa alle imperfezioni che ci rendono unici, d’altronde. Poi Musk ha poi ammesso anche una sua predilezione per la X: ha chiamato così anche un modello di Tesla, per esempio. «Non so quale sottile indizio ve lo abbia fatto capire, ma mi piace la lettera X», ha scritto.

Quello che non si capisce è se il cambiamento sarà definitivo o meno, se ci saranno modifiche o no. È possibile che la decisione finale arrivi con uno strumento un tempo amatissimo da Musk e che ultimamente ha un po’ messo da parte: il sondaggio, secondo lui la versione social del referendum democratico, la prova che la perfetta agorà esiste e si chiama Twitter. Almeno, si chiamava così fino a oggi, il giorno X.

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