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17:15 lunedì 8 giugno 2026
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.

Oggi è il giorno in cui Twitter diventa X

24 Luglio 2023

Larry the Bird è morto, viva Larry the Bird. A dare la notizia della dipartita dell’amato uccellino azzurro, logo di Twitter dal 2006, anno di nascita del social, è stato l’ex Ceo ma sempre Chief Twit Elon Musk. Domenica 23 luglio Musk ha annunciato che «presto diremo addio al brand Twitter e, piano piano, a tutti gli uccelli». Con piano piano intendeva meno di 24 ore: già questa mattina il logo del social un tempo noto come Twitter è cambiato, ora al posto di Larry the Bird – l’uccellino azzurro si chiamava così e sì, il nome era un omaggio a Larry Bird – c’è una X stilizzata. La trasformazione è appena iniziata e proseguirà nei prossimi giorni, settimane, mesi, come spiegato sia da Musk che dalla Ceo di Twitter, Linda Yaccarino. Per il momento, oltre al cambio di logo, sappiamo che adesso il dominio X.com rimanda a twitter.com. «Questo cambiamento non ha limiti. X sarà la piattaforma che fornirà ai suoi utenti… Tutto», ha scritto Yaccarino.

Gli esperti e gli insider sapevano che prima o poi sarebbe successo. Ad aprile Musk aveva cambiato il nome della parent company di Twitter in X Holdings Corp., chiaro presagio di quello che sarebbe successo e che infatti è successo. Rientra tutto nel progetto – ambizioso secondo alcuni, megalomane secondo altri – di Musk di creare l’equivalente tech della pietra filosofale: la cosiddetta everything app, l’applicazione capace di soddisfare tutte le necessità di qualunque utente in qualsiasi momento. Il primo passo, sembra, sia avvicinare il più possibile X alla cinese WeChat, unendo le funzioni di un social media e di uno strumento per i pagamenti elettronici. C’è da capire come questa operazione di rebranding verrà accolta dagli utenti dell’ex Twitter: nel corso degli anni twittare e tweet sono diventati verbo e sostantivo parte del dizionario condiviso dell’umanità, difficile immaginare degli equivalenti che comprendano l’impiego della lettera X. Difficile anche immaginare che qualcuno decida di usarli, anche qualora dovessero prima o poi venir fuori.

Forse dovremmo essere stupiti dall’impulsività della decisione di Musk, ma forse dovremmo anche ricordarci che parliamo dell’uomo che ha speso 44 miliardi di dollari per comprare il suo social preferito e, a distanza di sei mesi, ancora nessuno ha capito perché e per farci cosa (a parte licenziare buona parte del personale, revocare lo smart working, introdurre un abbonamento che permette a chiunque di avere una spunta blu e dimezzare il valore della sua stessa azienda). Seguendo questa strategia della coerenza e della chiarezza, Musk ha spiegato che la decisione di cambiare il logo in X viene dalla necessità – sua, evidentemente – di dare al suo social un simbolo che «racchiudesse tutte le imperfezioni che ci rendono unici». A chi non viene in mente una X, quando si pensa alle imperfezioni che ci rendono unici, d’altronde. Poi Musk ha poi ammesso anche una sua predilezione per la X: ha chiamato così anche un modello di Tesla, per esempio. «Non so quale sottile indizio ve lo abbia fatto capire, ma mi piace la lettera X», ha scritto.

Quello che non si capisce è se il cambiamento sarà definitivo o meno, se ci saranno modifiche o no. È possibile che la decisione finale arrivi con uno strumento un tempo amatissimo da Musk e che ultimamente ha un po’ messo da parte: il sondaggio, secondo lui la versione social del referendum democratico, la prova che la perfetta agorà esiste e si chiama Twitter. Almeno, si chiamava così fino a oggi, il giorno X.

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