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03:22 domenica 19 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Se gruppi Facebook come “Mia Moglie”, in cui uomini pubblicano foto delle compagne senza il loro consenso, rimangono aperti è anche per colpa dell’AI

Se ne sta parlando moltissimo dopo la denuncia della scrittrice Carolina Capria: il gruppo, a cui erano iscritti 32 mila uomini, è rimasto aperto e pubblico per 6 anni, sfuggendo a ogni moderazione.

20 Agosto 2025

Aggiornamento delle 14 di mercoledì 20 agosto
Il gruppo “Mia moglie” è stato chiuso, «Abbiamo rimosso il Gruppo Facebook Mia Moglie per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti. Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme. Se veniamo a conoscenza di contenuti che incitano o sostengono lo stupro, possiamo disabilitare i gruppi e gli account che li pubblicano e condividere queste informazioni con le forze dell’ordine», si legge nel comunicato diffuso da Meta.

Non c’è niente di nuovo nella storia di “Mia moglie”, famigerato gruppo Facebook che in tanti hanno avuto il dispiacere di scoprire in queste ore grazie alla denuncia su Instagram della scrittrice Carolina Capria, ripresa poi da un articolo di VDnews e successivamente da molti altri (Ansa, Sky, Fanpage, La Stampa tra gli altri). Uomini che fotografano di nascosto le loro compagne, pubblicano queste foto su un gruppo Facebook – aperto, pubblico – senza alcun consenso e lasciano che altri uomini le commentino con affermazioni che vanno dal disgustoso al violento. Non è una storia nuova, dicevamo, né una che invecchierà tanto presto, purtroppo. Proprio per questo viene da chiedersi: perché continua a succedere? Com’è possibile che le piattaforme, in questo caso Facebook, quindi Meta, non riescano a trovare una soluzione al problema? Ancora una volta, “Mia moglie” è un gruppo aperto, pubblico, che esiste da sei anni.

La risposta ha a che vedere con cosa è e come si fa la moderazione dei contenuti oggi. Partiamo da un fatto, risaputo ma comunque da sottolineare: sui social media vengono pubblicati ogni giorno tantissimi contenuti illegali, nel senso di criminali, nel senso di penalmente perseguibili (violenti, pedopornografici, etc.) e che la maggior parte di questi contenuti non fanno in tempo ad arrivare agli utenti grazie al tempestivo intervento dei moderatori (sulle conseguenze psicologiche del mestiere di moderatore sono stati scritti tanti articoli, uno dei primi e più belli è questo di The Verge, dallo stupendo titolo “The Trauma Floor”). Ora, negli ultimi anni sono successe due cose che hanno reso ancora più difficile un compito già arduo come la moderazione dei contenuti sui social: le piattaforme hanno deciso di moderare meno, quindi di investire meno in personale addetto – i servizi di moderazione venivano spesso affidati ad aziende terze – e il compito è stato progressivamente ma velocemente tolto agli esseri umani e lasciato alle intelligenze artificiali.

Ricorderete le diverse affermazioni di Zuckerberg in fatto di moderazione dei contenuti delle piattaforme Meta: è da cambiare, cioè da allentare, per garantire la libertà d’espressione. Molti di questi cambiamenti sono avvenuti dopo l’elezione di Trump, momento in cui, sicuramente per un fortuito caso, Zuckerberg ha deciso di inaugurare questa nuova linea politica in fatto di moderazione. Tante persone che lavoravano in questo settore sono state licenziate e sostituite da una AI. Ora, perché questo è un problema, nei casi come quello del gruppo “Mia moglie”? Perché qualsiasi AI va addestrata ed è molto, molto difficile far capire a una AI che certi contenuti sono da moderare o da eliminare. L’AI riconosce facilmente immagini di nudo o di sesso, ma nel caso di “Mia moglie”, di immagini così ce ne sono pochissime: la maggior parte delle donne sono ritratte in momenti quotidiani, ignare di quello che il compagno sta facendo. Lo stesso discorso vale per i commenti alle fotografie: un essere umano capisce che, nel contesto di quel gruppo, un commento come «Da sfondare» è violento. Ma una macchina, per la quale quel contesto è molto più difficile da cogliere, quelle stesse parole costituiscono solo una preposizione e un verbo all’infinito: potrebbero riferirsi a una parete e non a una donna, non sono immediatamente riconoscibili come violente, a differenza di parole come “violentare” o “uccidere”, per esempio. E poi c’è la questione del consenso, fondamentale in tutti i casi come questo e in tutti i casi di violenza sulle donne: se i 32 mila uomini iscritti al gruppo “Mia moglie” sembrano incapaci di comprendere il concetto di consenso, come possiamo sperare che lo capisca una macchina, spesso addestrata, tra l’altro, fruendo i “contenuti” prodotti da quegli stessi uomini?

Questa la situazione, dunque. Al momento in cui scriviamo, il gruppo “Mia moglie” resta aperto e pubblico. È pieno di commenti indignati e disgustati di persone che lo hanno scoperto in queste ore, e di risposte sorprese e stizzite degli uomini che lo frequentavano da tempo (che nel frattempo hanno creato un nuovo gruppo, privato, da aggiungersi agli altri canali, sicuramente almeno uno Telegram, in cui scambiarsi foto). È stata sporta denuncia alla Polizia Postale e le autorità stanno indagando.

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