La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Twitter ha sospeso l’account che insultava i giocatori di Wordle
Wordle è il gioco-ossessione social del momento, ma è pur sempre un progetto personale, piccolo e semplice, che ha ottenuto un successo per il quale semplicemente non era stato pensato. La semplicità del gioco è il suo pregio principale ma, come si è scoperto in questi giorni, anche il suo peggior difetto. Josh Wardle, il creatore del gioco, non pensava che il suo gioco avrebbe riscosso un successo tale da attirare anche le attenzioni dei “burloni” dell’Internet. Probabilmente è per questo che non si è disturbato a dotare il codice del gioco di praticamente nessuna protezione: non pensava, mica, Wardle, che un giorno qualcuno avrebbe studiato quel codice, trovato al suo interno la lista delle parole segrete e usato quella lista per rovinare il gioco agli altri.
Il bot Twitter The Wordlinator (@wordlinator) alla fine è stato sospeso dal social media dopo le decine, centinaia, migliaia di segnalazioni che si sono viste in questi giorni. Il funzionamento del bot era piuttosto semplice: qualsiasi utente che pubblicasse il risultato della sua partita quotidiana a Wordle riceveva una notifica che segnalava l’arrivo di una risposta al tweet con i suddetti risultati, risposta che di solito conteneva una sequela di insulti e, soprattutto, la parola segreta del giorno successivo. Come scrive Mitchell Clark su The Verge, dimenticare di aver letto la parola segreta è uno sforzo futile: non è possibile, e quindi gioco rovinato, l’ultima risata tocca a The Wordlinator. O, meglio, toccava, data la sopraggiunta sospensione da parte di Twitter.
La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.