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12:42 sabato 15 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Tullio Pironti, una vita da farci un film

È morto a 84 anni l'editore napoletano che ha portato in Italia Don DeLillo e Bret Easton Ellis.

16 Settembre 2021

L’ultima volta che andai a trovare Tullio Pironti, c’era da celebrare i suoi ruggenti ottant’anni, lo trovai nel retro della sua gloriosa libreria, ospitata all’interno di uno storico edificio vanvitelliano che si affaccia su Piazza Dante, completamente assorto in una scorbutica partita di scacchi con un sedicente “principe del foro”. Terminata la sfida si scusò dell’attesa, mi prese sottobraccio, mi accompagnò fuori dalla libreria e forse colto da un principio di malinconia cominciò a raccontarmi meravigliose storie su antichi personaggi che un tempo bazzicavano la piazza cercando di tirare a campare. Come Fortunato, l’ambulante inventore della settimana corta (“lunedì riposo del personale”), o “maniella argiento”, il più abile borseggiatore napoletano. Lo chiamavano così perché si massaggiava le mani con la crema tutte le mattine e poi le faceva scivolare nelle tasche degli altri con una leggerezza indescrivibile. O. Come Maria ‘a longa, una morona che vendeva sigarette di contrabbando che si potevano ritirare direttamente dalla sua generosa scollatura. «Le chiamavano le sigarette cu’ ‘o sfizio. Era un’atra Napoli», sorrise, «oggi non esiste più».

Tullio Pironti quella città l’aveva conosciuta a fondo e per un periodo aveva anche provato a cambiarla, o meglio a influenzarla. Non solo con la storica libreria di famiglia ma con una bizzarra casa editrice che per almeno un quindicennio fu una delle realtà più sorprendenti nel panorama editoriale italiano del II dopoguerra, capace di muoversi con leggerezza tra testi di impegno civile e sorprendenti scoperte letterarie, come quella di Don de Lillo, è grazie a lui se abbiamo letto Rumore Bianco, o di Bret Easton Ellis, il giovane scrittore americano autore di Meno di zero.

Eppure non proveniva certo dal milieu della decantata borghesia intellettuale partenopea ma era uno dei tanti scugnizzi di via Tribunali, che non si era sforzato neanche di prendere la licenza media. Era per puro spirito di competizione che allora, giovanissimo, si era messo a tirare di boxe – frequentava la palestra Olimpia, nella strada più elegante della città – arrivando a essere inserito tra i venti migliori dilettanti d’Italia e diventando amico di un giovane e promettente triestino che si chiamava Nino Benvenuti. Raccontano che fosse un buon peso welter, tecnico e veloce, ma che nei suoi occhi si potesse scorgere l’ombra della paura. «Sapevo boxare, ma non volevo prendere cazzotti, per questo ho smesso. Avevo paura, ma non lo considero un difetto». Il titolo della sua autobiografia, che dovrebbe essere ripubblicata da Bompiani, andrebbe letta anche solo per il fenomenale titolo: Libri e cazzotti.

L’idea di fare l’editore nacque quasi per caso, nel 1972, quando un amico gli consigliò di raccogliere le corrispondenze dalle Olimpiadi di Monaco del giornalista Mimmo Carratelli. Ma la svolta arrivò nel 1979, grazie all’incontro con il giornalista Joe Marrazzo. «Lo incontrai in un ristorante di Piazza Dante, mi presentai e gli chiesi se era interessato a scrivere un libro su Raffaele Cutolo. Il giorno dopo, in una sala dell’Hotel Excelsior, gli diedi cinque milioni di anticipo e firmammo il contratto». Il Camorrista, uscito due anni più tardi, vendette oltre centomila copie. «A Joe Marrazzo devo tutto. È stato uno degli incontri fondamentali della mia vita».

L’altro fu quello con Fernanda Pivano. La scrittrice e traduttrice amica di Hemingway gli telefonò un giorno incuriosita di sapere chi fosse quello sconosciuto editore che era riuscito a conquistare i diritti di Bret Easton Ellis in un’asta telefonica battendo Mondadori. «Ma io non sapevo chi fosse la controparte. Mi dissero solo che oltre 50 milioni loro avrebbero dovuto riunire il consiglio di amministrazione, così con i soldi che avevo guadagnato in libreria con la scolastica ne offrii 51 e mi accaparrai il libro. La Pivano si divertì molto e mi regalò una prefazione di cinquanta pagine, che in realtà era una breve storia della letteratura americana». E fu sempre lei a suggerirgli, dopo una cena milanese, di comprare i diritti di Raymond Carver.

I sogni però non durano per sempre. La sua casa editrice non aveva uno straccio di strategia, navigava a vista, improvvisando, seguendo l’istinto del suo proprietario o i suggerimenti di amici, non sempre affidabili. Con qualche imprudenza di troppo. Come quando si precipitò nelle campagne bolognesi per acquistare, senza averla letto, la biografia di Licio Gelli, allora latitante. La mia Loggia, questo il titolo suggerito dal venerabile, si rivelò una bufala, una sorta di improbabile autodifesa, e Pironti si rifiutò di pubblicarla. Ma quando uscì sui giornali la notizia che l’editore napoletano aveva comprato i diritti del manoscritto del fondatore della P2 il giudice Sica accorse immediatamente in libreria per sequestrare il manoscritto. Anche con Giulio Andreotti non funzionò. «Lo andai a trovare a palazzo Giustiniani», ricordò una volta, «avevo già in mente il titolo, Lo giuro sul mio onore, ma lui mi propose di pubblicare un libro scritto dai suoi legali. Che noia, me ne andai sconsolato».

Probabilmente con il passare degli anni si era anche un po’ stancato di fare l’editore, una volta terminata la spinta competitiva. «Ho sempre mancato l’ultimo traguardo», ha scritto nell’ultima pagina della sua autobiografia. Ma non era un vero rimpianto. Più che altro una riflessione sul tempo che passa. Di certo si sentiva amareggiato per non aver mai trovato un vero supporto da parte delle istituzioni. La voglia di fare il libraio invece, quella non gli è mai passata. Fosse nato in qualche quartiere del Queens da una famiglia di emigranti invece che a spaccanapoli, ci sarebbe già stata la corsa a trasformare la sua storia in una leggendaria epopea. Una roba alla Sergio Leone. Come dice Noodles, uno dei più grandi perdenti della storia del cinema, all’inizio di C’era una volta in America: «I vincenti si riconoscono alla partenza». Giuseppe Tornatore una volta disse a Pironti che gli sarebbe piaciuto fare un film sulla sua vita, ma poi come spesso accade non se ne fece più nulla. Chissà che non sia giunto il momento per ripensarci.

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