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C’è un video in cui si vede un altro violento scontro tra gli agenti Ice e Alex Pretti avvenuto 11 giorni prima della sua morte Tre nuovi video rivelano che Pretti era già stato aggredito e ferito da agenti ICE, in uno scontro molto simile a quello in cui poi ha perso la vita.
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.

Trainwreck: Woodstock ’99, un documentario bellissimo su un festival disastroso

Nell'estate del ritorno degli eventi musicali, Netflix racconta quello più schifoso di sempre, tra l'esibizione da brivido dei Limp Bizkit, le molestie subite dal pubblico femminile e la sommossa finale.

05 Agosto 2022

Il discorso con cui Fred Durst dei Limp Bizkit, nel pomeriggio della seconda giornata di Woodstock ’99, inizia a scatenare la violenza nel pubblico, ricorda un po’ “Break My Soul” di Beyoncé. Nel 2022 lei dice di lasciar uscire lo stress, liberarci dal nostro lavoro, eccetera. Nel 1999, sul palco del festival, Durst fa un appello a tutti gli underdog che lo riconoscevano come uno di loro: «Avete problemi con le ragazze? Coi genitori? Con il vostro capo? Con il vostro lavoro? Ora voglio che prendiate tutte queste energie negative… e le facciate uscire dal vostro corpo». Proporre un esperimento del genere a una folla di 250 mila persone composte per lo più da frat boy ubriachi e strafatti, cresciuti a pane, American Pie e Fight Club sarebbe sembrata una pessima idea a chiunque, ma tra le tante qualità di Durst non sembra esserci la razionalità. La scena che descrive il crescendo con cui i Limp Bizkit hanno fomentato la folla è tra le migliori delle ottime tre ore di film che compongono Trainwreck: Woodstock ’99, non soltanto il racconto alla Fyre Festival (protagonista di un altro documentario Netflix) di un grosso evento andato male, ma una storia di rabbia, delusione e violenza generazionale. Il disastro di Woodstock ’99 si presta a un’analisi ben più approfondita e tragica, mettendo il luce la differenza tra la generazione (e i valori, la musica, l’estetica) del 1969 e quella del 1999.

Woodstock ’99 si è tenuto dal 22 luglio al 25 luglio 1999 a Rome, New York (per la gioia dei giornalisti, che quando tutto andò in fiamme poterono titolare “Roma brucia”). Dopo Woodstock ’94 (fallimento trascurabile), è stato il secondo festival musicale su larga scala che ha tentato di emulare l’originale festival di Woodstock. Il documentario mostra materiale d’archivio sia del 1969 che del 1999. Se nella prima edizione tutti sono oggettivamente bellissimi, vestiti (o svestiti) da dio, sorridenti e rilassati, immersi nella natura, nella seconda sembrano dei mostri: ragazzini senza maglietta emettono grida animalesche, ragazze con le tette rifatte ballano completamente nude tra le tende circondate di immondizia, corpi che si rotolano nel fango (non proprio fango) nell’area dei bagni chimici. Perché il primo grande problema di Woodstock ’99 fu la location: un’immensa base militare che già da subito avrebbe dovuto far capire che dell’originale restava ben poco, nonostante le presunte buone intenzioni di Michael Lang, organizzatore della prima edizione, che diceva di voler rifare Woodstock per i suoi figli adolescenti e sensibilizzare i giovani al problema delle armi (ad aprile c’era stato Columbine) ricordando loro il valore e il potere della controcultura.

Le distese di compensato montate intorno all’area tipo muro e pitturate con i colori dell’arcobaleno non riuscivano a dissimulare la realtà: al posto delle verdi colline, infinite distese di cemento senza un briciolo d’ombra. Al posto della libera condivisione, bottigliette d’acqua vendute a 4 dollari l’una (saliti a 7 l’ultimo giorno) e code di mezz’ora per le fontane (di acqua non potabile, si scoprirà poi). Ma soprattutto, al posto della musica hippie-dippie del ’69, l’hard rock di fine anni Novanta: Korn, Limp Bitzkit, Rage Against The Machine (durante la sommossa della terza notte la massa impazzita iniziò a cantare “Killing in the Name”, «Fuck you, I won’t do what you tell me»). Le riprese del pogo fanno venire i brividi: viene da chiedersi come sia possibile che lì in mezzo nessuno sia rimasto ucciso. La security era totalmente inadeguata: per non collaborare con la polizia di Stato o con il governo, erano stati ingaggiati ragazzi senza nessuna formazione professionale, pagati 500 dollari per 3 giorni di festival. Non erano armati, ovviamente, si chiamavano “ronda della pace” e cazzeggiavano tutto il tempo, facendosi foto con le ragazze nude. Ragazze nude che, ovviamente, hanno subito qualsiasi tipo di molestia, dalle ovvie palpate durante i concerti (chi di noi non è stata vittima?) fino agli stupri che sono stati denunciati nei giorni successivi (uno scoperto quasi in diretta, dentro al furgone che fece irruzione durante il set di Fatboy Slim, altra scena agghiacciante). Nell’hangar dove si tenevano i rave post-concerto che duravano tutta la notte non c’era nessun controllo: migliaia di ragazzi e ragazze, ubriachissimi e fattissimi, scopavano ovunque. La mancanza di sicurezza rendeva il confine tra consenso e violenza, già molto sottile in stati di alterazione mentale, ancora più ingestibile. Ed è su questo aspetto, forse il più oscuro – ancora più del delirio esploso l’ultima notte, durante la quale una massa di maschi incazzati per via della pessima organizzazione del festival ha distrutto e incendiato tutto, sotto lo sguardo divertito dei Red Hot Chili Peppers e del pene ballonzolante di Flea – , che si conclude il documentario, con Jonathan Davis, il leader dei Korn, che ricorda come le ragazze avrebbero il diritto di divertirsi nello stesso modo in cui si divertono i maschi.

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