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13:36 venerdì 13 febbraio 2026
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Gli agenti dell’ICE si stanno lamentando su Reddit perché non gli arriva lo stipendio e non hanno l’assicurazione Il subreddit r/ICE_ERO è diventato uno sfogatoio per gli agenti dell'ICE, che a quanto pare hanno molto da dire su retribuzione e benefit.
Su YouTube si terrà una maratona dedicata a Umberto Eco, per festeggiare la fine dei 10 anni di silenzio su di lui chiesti dallo scrittore nel suo testamento L'evento si terrà in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, con inizio alle 12 del 18 febbraio, ora italiana.
Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Perché conoscere in dettaglio i cluster può essere il modo migliore per contenere la pandemia

27 Ottobre 2020

Negli ultimi mesi, il Covid-19 ha mostrato come una piccola percentuale di persone possa essere responsabile di una grande quantità di infezioni, e che allo stesso tempo molti non contagiano affatto. Nei dormitori, ristoranti, navi, case di cura, ospedali, carceri, il virus ha dimostrato di essere particolarmente incline ad attaccare gruppi di persone strettamente connessi e vicini. Su Science a maggio, il corrispondente tedesco Kai Kupferchimdt spiegava che una simile caratteristica poteva suggerire agli esperti i luoghi da monitorare più strettamente (il tutto sta nell’arrivare per tempo, prevedendo prima il fattore di rischio legato ad alcune situazioni). Di questo fattore di dispersione, il “fattore k” come l’hanno chiamato gli scienziati, che descrive quanto una malattia si aggrega in gruppi detti in inglese “cluster” (più basso è il k, più la trasmissione viene da un piccolo numero di persone), è tornato a parlare El País, in relazione alle nuove chiusure che si stanno applicando in Europa.

La verità «è che in Spagna la stragrande maggioranza dei casi di Covid-19 non è stata collegata a nessun evento o focolaio noto», scrive il giornale. Alcune ricerche come quella della London School of Hygiene & Tropical Medicine, o un recente studio pubblicato su Nature, indicano che pochi eventi (come un coro, o una riunione aziendale scarsamente ventilata) e poche persone malate (magari persone con un’elevata carica virale) sono responsabili di gran parte delle infezioni. Si stima che l’80 per cento delle trasmissioni sia prodotto solo dal 10 per cento al 20 per cento dei casi.

Sempre più studi quindi sottolineerebbero l’importanza dei cluster, ovvero dei gruppi di persone da cui hanno origine i contagi, piuttosto che dei luoghi idealmente deputati all’assembramento. Se si riuscisse a conoscere la natura di questi gruppi di persone, la motivazione della loro contagiosità, scrive El País, si potrebbe forse combattere la pandemia in un modo diverso: evitando di chiudere locali indistintamente, ma conoscendo meglio i focolai e proponendo quindi un altro modo per monitorare i casi, «due cose che la Spagna e parte dell’Europa non sta facendo».

Il Giappone, per esempio, è uno dei Paesi che ha concentrato la propria strategia sull’identificazione dettagliata di ciascun cluster. Ha avuto alti e bassi sulla sua curva, ma il peggior “picco” di casi confermati sarebbe simile al periodo più mite dell’epidemia in Spagna. «Con tutti questi problemi di tracciamento, il massimo che si può fare è confermare idealmente che c’è maggior trasmissione nelle case, nei ristoranti, negli uffici con le finestre chiuse, senza però essere davvero in grado di quantificare l’importanza relativa di ciascuna fonte di trasmissione», afferma Miguel Hernán, professore di epidemiologia all’Università di Harvard. «Un buon sistema di tracciamento sarebbe uno dei migliori investimenti economici per sapere quali attività siano più o meno sicure. Così da non vietarle tutte».

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