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La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.
Meryl Streep interpreterà Joni Mitchell nel biopic sulla cantautrice diretto da Cameron Crowe Potrebbe non essere l'unica interprete, però: secondo le indiscrezioni, nel film, sempre nella parte di Joni Mitchell, ci sarà anche Anya Taylor-Joy.
Dagli Epstein Files è spuntata una inquietante intervista a Epstein che non si sa da chi sia stata fatta, quando e perché A un certo punto l'intervistatore chiede a un interdetto Epstein: «Lei è il diavolo in persona?». E lui risponde pure.

La migliore biografia di Tina Turner è il documentario Hbo Tina

25 Maggio 2023

«Come si fa a ritirarsi con discrezione, a sparire e basta?», chiedeva e si chiedeva Tina Turner in Tina, il documentario Hbo del 2021 che tanti, dopo la notizia della sua morte, stanno invitando a vedere descrivendolo come la sua migliore biografia. “Anche se conoscete la storia di Tina Turner, dovreste comunque guardare Tina“, è il titolo di una bellissima recensione pubblicata da Vulture nel marzo del 2021 e riproposta in queste ore come ultimo omaggio alla Queen of Rock and Roll. Come scrive Jen Chaney nel suo pezzo, la storia di Turner è stata raccontata tante volte: in una famosissima intervista a People del 1981, in cui raccontava le violenze subite nei sedici anni di matrimonio con Ike Turner; nell’autobiografia I, Tina, e poi nel film che da quel libro fu tratto, What’s Love Got to Do With It (a interpretate Turner in quel film era Angela Bassett, una delle prime a omaggiarla con una dichiarazione a Variety: «Come si può dire addio a una donna che è diventata la padrona del suo dolore e dei suoi traumi e li ha usati per cambiare il mondo?»). Ma il documentario Hbo resta il miglior racconto della vita e della carriera di Turner: perché è lei a raccontare se stessa, «guardando dritta nelle cinepresa».

Quasi metà del film racconta il matrimonio con Ike Turner, dal quale Turner scappò all’inizio degli anni Ottanta. Scappò in senso letterale: lasciò il marito in una stanza di un albergo di Dallas e si mise a correre in mezzo al traffico pur di allontanarsi da lui. I registi Dan Lindsay and T.J. Martin si soffermano anche sulle conseguenze che quegli anni di violenza ebbero sul corpo e sulla mente di Turner: i lividi, le insicurezze, la dipendenza dai sonniferi. L’altra metà del documentario, però, mostra tutto quello che Tina Turner ha rappresentato da quel momento in poi: «quando alla fine degli anni Ottanta saliva sul palco e cantava “What’s Love Got to Do With It” davanti a folle che sembravano infinite, era un’immagine di gioia pura, aveva due gambe così potenti che sembravano in grado di fermare il traffico. Anzi, di fermare il tempo, se solo lei avesse voluto», si dice nel film. La cosa che rende Tina diverso da tutti gli altri racconti di Turner è che in esso coesistono le due parti fondamentali della sua vita: la tragedia e il trionfo. Nel film, Turner spiega di aver sempre sofferto perché convinta che non ci fosse nessuno al mondo che la amasse. Era stata abbandonata dai suoi genitori, torturata dal marito, rimasta sola a chiedersi: «Cos’ho che non va? Ho vissuto tantissimi dolori, cazzo. Li ho analizzati. Mi sono guardata allo specchio, struccata, e mi sono chiesta “Possibile che non ci sia nessuno che trovi della bellezza in questa donna?”».

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La risposta a questa domanda, come spesso capita nella vicenda umana, è arrivata alla fine. In queste ore, ovviamente, sono tantissime le persone che stanno ricordando Tina Turner. Angel Bassett, come detto, che interpretando lei ottenne la sua prima nomination agli Oscar. Beyoncé, che l’ha definita «la sua regina». Oprah Winfrey, che su Instagram ha raccontato di come la sua vita sia stata definita dal suo rapporto con Turner: prima fan, poi groupie, infine amica. George Miller ha raccontato al Guardian come è stato lavorare con Turner sul set di Mad Max oltre la sfera del tuono. E poi Mick Jagger, Diana Ross, Viola Davis, Magic Johnson (c’è un pezzo di Variety che li raccoglie tutti). Anche Michelle e Barack Obama, che in un comunicato stampa l’hanno definita «Potente. Inarrestabile. Sempre e comunque, senza vergogna, se stessa. Ha raccontato e cantato la sua verità nella gioia e nel dolore, nel trionfo e nella tragedia».

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