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21:48 giovedì 16 aprile 2026
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.
In Germania hanno lanciato un motore di ricerca che serve a scoprire se i propri parenti erano dei nazisti Lo ha realizzato il Die Zeit in collaborazione con l'Archivio federale nazionale: contiene 10,2 di tessere di iscritti al Partito nazionalsocialista.
Sembra che Zohran Mamdani e Rama Duwaji non parteciperanno al Met Gala di Anna Wintour pagato da Jeff Bezos Secondo le prime indiscrezioni, Mamdani e consorte avrebbero rifiutato l'invito all'evento perché finanziato dal miliardario.
Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.

Anche i TikToker provano nostalgia

Alcuni trend sulla piattaforma rivelano un desiderio della generazione Z di ritornare a un passato recentissimo.

28 Giugno 2021

Se vi è capitato di frequentare TikTok nelle ultime settimane, capisco il vostro sconforto. Avete aperto l’app, fatto “skip” sulla pubblicità aspettando nel frattempo di venire sommersi da contenuti scemi e spassosi per dimenticare tutte le foto esteticamente perfette scrollate su Instagram. E invece non è andata proprio così. Niente più balletti, i nuovi video di TikTok sono tristi, malinconici, davvero strani. Se prima venivano manifestati incantesimi davanti a cristalli e candele, ora si manifesta la nostalgia per il passato, consigli per sopravvivere al presente, insomma è diventato una sessione di terapia di gruppo. Ma come fa una generazione che in media ha circa 17 anni ad avere nostalgia di qualcosa? E di quale tempo esattamente prova nostalgia, di quando aveva dieci anni e guardava i cartoni? Sì, più o meno: «Ti sblocco un ricordo», dicono.

C’è un trend che va molto, si chiama #AdultSwim, ha quasi quattro miliardi di visualizzazioni ed è un ottimo punto di partenza per spiegare che cosa sta succedendo ai nostri zoomer. Ad accompagnarlo è la canzoncina che fa «running away is easy, it’s the leaving that’s hard», giocando sull’assonanza con “living”: vivere è difficile, alla faccia del solito testo di Olivia Rodrigo. Ci sono ragazzi che studiano di notte, che passano l’aspirapolvere sulla moquette, che fanno lavoracci, niente di più deprimente. In sovraimpressione delle frasi aspirazionali stile Tumblr, come «quando tocchi il fondo, dopo puoi solo risalire», oppure «troverai il tuo posto nel mondo». Dopo una transizione cinematografica chiamata “bump”, i video si concludono con la scritta “[as]”, che sta appunto per Adult Swim.

@thouxanban.jayy

yes i was soaked☔️ #adultswim #4u #night

♬ Running Away – VANO 3000 & BADBADNOTGOOD & Samuel T. Herring

È stato visto da quasi 15 milioni di utenti il video della ragazza che dice «non dimenticarti di prendere la pillola anticoncezionale, che poi finisci a guardare Cartoon Network», una specie di metatesto perché Adult Swim è il blocco di programmazione notturna che dal 2001 va in onda proprio su quel canale per bambini. Prodotti da Adult Swim sono Rick & Morty e American Dad, cartoni animati sì, ma violenti o difficili, per adulti. Quando iniziava la sigla del blocco notturno capivi che era ora di spegnere la televisione, quello che sarebbe seguito non era il programma giusto per te. Quel “bump” era lì per ricordarti che eri solo un bambino, che la mamma ti avrebbe rimboccato le coperte e che il giorno dopo c’era scuola: nulla di più rassicurante. Invece ora il letto se lo devono fare da soli, perché quei bambini sono all’università, hanno uno stage non pagato e delle responsabilità, tutto in cambio della programmazione notturna.

Se con il trend #AdultSwim i ragazzi si scambiano consigli su come si fa a diventare adulti – passaggio esistenziale simboleggiato così perfettamente dall’hashtag – facendo un tributo a quei tempi spensierati che erano i dieci anni negli anni dieci, con #2000sthrowback (1,7 miliardi di visualizzazioni) piangono e basta. Ricordi di caramelle zuccherose ora probabilmente vietate dal ministero della salute, giochini analogici e tossici risvegliano ricordi ancestrali: «Perché ho appena sospirato così profondamente e ora mi sento così bene? Tempi più semplici!», scrive un utente sotto a un TikTok che elenca i più popolari.

Forse a fare ancora più piangere è il trend dell’unica canzone depressa ad essere mai stata composta in lingua spagnola: «el importante es que sea feliz», l’importante è che sia felice, colonizzato dai maturandi e dagli immancabili storytime divertenti sull’infanzia. Una volta non vedevamo l’ora di finire l’orale di maturità. Noi altre generazioni appena diventate adolescenti abbiamo cercato in tutti i modi di separarci dalle cose infantili, iniziando a schifare da un giorno all’altro i cartoni animati, le merendine: era il sogno di tutti diventare adulti. Non per la Generazione Z, che preferisce ritornare indietro al dolce suono delle pubblicità di cereali. È chiaro anche dal nuovo revival che c’è attorno alla Disney: imperterriti gli zoomer continuano a fare maratone di film con gli animaletti Disney come se avessero per sempre 10 anni, facendoci magari anche un TikTok.

@stoopit.inc

Nostalgia Series Until 2020: Part 1 #childhood #foryou #fyp

♬ Celebrate the Good Times – Mason

Cercando di spiegarsi perché, qualche anno fa, l’anno 2015 avesse fatto ritorno sull’Instagram dei ragazzi, Buzzfeed ha elencato alcuni motivi. Forse «gli adolescenti sentono la mancanza dell’infanzia perché molti adesso soffrono di depressione, e sono in forte aumento», aveva detto nel 2018 una psicologa. Un altro motivo era il clima politico più stabile, c’erano gli Obama e andava tutto bene. «L’idea di affrontare un futuro incerto innesca la nostalgia, e ne sono affetti soprattutto gli adolescenti, dal momento che stanno per entrare in quel futuro per la prima volta come adulti», quando al tempo a rappresentare l’incertezza era il governo Trump. Che ora sia colpa della pandemia è molto probabile. Secondo Esquire, invece, non è che oggi proviamo nostalgia del passato, è solo che i nostri ricordi ci vengono sbattuti davanti di continuo, come su Facebook, che feticizza il nostalgia porn. Pensiamo ai ragazzi che ogni giorno ricevono la notifica da Instagram “succedeva questo giorno”, dove la fotografia li ritrae ipersorridenti e magari con qualche chilo in meno. Perché come le foto, i ricordi più sagomati che abbiamo sono quelli positivi, tendiamo sempre a idealizzare il passato, scrive Esquire.

Poi forse in fin dei conti l’infanzia si vende bene su TikTok, dove sotto ai video di alcuni cartoni animati dimenticati che «se l’hai visto sei dell’élite», o «chi si ricorda di queste merendine fuori produzione?», imperversano commenti pieni di emoji in lacrime. «Ti sblocco un ricordo», così tu mi commenti che sì, anche tu te lo ricordi, e lasciamo tanti commenti sotto al video: alla fine abbiamo avuto tutti una televisione e dei genitori sempre al lavoro, una strana storia sentita al campo estivo e quel bambino che proprio ci ha spezzato il cuore. L’infanzia è così “relatable”.

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