Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Secondo una ricerca, su TikTok per ogni contenuto pro Israele ce ne sono 17 pro Palestina
Lo si legge in un report di Cybersecurity for Democracy, che ha anche scoperto che i post a favore di Israele ricevono più visualizzazioni.
È dai giorni immediatamente successivi alla strage del 7 ottobre 2023 che i repubblicani americani chiedono a TikTok di regolarizzare il rapporto tra contenuti filopalestinesi e filoisraeliani, sostenendo che la piattaforma sia invasa da contenuti a favore della Palestina. Secondo un recente rapporto pubblicato dal centro di ricerca Cybersecurity for Democracy, è vero che c’è una sproporzione piuttosto marcata tra i contenuti filoisraeliani e quelli propalestinesi: nell’indagine si legge che che per ogni post a favore di Israele apparso su TikTok nel mese di settembre 2025 c’erano circa 17 post a sostegno della Palestina.
Nonostante il risultato sia basato sull’analisi degli hashtag che gli utenti aggiungono ai loro video, l’enorme prevalenza dei video filopalestinesi non si riflette nella popolarità che ottengono online. Come scrive il Washington Post, Cybersecurity for Democracy ha scoperto anche che in media un video filopalestinese produce 472 visualizzazioni, mentre il video filoisraeliano ne ottiene 565. Nel complesso, i contenuti filopalestinesi hanno avuto una distribuzione media più elevata perché una manciata di post, a causa dei contenuti violenti, secondo il report hanno attirato più pubblico.
Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Dopo il 2016, Instagram era diventato il rifugio di chi fuggiva da un Facebook ormai invivibile. Dieci anni dopo, chi c'era allora vede muoversi gli stessi maligni meccanismi che hanno rovinato tutte le piattaforme social.
È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.
Il sorrisetto soddisfatto della sindaca di Genova a molti ha ricordato un meme famosissimo: quello della Disaster Girl, di cui Salis è involontariamente diventata la versione "adulta".