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La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.
In Germania hanno lanciato un motore di ricerca che serve a scoprire se i propri parenti erano dei nazisti Lo ha realizzato il Die Zeit in collaborazione con l'Archivio federale nazionale: contiene 10,2 di tessere di iscritti al Partito nazionalsocialista.
Sembra che Zohran Mamdani e Rama Duwaji non parteciperanno al Met Gala di Anna Wintour pagato da Jeff Bezos Secondo le prime indiscrezioni, Mamdani e consorte avrebbero rifiutato l'invito all'evento perché finanziato dal miliardario.
Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.

La nuova estetica di TikTok

Dalle e-girls (e boys) ai video che riprendono lo stile documentaristico di YouTube fino ai filtri che stravolgono la faccia: come TikTok sta riformulando l’idea di bellezza per la Generazione Z.

17 Dicembre 2021

Questo è un estratto da uno degli articoli raccolti nel numero speciale di Rivista Studio, tutto dedicato all’app cinese di proprietà di ByteDance, una piattaforma che in due anni sembra essersi evoluta più velocemente di quanto abbia fatto Instagram negli ultimi dieci. Per scoprire il resto del numero, con saggi, interviste, reportage e approfondimenti su come TikTok sta cambiando il senso della bellezza e del desiderio, la musica, la moda, la cultura pop e in generale il nostro modo di stare su internet, puoi trovarci in edicola o comprare una copia qui.

Atifa Arshad @atifaarshad_, 160 mila follower, che sul suo profilo condivide tutorial make-up e consigli skin-care

Senza la staticità di Instagram e la lungaggine di YouTube, l’app cinese è un caleidoscopio ipnotico di corpi, volti, voci, movimenti, suoni, parole, scritte e spazi, interni ed esterni, che sembrano inglobare tutte le idee del momento storico in cui viviamo, a patto che siano state rigurgitate abbastanza volte per diventare virali e ricomparire ossessivamente nella pagina “For You”, quella che solo qualche anno fa avremmo chiamato timeline, creata ad hoc per ogni utente dal suo algoritmo sofisticato e terribile. Ma TikTok oggi non è TikTok di due anni fa. Come le app che l’hanno preceduta, dalle quali ha preso e rielaborato molto, ha attraversato molte fasi e continuerà a farlo, a una velocità tale che potrei parlarvi di trend popolari nel momento in cui scrivo che saranno irrimediabilmente sorpassati una volta che questo giornale arriverà nelle edicole. Una cosa è certa, però. Dal passaggio da Musical.ly a TikTok, nel 2017, ma soprattutto dal passaggio da Instagram a TikTok, e perciò dal dominio dell’immagine statica a quella del video breve, a rimetterci per primi sono stati quelli che fino a quel momento erano stati incensati come coloro che la bellezza, e la desiderabilità, l’avevano appena ridisegnata, ovvero gli influencer. Già nel 2019, appena un anno dopo che TikTok aveva preso la forma che conosciamo oggi, l’era dell’aspirazionalità così come si era costituita su Instagram negli anni Dieci era già passata. Niente più feed ordinati, foto strategicamente posizionate per alimentare profili dalle vite invidiabili piene di viaggi, feste, abiti e accessori costosi, ma uno scroll infinito di video caotici e spesso incomprensibili per chi avesse più di venticinque anni, a voler essere generosi. I ragazzi su TikTok, che avremmo imparato a chiamare creator, se ne sono sin da subito sbattuti di sembrare perfetti e aspirazionali, proprio perché hanno passato la pre adolescenza a guardare i fratelli maggiori ridicolizzarsi su internet e hanno deciso, come è giusto che sia, di voler essere esattamente il contrario. O almeno, di presentarsi al loro pubblico virtuale in maniera diametralmente opposta.

Il primo cambiamento notevole è stato quello degli spazi, e in questo la pandemia ha giocato un ruolo fondamentale. Ma anche prima che il lockdown ci rinchiudesse in casa per mesi e di fatto allargasse a dismisura la popolazione dell’app, i ragazzi su TikTok avevano già scelto i loro spazi d’elezione nella quotidianità della loro vita. Non più viaggi in località esotiche o costosi weekend in montagna, ma la cameretta, il soggiorno, la scuola, il parcheggio o la piazzetta di ritrovo. Luoghi domestici, vicini, dove l’autenticità sbandierata dagli influencer nelle loro foto fintissime su Instagram si riformula nell’intimità, nel familiare. E-girls e boys, letteralmente ragazze e ragazzi che stanno su internet, diretti discendenti degli emo dei primi anni Duemila, che si riprendono mentre ballano, cantano, fanno strani movimenti ed espressioni di fronte alla videocamera del loro telefono, movimenti che diventano trend e che tutti i loro coetanei riprendono. Lo stile predominante è un miscuglio eterogeneo di cose già viste, sennò non sarebbe internet. Le ragazze hanno l’eye-liner pesante sugli occhi, indossano minigonne e parigine come negli anni Novanta, si disegnano lacrime e cuoricini sulle guance, mettono il blush anche sul naso, come negli anime, ma utilizzano anche elementi goth, Bdsm, pure un po’ punk, in un calderone di harness, piercing, collarini bondage, plushies (ovvero i peluche, preferibilmente a forma di personaggi dei manga), capelli decolorati e mantelli di Tanjiro (è il protagonista di Demon Slayer). Anche i maschi si muovono nello stesso universo estetico: la definitiva de-nerdizzazione dei “fumetti” è completata, anzi, essere nerd è diventato cool, se questa parola avesse ancora un senso dopo la frantumazione delle sottoculture provocata, proprio, da internet.

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