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Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.

The Wire: la televisione, la letteratura/3

26 Aprile 2011

Parte 3 di 4 (Parte 1 Parte 2Parte 4)

Questo libro è bello, fidati: l’ha scritto un autore televisivo

Come accennato in precedenza, Pelecanos è anche —anzi, ai nostri fini, è fondamentalmente— uno dei 4 autori di The Wire. Su alcune copertine degli ultimi romanzi di Pelecanos—tutti ristampati post-The Wire— sotto al nome dell’autore, dove nel caso di un “capolavoro” “letterario” di un “grande autore” trovereste frasi come “Shortlisted for the National Book Award”, si trovano queste scritte:- “Award-winning writer / producer of The Wire” – “By one of the award-winning writers of The Wire” – “Writer on hit TV series The Wire”. Il che vuol dire, molto semplicemente, che tre diverse case editrici non vogliono più nascondere il fatto che un loro autore abbia scritto per la televisione. Anzi: lo esternano evidentemente, come se fosse qualcosa che attrae il lettore. Come se fosse un vanto.

Lo schermo è gigante

Che la televisione non sia più qualcosa di cui avere paura—anche per gli intellettuali—lo evidenziano alcuni dati sui lavori recentemente trasmessi da HBO. Il budget totale dell’episodio pilota di Boardwalk Empire, la nuova serie di HBO ambientata nella Atlantic City del 1920 è di 50 milioni di dollari. 50 milioni di dollari per poco meno di un’ora e mezza di televisione. Ma la cosa davvero strabiliante—sempre per gli intellettuali, si intende—è che quell’ora e mezza è stata diretta da Martin Scorsese, che assolve anche i compiti di produttore esecutivo di BE. E se è vero che Scorsese è sempre stato un regista “pop”,è anche vero che stiamo pur sempre parlando di uno dei Grandi Registi di Sempre che si dedica alla TV.

Soprattutto, Boardwalk Empire non può essere visto come un punto d’arrivo. Piuttosto: un inizio. Se poco fa il massimo che potevamo aspettarci erano attori di serie B che portavano a casa la pagnotta in TV, come un Tim Roth in caduta libera su Lie to me, i progetti attualmente in lavorazione dalla HBO sono tanti, e tutti ambiziosi. Qualche esempio: oltre alla serie della Bigelow, c’è Luck, una serie sull’ippica di Michael Mann e quel ladro di David Milch, con Dustin Hoffman; una serie sull’FBI di David Fincher e Charlize Theron; un dramma familiare del regista di Precious; un adattamento di Under the Dome di Stephen King; e infine—udite udite—un progetto su Martin Luther King prodotto da Oprah. Dicevamo: questo è solo l’inizio.

Allegri psicopatici californiani

Uno dei più evidenti segni del ritrovato interesse verso la crime fiction americana è la recente ristampa, grazie a PictureBox, di I was looking for a street, l’autobiografia del grande Charles Willeford, noto principalmente per essere l’autore della spassosissima serie del Detective Hoke Moseley. I quattro romanzi,  Miami Blues, Tempi d’oro per i morti, Tiro Mancino e Come si muore oggi, sono anch’essi stati recentemente ritradotti e ristampati in Italia—dal 2003 al 2006—grazie all’ottimo lavoro della Marcos y Marcos. Non voglio dilungarmi troppo su Willeford se non per dirvi che i suoi romanzi sono esilaranti, veri, bizzari ed unici; che era, secondo Elmore Leonard, il miglior autore di crime fiction al mondo; che il titolo preliminare di questo articolo (Cercavano una strada) era un mio piccolo omaggio al compianto ex-pilota, ex-pugile, pittore, attore, addestratore di cavalli e critico d’arte; che la sua caratteristica commistione di umorismo e violenza è stata la più grande fonte d’ispirazione per Quentin Tarantino (che ha poi dedicato Pulp Fiction proprio a Willeford) e infine che il primo romanzo della serie, Miami Blues, inizia con la frase (traduzione mia) “Freddie Frenger, Jr., allegro psicopatico californiano, chiese un altro bicchiere di champagne e carta e penna alla hostess di prima classe”. Se c’è anche una sola cosa della quale possiamo essere grati a questa rinnovata attenzione al genere, è proprio la riscoperta di Willeford. Certo, a differenza degli autori più strettamente legati alla mia tesi, non è un realista sociale. Ma ti fa spaccare in due dalle risate. E anche questo ha un suo valore.

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