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21:49 lunedì 20 aprile 2026
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.
Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.

Quand’è che i femminili sono diventati intelligenti?

Un articolo su Trump di Lauren Duca apparso su Teen Vogue scatena il dibattito: e se invece lo sono sempre stati, e non ce ne siamo mai accorti?

13 Dicembre 2016

«Trump è arrivato alla presidenza facendo ammattire tutti. La sua ascesa al potere non solo ha risvegliato il bigottismo e rinforzato l’odio, ha anche normalizzato l’inganno. I diritti civili sono ora minacciati, ma prima di riprendere la marcia verso l’uguaglianza, dobbiamo ristabilire il controllo sulla verità. Se questo tono vi sembra melodrammatico, vi suggerisco di buttarvi un secchio di ghiaccio addosso mentre ascoltate “Duel Of The Fates” [di John Williams, da Star Wars Episodio I, La minaccia fantasma]. Donald Trump è il nostro presidente ora, è arrivato il momento di svegliarci». Le parole sono di Lauren Duca, in un editoriale dello scorso 10 dicembre che sta facendo molto discutere l’opinione pubblica americana: non solo perché il pezzo è ben scritto, documentato e particolarmente vivace, ma anche (o forse, soprattutto) per la testata che l’ha pubblicato: Teen Vogue, la versione “per adolescenti” di Vogue. Il pezzo di Duca, intitolato “Donald Trump Is Gaslighting America”, parte come prima cosa da una scelta linguistica interessante: quella della parola “gaslight” (“ammattire”), un’espressione che deriva dall’omonima pièce teatrale diretta dal regista britannico Patrick Hamilton nel 1938. Ambientata nella Londra vittoriana, è la storia di un uomo che lentamente porta la moglie alla follia: da allora il termine “gaslighting” è diventato sinonimo di abuso psicologico. Più precisamente, sta a indicare l’instillazione nella mente altrui di false informazioni, che portano il soggetto a dubitare progressivamente di se stesso e della realtà che lo circonda: l’immagine evocata dall’autrice, perciò, era piuttosto forte, ma del tutto coerente con la copertura che il giornale diretto da Elaine Welteroth e Philipp Picardi ha fatto delle ultime presidenziali americane.

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Quando l’articolo ha iniziato a essere ritwittato e condiviso online anche da giornalisti influenti come Dan Rather e David Folkenflik, in molti hanno iniziato a farsi qualche domanda su Teen Vogue: quando aveva smesso di essere un giornale che parlava di Selena Gomez e degli One Direction ed era diventato un luogo di riflessioni acute sullo stato del Paese? Non stiamo parlando di un prodotto per teenager? Da quando i teenager si interessano di politica e hanno voglia di leggere complesse opinioni a riguardo? Com’è possibile che non ce ne siamo accorti fino ad adesso? Con un solo articolo diventato virale, tanto da far guadagnare a Duca un’ospitata dalla Cnn, Teen Vogue sembra riuscito nell’eroica impresa di aver quantomeno scalfito il pregiudizio nei confronti dei giornali “femminili”, i suoi lettori abituali e più in generale verso il giornalismo d’intrattenimento. Ricordate come venivano bistrattate le giornaliste di gossip in The NewsroomCome spiega Mark Joseph Stern su Slate, in realtà, giornali come quello diretto da Welteroth e Picardi hanno compiuto negli ultimi anni delle scelte editoriali ben precise, frutto di una strategia mirata dove i classici topic del giornale “da donne” (come la moda, la bellezza, il sesso, le celebrity) e quelli legati all’attualità politica e sociale vengono trattati con lo stesso approccio ragionato, e affidati a un gruppo di autori brillanti che hanno background culturali ed etnie differenti, in modo da garantire una pluralità di voci. Così sono stati affrontati argomenti come il movimento Black Lives Matter, la sparatoria di Orlando e la discussione sulla regolamentazione delle armi, quella sul planned-parenthood e le tematiche Lgbt.

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Su Studio ne abbiamo parlato più volte, sia accennando alle sfide che i femminili di oggi si trovano ad affrontare, sulla carta e sul web, in un’epoca in cui la ridefinizione dell’identità pubblica e privata delle donne è il dibattito culturale più acceso e stimolante, sia raccontando la storia di chi quei giornali prova a farli e sta già facendo scuola, come Stella Bugbee di The Cut, la cui intervista è sul numero 29 ora in edicola. Abbiamo anche parlato di quando, nonostante gli sforzi eccellenti, quegli stessi giornali fanno degli scivoloni, come nel caso di Vogue (quello senior) e delle fashion blogger, sottolineando però le potenzialità di crescita e la capillarità di diffusione di un prodotto editoriale che a tutt’oggi sembra possedere tutti gli strumenti non solo per sopravvivere alla crisi del settore, ma anche per trasformarsi in una versione futuribile di se stesso. Non ci deve sorprendere che Teen Vogue stia facendo un lavoro migliore di molti giornali considerati “più seri”, dice Sophie Gilbert sull’Atlantic: « [La strategia editoriale di Teen Vogue] è anche intelligente da una prospettiva di business. Gli adolescenti che sono cresciuti su Internet, infatti, vogliono essere informati sulle questioni sociali esattamente come i loro genitori, e sono altrettanto ansiosi di leggere e condividere le storie che riflettono le loro preoccupazioni nei confronti del mondo. Per alcuni osservatori casuali potrebbe sembrare curioso che una rivista di moda per adolescenti parli di razzismo e sessismo, invece che di tagli di capelli e gossip, ma questo atteggiamento non tiene conto dell’attenzione dei teenager nei confronti di ciò che succede, un’attenzione che Teen Vogue ha saputo intelligentemente capitalizzare». Che poi sarebbe sempre quel concetto lì di non trattare il lettore come uno stupido, qualunque sia la sua età, genere o estrazione sociale, concetto tanto semplice in linea teorica quanto di difficile applicazione.

Tutti i femminili sono intelligenti? Evidentemente no, anche se in passato ne abbiamo avuti di importantissimi, come il Cosmopolitan di Helen Gurley Brown. Tutti lo diventeranno? Beh, quelli che vorranno accettare la sfida dei nuovi lettori dovranno almeno provarci, se vogliono rimanere rilevanti. Il che non significa “appesantire” degli argomenti che di per sé sono di lettura leggera, significa piuttosto affrontarli in maniera giornalistica puntuale, esattamente come si farebbe se stessimo parlando di politica estera o cambiamento climatico. Sarà fondamentale stabilire un tono di voce riconoscibile e un’attitudine verso chi legge che non sia paternalistica, perché le lunghe lettere che una volta arrivavano in redazione (e che arrivano ancora, per fortuna, private e digitali) oggi si sono anche trasformate in commenti Facebook al vetriolo, capaci di azzerare in maniera brutale qualsiasi sproloquio ego-riferito. Se c’è qualcosa che i femminili possono insegnare ai loro colleghi “illustri”, allora, è quell’approccio pratico e attento al cambiamento di chi sa districarsi fra le nuove nuance di fondotinta e i modi migliori per applicarlo e le discussioni post referendarie con la stessa, serafica, eleganza.

In testata: Michelle Obama sul numero di dicembre di Vogue US. Nel testo: la copertina di dicembre di Teen Vogue con Rowan Blanchard e Yara Shahidi; Cosmopolitan del settembre 1989 con una giovane Cindy Crawford in cover; la copertina di Grazia del 30 ottobre 1955 (courtesy Biblioteca Iuav moda).
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