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L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “catturare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.
Il cofondatore di Wikipedia è stato bannato da Wikipedia perché ha provato a cambiare le regole di Wikipedia senza seguire le regole di Wikipedia Larry Sanger ha proposto una riforma di tutto il sistema dell'enciclopedia online, ma a quanto pare lo ha fatto nella maniera sbagliata.
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.

Perché il New York Times ha pubblicato un pezzo sulla sessualità di Taylor Swift

09 Gennaio 2024

Il 4 gennaio il New York Times ha pubblicato un op-ed di Anna Marks intitolato “Look What We Made Taylor Swift Do” (un rimando al titolo di uno dei pezzi più famosi della cantante, “Look What You Made Me Do”). Nel suo articolo Marks sostiene che le canzoni di Swift sarebbero pieni di messaggi in codice alla comunità Lgbtq+, messaggi attraverso i quali Swift confesserebbe la sua appartenenza alla stessa comunità. Come scrive Adrian Horton sul Guardian, il pezzo ha scatenato l’ira Swifties: i fan e le fan della cantante sui social si stanno accanendo contro il New York Times, colpevole di aver pubblicato quasi 30 mila battute di insinuazioni sulla sessualità di Swift.

Il pezzo di Marks ha fatto arrabbiare anche l’entourage di Swift, però, non solo i fan. Sempre sul Guardian, Horton riporta le dichiarazioni di una persona vicina alla cantante secondo la quale «a causa del suo enorme successo, in questo momento Taylor non sembra protetta dalle regole deontologiche che proteggono qualsiasi altra persona. La pubblicazione di questo articolo non sarebbe mai stata permessa se avesse parlato di Shawn Mendes o di qualunque altro artista maschio la cui sessualità è stata oggetto di discussione tra i fan. A quanto pare i giornalisti non si pongono limiti quando scrivono di Taylor, a prescindere da quanto invadenti, false e inappropriate siano le cose che scrivono. Il tutto nascondendosi dietro alla dicitura di “opinion piece”».

La questione è diventata oggetto di dibattito pubblico negli Stati Uniti, dibattito in cui sono intervenuti anche altri giornalisti. Uno di questi è stato Chris Willman, critico musicale di Variety, che su Twitter ha scritto di non aver mai letto «un op-ed del New York Times meno difendibile di questo». Marks, tra l’altro, non è nuova a pezzi di questo tipo: nel 2022 aveva pubblicato, anche in quel caso sul New York Times, un op-ed simile, questa volta dedicato a Harry Styles.

Ovviamente consapevole delle critiche che le sarebbero arrivate, nel pezzo Marks ha scritto di essere consapevole che «discutere la possibile queerness di una star prima che questa la dichiari apertamente potrà sembrare, ad alcuni, un comportamento volgare, una forma di gossip neanche degna di essere discussa». Marks scrive di condividere diverse di queste riserve, ma anche che questa discussione su Swift è secondo lei degna di essere fatta perché «dalle storie che occupano la nostra immaginazione derivano le cose che, nella nostra cultura, gli artisti e il loro pubblico possono dire ed essere». Al momento, il New York Times non ha ancora pubblicato nessun commento sulla vicenda.

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