I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Una delle t.A.T.u si è candidata al Parlamento russo in supporto di Putin
Duo russo famosissimo a inizio anni Duemila, chi se lo dimentica il loro video di “Everything She Said”, dove interpretano una coppia lesbica, forse una delle prime che abbiamo visto in televisione. Le campagne per far censurare il video partirono troppo tardi, la canzone delle t.A.T.u era già prima nelle classifiche di tutto il mondo. Ora trentaseienne, Yulia Volkova, “la t.A.T.u. coi capelli corti” si è candidata in Parlamento. E ha deciso di schierarsi pro-Putin.
Ancora non sono chiarissime le sue proposte, dice il Calvert Journal, ma non ha perso tempo e ha già fatto uscire un video per la sua campagna (è tutto in russo) in cui, indossando una grossa croce di diamanti, elenca i vari problemi della Russia: le infrastrutture, i pochi posti di lavoro, la corruzione del governo, senza però spiegare come intende risolverli. Nel video Volkova ha ripetuto varie volte di voler «cambiare l’atteggiamento di chi ha il potere nei confronti dei cittadini» e di volere affrontare l’opposizione di Putin, usando come slogan un riferimento alla canzone delle t.A.T.u. che faceva «They are not gonna get us», loro non ci prenderanno.
Dopo questa uscita, è stata accusata dall’analista politico Alexander Kynev di cercare di «trasformare le elezioni politiche in un carnevale», distogliendo l’attenzione da problemi come l’imprigionamento dell’oppositore Alexei Navalny, «invece di affrontare temi come la soppressione e ingiustizia delle regole delle elezioni, dai quali sono esclusi veri candidati, i cittadini sono invitati a parlare di quanto i video dei candidati siano ridicoli». In un’intervista Volkova ha ammesso «di non essere stata una politica in passato, ma come sappiamo, non si nasce politici, lo si diventa».
I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.
Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».