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Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.
Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.

Chi è Tacita Dean e perché Londra la sta celebrando con un trio di mostre

È la prima volta che la National Gallery, la Royal Academy e la National Portait Gallery collaborano per un'artista.

20 Marzo 2018

Non era mai successo che tre delle più importanti istituzioni inglesi in campo artistico – National Gallery, Royal Academy e National Portait Gallery – si mettessero a lavorare insieme per spartirsi le opere di uno stesso autore, dando forma a tre mostre complementari e quasi simultanee (quella alla Royal apre nell’ultima settimana in cui sarà possibile visitare le altre due, che hanno inaugurato il 15 marzo). I lavori saranno divisi per soggetto pittorico (anche se la maggior parte non sono dipinti ma video): le nature morte alla National, i ritratti alla Portrait Gallery e i paesaggi alla Royal Academy. La protagonista dell’evento è un’artista che, nel mondo dell’arte contemporanea, occupa un posto nella squadra dei campioni già dalla fine degli anni Novanta, ma è un nome nuovo per la maggior parte del pubblico, più abituato a sentir parlare dei suoi compagni di classe indisciplinati, ovvero Damien Hirst e Tracey Emin.

Siamo abituati a identificarli come Young British Artist anche se ormai giovani non lo sono da un po’. Tracey Emin ha 54 anni, è un po’ sciupata ma conserva la sua faccia da furba. Damien Hirst, 52, nelle foto più recenti appare altrettanto invecchiato. Ma anche lui, forse per il suo stile da tossico o forse, molto semplicemente, perché è il più ricco e famoso di tutti, pare non aver perso lo smalto del ragazzo ribelle. Spesso annoverata tra i componenti del gruppo, Tacita Dean sembra arrivare da un altro pianeta: in quasi tutte le  immagini che la ritraggono sorride bonaria. Porta da sempre i capelli legati in una coda bassa (prima erano castani, da una decina d’anni sono liberamente grigi), le piace indossare camicie e pantaloni fluidi. A giudicarla dall’aspetto, sembra la persona più gentile (e meno ribelle) del mondo.

Suo nonno era Basil Dean, fondatore dei famosi Ealing Studios, gli studi cinematografici delle produzioni dell’età d’oro del cinema inglese, fioriti nel 1938 sotto la direzione di Michael Balcon. Sarà anche per questo che Dean, nata a Canterbury (oggi vive e lavora a Berlino), è fissata con i film: i suoi lavori più belli sono dei video, rigorosamente girati su pellicola. Se le opere di Emin e Hirst sono aggressive, violente e, a parte alcune eccezioni, decisamente poco eleganti, quelle di Dean sono sempre esteticamente impeccabili e rivelano un approccio praticamente opposto: melanconico, contemplativo.

Nel 2009 la fondazione Trussardi aveva organizzato una splendida mostra a Milano (Palazzo Dugnani) che si intitolava Still Life e raggruppava una serie di sue opere dedicate al tema dell’immobilità (commentate da lunghi testi scritti dall’artista, che raccontava in prima persona come, quando e perché le aveva realizzate). Una delle opere più esemplificative del suo lavoro era il bellissimo video The Green Ray (2001) girato sulle spiagge del Madagascar, dove Dean aveva cercato di catturare il “raggio verde”, un fenomeno naturale che si verifica al tramonto quando, in rare condizioni atmosferiche, l’ultimo raggio di sole, oltrepassando l’orizzonte, diventa verde.

L’artista trascorre una serie di serate sulla spiaggia di Morombe a filmare l’orizzonte (senza conoscere il risultato, visto che registra su pellicola). Addirittura ci sono persone che, contagiate dall’entusiasmo, si mettono a filmare con lei (con telecamere digitali però). Nessuno vede il famoso raggio. Non succede mai niente. Ma poi, racconta Dean: «Quando sono tornata in Inghilterra e ho sviluppato il film, lì, senza dubbio, è apparso il raggio verde: troppo sfuggente per essere catturato su un singolo fotogramma e troppo effimero per impressionare i pixel del mondo digitale, eppure chiaramente presente nel susseguirsi rapido dei fotogrammi. Così la ricerca del raggio verde si è rivelata un modo per indagare l’atto stesso del guardare, per esplorare la fede e la fiducia in ciò che si vede».

Le sue opere sono tutte così, sempre rivolte all’esterno, a tutto quello che in sé ha qualcosa di estremo e romantico. I fenomeni naturali (dalle eclissi alle tempeste, passando per il Vesuvio). I grandi artisti (David Hockney, Mario Merz, Merce Cunnigham tra gli altri), ritratti da vivi oppure ricordati attraverso i loro oggetti e il luogo in cui lavoravano, come nei lavori dedicati a Giorgio Morandi. L’obsolescenza incipiente: tutte le cose che sono state dimenticate o stanno per esserlo. Bubble House, uno dei film più belli (1999) racconta la stranissima storia di una casa a forma di bolla e del suo visionario costruttore, finito in carcere per frode, scoperta per caso da Dean e dal suo compagno durante un viaggio intrapreso per realizzare un altro progetto.

Ma le opere realizzate nella sua carriera sono tantissime e impossibili da riassumere qui. Di certo si possono suddividere in ritratti, paesaggi e still life, proprio come hanno fatto i musei inglesi, che nell’esporle le accostano a opere antiche e moderne. Ci sono gli enormi, oscuri disegni di montagne o acque burrascose, c’è un film che riprende da vicino la frutta mentre ammuffisce. Ma un particolare tipo di nature morte sono anche, se vogliamo, i meta-video mossi dalla nostalgia per la pellicola (filmati su pellicola): da Kodak, del 2006, all’opera realizzata nel 2011 per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra.

L’apertura verso il reale e tutte le storie che ha da offrire (che si accompagna a una riservatezza totale sui fatti della sua vita) rende il lavoro di Dean una riposta all’autobiografismo di molte artiste (tra cui la già citata Tracey Emin). Qualcosa in comune con il lavoro di Damien Hirst, invece, ce l’ha: l’ossessione per il tempo e per la morte. Ma a differenza di Hirst, che le opere se le va a cercare con una certa disperazione (vere o false che siano: dallo squalo al vascello naufragato), Dean è una che ha fatto dell’attesa, della coincidenza e del colpo di fortuna i motori primari del suo lavoro.

Immagini da opere incluse nella mostra Still life, National Gallery e Portait, National Portait Gallery, dal 15 marzo al 28 maggio 2018
Per gentile concessione dell’artista, Frith Street Gallery, Londra, e Marian Goodman Gallery, New York/Parigi
In evidenza: Tacita Dean, Prisoner Pair, 2008. Nel testo: Tacita Dean, His Picture in Little, 2017, frame da film e Tacita Dean, Mario Merz, 2002, frame da film
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