Una crisi che colpirà soprattutto i giovani con poca esperienza lavorativa, già ampiamente rimpiazzati dall'AI in molte aziende.
Il Ceo di Google ha detto che nessuna azienda si salverebbe dall’eventuale esplosione della bolla dell’intelligenza artificiale
Sundar Pichai ha detto che la "corsa all'AI" è un tantino irrazionale e che bisogna fare attenzione: se la bolla scoppiasse, nemmeno Google uscirebbe indenne.
In un momento di entusiasmo diffuso – soprattutto tra i miliardari di Big Tech – per l’intelligenza artificiale, con investimenti record e annunci di imminenti rivoluzioni che si susseguono un giorno sì e l’altro pure, l’amministratore delegato di Google Sundar Pichai ha richiamato tutti alla prudenza. In un’intervista concessa a Bbc, Pichai ha discusso della crescente paura che quella dell’AI stia diventando una bolla simile a quella delle Dot Com negli anni ’90, che si concluse con un crollo del mercato azionario delle cui conseguenze i mercati soffrirono per anni. Uno scenario che sarebbe catastrofico, senza eccezioni: «Nessun’azienda ne uscirebbe indenne, nemmeno la nostra», ha sottolineato. La “bolla” dell’intelligenza artificiale è ormai da mesi un argomento discusso (e temuto) da analisti e investitori, dati i continui e sempre crescenti capitali immessi nel settore. Investimenti che, spesso, non giustificano se stessi e danno l’idea che la Silicon Valley, e non solo, si sia fatta prendere da una febbre dell’AI che non promette nulla di buono.
Pichai descrive quello quello dell’AI come un mercato che sta attraversando come «un momento straordinario» ma segnato da diversi «elementi di irrazionalità». Esattamente come trent’anni fa, quando molte aziende del settore crebbero repentinamente ma non in modo sostenibile, facendo crollare l’intero mercato azionario.
Pichai ha anche affrontato anche altre questioni fondamentali relative allo sviluppo e alla proliferazione dell’AI: l’enorme consumo energetico di questa tecnologia, la tendenza degli utenti a fidarsi ciecamente di questi strumenti e il concreto rischio di una crisi occupazionale scatenata dalla diffusione dell’AI nel mercato del lavoro (cosa che, a dire di tutti, succederà certamente, anzi, sta già succedendo). Il Ceo di Google ha dato delle risposte sorprendentemente franche, considerata la franchezza media che i broligarchi usano in queste circostanze. Pichai ritiene che l’AI sia «la più profonda tecnologia» con la quale l’umanità abbia mai lavorato, ma che non c’è dubbio che la sua diffusione porterà a degli «sconvolgimenti sociali» che dovremo trovare il modo di affrontare. L’AI creerà anche tante nuove opportunità, ha spiegato Pichai. O almeno, lo farà per quanti «riusciranno adattarsi».
Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.