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21:27 lunedì 24 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

Come abbiamo fatto a dimenticarci di Stromae?

L'artista belga di origine ruandese, autore della hit "Alors on Danse", è ricomparso dopo oltre 5 anni di silenzio con un singolo bellissimo.

19 Ottobre 2021

L’abbiamo capito aspettando Donda di Kanye West, 30 di Adele e anche nella vita: farsi desiderare funziona. La controprova è che, ultimamente, anche i fan più devoti di Lana Del Rey hanno visto calare il loro entusiasmo (ma non lo ammetteranno mai) di fronte al bombardamento di album e singoli: dev’essersene accorta anche lei, ha cercato di riacquistare mistero eliminandosi da Instagram. Uno che è stato bravissimo a farsi attendere, anche se forse era sparito da così tanto (e così bene) che ci siamo pure dimenticati che lo stavamo aspettando, è Stromae. Ogni tanto in qualche playlist randomica saltava fuori la sua hit mondiale del 2009, “Alors on danse” e tutti si fermavano a dire: che bravo era Stromae? Ma dov’è finito? Quanto era orrendo il remix di Kanye West? E ti ricordi il video originale? Era diviso a metà, in due strisce orizzontali. C’era lui, altissimo, magrissimo, bellissimo, triste e scazzato in ufficio. Dopo essersi preso una sberla dall’ex moglie che si rifiuta di fargli salutare il figlio si ritrovava in un pub a ubriacarsi e ballare: l’amarezza delle parole seguiva le immagini, il tono della sua voce era a tratti rabbioso a tratti demoralizzato, era tutto molto deprimente ma la base era irresistibile, e questo creava un cortocircuito inquietante. «Questo ragazzo è un genio totale», commentava qualcuno sotto al video 8 mesi fa. «Questa è una canzone su quanto sia dura e problematica la vita, ed è ancora una canzone che viene suonata nei club come una canzone allegra, mentre quelli che la ballano sono esattamente quelli di cui parla la canzone, persone depresse turbate da problemi, che hanno bisogno di ballare un po’ per dimenticarsene».

I nuovi commenti sotto al video di “Alors on danse” sono tutti dedicati al suo ritorno, qualcuno scrive «adesso posso tornare ad avere fede nell’umanità». C’era da aspettarselo: proprio quest’estate “Alors on danse” è stata usata su TikTok per creare più di 4,6 milioni di video ed è finita nella top 5 dei brani più utilizzati con 7 miliardi di view. Chissà se qualche teenager, sentendola, non sia andato a recuperarsi il resto: Cheese, il disco di “Alor on danse”, con lui bravo ragazzo col papillon sulla copertina, ma anche Racine carrée del 2013, col suo profilo elegantissimo, l’album della fama, oltre 5.6 milioni di copie vendute nel mondo. Un mix letale: temi pesantissimi (dal cancro, alcolismo, razzismo) su basi che mescolano elettronica, hip hop, dance anni Novanta, afrobeat, rumba congolese.

Nel 2014 Stromae aveva partecipato al Festival di Sanremo, un modo per arrivare anche alle mamme e alle nonne italiane, che a quanto pare si precipitarono a comprare il disco: l’album finisce al primo posto della classifica di vendita, prima volta nella storia italiana per un disco completamente in francese. Ospite da Fazio, Paul (suo vero nome), aveva parlato anche del singolo “Papaoutai”, un’altra sberla, questa volta dedicata al padre architetto, assente anche quando era vivo, rimasto ucciso durante il genocidio ruandese del 1994 mentre era in visita dai suoi. Paul aveva 9 anni e insieme a suo fratello è stato cresciuto dalla madre belga nella periferia di Bruxelles. Nel tremendo video di “Papaoutai” c’è un padre manichino immobile, interpretato da lui stesso e un bambino che cerca di attirare la sua attenzione.

Ma per capire quanto Stromae (inversione delle sillabe nella parola “maestro”) era avanti, bisogna guardare le sue “lezioni” del 2013. Sono dei piccoli sketch in cui fa il pagliaccio, canta, balla, chiacchiera. La lezione 24 è interamente condotta a bordo di una gondola a Venezia insieme al gondoliere Andrea, Stromae ha metà faccia truccata da donna (come nel video di Tous Les Mêmes), il video, spiega all’inizio, è per festeggiare San Valentino. Nel 2015 è costretto ad annullare un tour che avrebbe toccato anche l’Italia perché dopo aver fatto il vaccino per la malaria inizia a soffrire di attacchi di panico. È l’anno del matrimonio: a dicembre si sposa con la stylist Coralie Barbier, il primo figlio nascerà 3 anni dopo. Dal 2015 Paul Van Haver evita del tutto le apparizioni pubbliche, in un’intervista del 2017 dice di soffrire ancora di forti attacchi d’ansia, ma non smette di lavorare, anzi. Scrive canzoni per gli altri, lancia una collezione di successo realizzata con l’aiuto della moglie stylist, Mosaert: colori vivaci e motivi geometrici per «creare un ponte tra lo stile britannico e l’estetica africana», “Athleisure Meets African Prints”, titola Vogue.

Il nuovo singolo “Santé” arriva dopo oltre 5 anni di silenzio e, perfettamente nel suo stile, mescolando l’elettronica con la musica popolare colombiana, si propone di essere «un tributo alla working class, un brindisi a tutte le persone che non vengono mai festeggiate, un grazie per tutte quelle persone che macinano le loro giornate sempre uguali (mentre gli altri si stanno divertendo)». Il video è diretto da Jaroslav Moravec e Luc Van Haver e mostra frammenti di vita quotidiana su un peschereccio, nella cucina di un ristorante, in un ufficio, solo che a un certo punto i lavoratori iniziano a ballare. Verso la fine, per pochissimi instanti, compare anche lui, sempre splendido, un po’ ingrassato: in una scena che non c’entra nulla con il resto del video, segnala i movimenti che poi diventano quelli di un uomo sul peschereccio. Sulla copertina del singolo si ripete nove volte, insegnando ulteriori passi di danza. Attendiamo l’album, maestro, ansiosi di altre lezioni.

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