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Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.
In Germania hanno lanciato un motore di ricerca che serve a scoprire se i propri parenti erano dei nazisti Lo ha realizzato il Die Zeit in collaborazione con l'Archivio federale nazionale: contiene 10,2 di tessere di iscritti al Partito nazionalsocialista.
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Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.

In Corea c’è una prigione per le persone stressate

03 Luglio 2018

La Corea del Sud è un posto decisamente stressante. Per darvi un’idea: una nuova legge ha abbassato la settimana lavorativa a “soltanto” 52 ore, mentre prima erano 68 (tecnicamente, va detto, si tratta del valore massimo di ore lavorative che possono essere richieste a un dipendente in una settimana, non del valore medio, ma si tratta pur sempre di una quantità notevolissima, se si tiene conto che in media gli italiani che lavorano a tempo pieno lavorano 38,8 ore la settimana, che la media europea è di 40 ore e che persino gli stakanovisti inglesi si aggirano intorno alle 42 ore). Certo, si potrebbe obiettare che la Corea del Nord è un Paese ancora più stressante, ammesso e non concesso che “stressante” sia la parola giusta per definire una delle dittature più opprimenti di sempre, ma questo non è di grande aiuto per il Sud.

La buona notizia, se così si può dire, è che un avvocato coreano ha escogitato un metodo che secondo lui aiuta ad alleviare lo stress: una “prigione” per gente stressata, dove le persone vengono messe in una “cella di isolamento” per qualche giorno, cosa che teoricamente dovrebbe farli sentire meglio. Kwon Yong-suk, questo il nome dell’avvocato, ha aperto la sua prigione finta, che si trova poco fuori Seul, già qualche anno fa. Ma solo adesso la Bbc ne ha scritto, pubblicando anche un video che potete guardare qui. Dal servizio della Bbc si scopre che l’idea gli è venuta quando lavorava 100 ore a settimana, cosa che gli provocava, tra le altre cose, frequenti ulcere.

stress bbc corea

La “prigione” anti-stress gestita da Kwon Yong-suk è composta da 28 cellule identiche, dove vengono forniti materassini da yoga, un set per fare il tè, un tavolino con il necessario per scrivere e, naturalmente, dei sanitari. Prima di venire chiusi dentro alle rispettive “celle”, i partecipanti si presentano a vicenda, raccontando le loro storie in quella che ricorda vagamente una riunione degli alcolisti anonimi. Ogni giorno sono “rinchiusi” per tutto il pomeriggio, anzi, per la precisione dalle 13:45 alle 21:45. A differenza di una vera cella, però, queste celle hanno una bella finestra che dà su un’area verde. L’idea è tenerli lontano dal lavoro, dai telefoni e dalla quotidianità.

Sembra una versione radicale di quei programmi di digital detox di cui si sentiva parlare qualche anno fa. Anche perché la prigione, quella vera, costituisce un’esperienza devastante e l’isolamento in carcere è qualcosa di terribile. Per farvene un’idea (anche qui, non può essere paragonata a quella reale) potete dare un’occhiata a questa esperienza virtuale messa a punto dal Guardian che vi porta all’interno di una cella d’isolamento di un carcere statunitense.

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