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Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah e altri mille artisti hanno chiesto di boicottare l’Eurovision se anche quest’anno a Israele sarà permesso di partecipare Hanno firmato una lettera aperta per boicottare la manifestazione, chiedendo l’esclusione immediata di Israele.
Disney sta realizzando per la comunità sorda nuove versioni delle canzoni dei suoi film in cui i personaggi usano la lingua dei segni Per il momento si tratta di 3 canzoni: Il passo successivo da Frozen II, Oltre l'orizzonte da Moana 2 e Non si parla di Bruno di Encanto, disponibili su Disney+ dal 27 aprile.
La nuova campagna di Valentino è un omaggio al ’68, ma non a quel ’68 La campagna pre-fall 2026 (con protagonista il cantante Sombr) è ispirata a un anno molto particolare e sorprendente della lunga storia del brand.
Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.
Più di 200 scrittori francesi hanno abbandonato la casa editrice Grasset per protestare contro le posizioni destrorse del suo proprietario, il miliardario Vincent Bolloré Gli scrittori, 230 per la precisione, hanno anche annunciato che faranno causa all'editore per riprendersi i diritti di tutti i loro libri già pubblicati.
Per combattere la denatalità, in Giappone hanno iniziato a elargire bonus alle persone che si iscrivono alle dating app Tra i casi più recenti c'è quello della prefettura di Kochi, che rimborsa l'abbonamento alle app di incontri per tutti gli utenti residenti nel suo territorio.
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Madonna si è persa il vestito che indossava al Coachella e ha offerto una ricompensa a chi lo ritroverà Su Instagram ha detto che chiunque la aiuterà a ritrovarlo riceverà una ricompensa. Il cui ammontare, però, non è stato ancora specificato.

In Corea c’è una prigione per le persone stressate

03 Luglio 2018

La Corea del Sud è un posto decisamente stressante. Per darvi un’idea: una nuova legge ha abbassato la settimana lavorativa a “soltanto” 52 ore, mentre prima erano 68 (tecnicamente, va detto, si tratta del valore massimo di ore lavorative che possono essere richieste a un dipendente in una settimana, non del valore medio, ma si tratta pur sempre di una quantità notevolissima, se si tiene conto che in media gli italiani che lavorano a tempo pieno lavorano 38,8 ore la settimana, che la media europea è di 40 ore e che persino gli stakanovisti inglesi si aggirano intorno alle 42 ore). Certo, si potrebbe obiettare che la Corea del Nord è un Paese ancora più stressante, ammesso e non concesso che “stressante” sia la parola giusta per definire una delle dittature più opprimenti di sempre, ma questo non è di grande aiuto per il Sud.

La buona notizia, se così si può dire, è che un avvocato coreano ha escogitato un metodo che secondo lui aiuta ad alleviare lo stress: una “prigione” per gente stressata, dove le persone vengono messe in una “cella di isolamento” per qualche giorno, cosa che teoricamente dovrebbe farli sentire meglio. Kwon Yong-suk, questo il nome dell’avvocato, ha aperto la sua prigione finta, che si trova poco fuori Seul, già qualche anno fa. Ma solo adesso la Bbc ne ha scritto, pubblicando anche un video che potete guardare qui. Dal servizio della Bbc si scopre che l’idea gli è venuta quando lavorava 100 ore a settimana, cosa che gli provocava, tra le altre cose, frequenti ulcere.

stress bbc corea

La “prigione” anti-stress gestita da Kwon Yong-suk è composta da 28 cellule identiche, dove vengono forniti materassini da yoga, un set per fare il tè, un tavolino con il necessario per scrivere e, naturalmente, dei sanitari. Prima di venire chiusi dentro alle rispettive “celle”, i partecipanti si presentano a vicenda, raccontando le loro storie in quella che ricorda vagamente una riunione degli alcolisti anonimi. Ogni giorno sono “rinchiusi” per tutto il pomeriggio, anzi, per la precisione dalle 13:45 alle 21:45. A differenza di una vera cella, però, queste celle hanno una bella finestra che dà su un’area verde. L’idea è tenerli lontano dal lavoro, dai telefoni e dalla quotidianità.

Sembra una versione radicale di quei programmi di digital detox di cui si sentiva parlare qualche anno fa. Anche perché la prigione, quella vera, costituisce un’esperienza devastante e l’isolamento in carcere è qualcosa di terribile. Per farvene un’idea (anche qui, non può essere paragonata a quella reale) potete dare un’occhiata a questa esperienza virtuale messa a punto dal Guardian che vi porta all’interno di una cella d’isolamento di un carcere statunitense.

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