Hype ↓
02:17 martedì 24 febbraio 2026
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).

Tutta la verità di Steve McQueen

Dal 31 marzo al 31 luglio l'artista e regista britannico è il protagonista della mostra Sunshine State al Pirelli HangarBicocca di Milano.

05 Aprile 2022

Steve McQueen è un artista speciale: non tanto perché quando si cita il suo nome viene subito in mente l’attore americano protagonista di Bullit, Getaway e Papillon, mentre lui di mestiere fa il regista e l’artista visuale. È speciale soprattutto perché riesce a fare cose eccellenti sia quando realizza un film che quando crea un’opera d’arte: all’attivo ha un Turner Prize conquistato nel 1999 e due presenze alla Biennale di Venezia; mentre al cinema, può vantare una Camera d’or a Cannes e tre Oscar. Al di là delle onorificenze, però, è l’alta qualità della sua produzione a colpire. Produzione che ora sbarca in Italia, e più precisamente al Pirelli HangarBicocca di Milano. Dal 31 marzo al 31 luglio, infatti, Sir McQueen è il protagonista della mostra Sunshine State curata da Vicente Todolí. Un’esposizione attesissima, che ripercorrere in senso non cronologico vent’anni di carriera.

Un tour riassunto in sei opere filmiche e una scultura in scena sia negli spazi delle navate e del cubo che all’esterno della struttura dell’edificio. Ognuna di queste opere ci svela l’approccio radicale che l’artista inglese ha verso la realtà, i limiti umani e le paure inconfessabili. Un viaggio che culminerà con l’installazione video inedita che dà il titolo all’esibizione: “Sunshine State”, appunto. «Si tratta di una riflessione sugli esordi del cinema hollywoodiano e su come il grande schermo abbia influenzato profondamente la percezione e la costruzione dell’identità», spiegano i curatori. Il lavoro è stato ultimato nel 2022 dopo un travaglio lungo vent’anni. Commissionato dall’International Film Festival di Rotterdam, viene presentato in Italia in anteprima assoluta.

Di McQueen colpisce il modo in cui riesce a far coesistere gli estremi: poesia e violenza, estetica e brutalità, delicatezza e furia. Il suo film Carib’s leap è quasi un compendio della sua opera. In un azzurro intenso la telecamera inquadra corpi che fluttuano nell’aria ed evocano i nativi di Grenada, che si lanciano nel vuoto piuttosto che sottomettersi al colonialismo dei francesi che hanno invaso l’isola nel Seicento. «Non mi interessa influenzare lo spettatore», racconta, «anzi, cerco completamente l’opposto. Sono attirato da una verità. A volte le cose più terribili avvengono nei luoghi più meravigliosi. Io non posso mettere un filtro alla vita. È questione di non sbattere le palpebre».

Steve McQueen, Sunshine State, 2022, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2022 © Steve McQueen. Courtesy l’artista, Thomas Dane Gallery, Marian Goodman Gallery e Pielli HangarBicocca, Milano, foto Agostino OsioMa chi è davvero Steven McQueen? Londinese, classe 1969, padre trinidadiano e madre originaria di Grenada, è cresciuto nel sobborgo di Ealing, uno dei più popolosi centri urbani della capitale britannica. Studi al West London College, al Chelsea College of Art and Design ed al Goldsmiths College, inizia lavorando con fotografia e scultura. «L’arte è il punto di contatto per espandere il tuo sguardo verso qualcosa di più grande», dice. Poi la sua attenzione si sposta nelle immagini in movimento. Cresce guardando Buster Keaton, Carl Theodor Dreyer e Robert Bresson. Firma i suoi primi corti. In diversi lavori, utilizza il proprio corpo in modo autobiografico e lo sfrutta per sollevare questioni relative all’identità e alle convenzioni sociali, alle pulsioni e ai tabù.

Deadpan, video in bianco e nero presentato in anteprima a Documenta 11 a Kassel e proiettato a parete dal pavimento al soffitto (citazione di Steamboat Bill, Jr, con Buster Keaton), gli vale il Turner. Il primo lungometraggio è del 2008. È Hunger, ispirato agli ultimi giorni di Bobby Sands, prigioniero politico dell’IRA, morto dopo uno sconvolgente sciopero della fame. Michael Fassbender, il suo attore feticcio, è perfetto. Poi arrivano Shame, un dramma psicologico erotico in cui il protagonista, sempre Fassbender, è dipendente dal sesso (per l’occasione vince una Coppa Volpi a Venezia), il pluripremiato 12 anni schiavo e il più recente Widows. Ma per McQueen, che ha scelto di vivere fra Amsterdam, Londra e la California, non c’è alcuna differenza fra la poetica cinematografica e quella artistica. «Cambia solo la durata», spiega. «Un film ha una narrazione che si sviluppa in un tempo lungo, è come un romanzo. Un’opera d’arte ha invece l’immediatezza e la sintesi della poesia».

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