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15:47 giovedì 8 gennaio 2026
I fan Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle» «Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.

Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza

«Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.

07 Gennaio 2026

Il braccio destro di Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero arrivare a usare la forza per prendere il controllo della Groenlandia. Lo scrive il New York Times, riportando le dichiarazioni fatte da Stephen Miller in un’intervista televisiva alla Cnn in cui ha mandato un chiaro segnale politico rispetto alla possibilità concreta di impiegare l’esercito per annettere la Groenlandia agli Stati Uniti d’America. Miller ha evocato la legge del più forte come unico vero principio regolatore: «Viviamo in un mondo in cui si può parlare quanto si vuole di etichetta internazionale e di regole», ha detto «ma il mondo reale è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli».

Le parole di Miller si inseriscono in una linea sempre più esplicita dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia, già indicata dal Presidente come territorio che «deve far parte» degli Stati Uniti per ragioni di sicurezza militare e controllo dell’Artico, anche se secondo gli analisti l’interesse di Trump sarebbe legato, come sempre, alla risorse energetiche e minerarie dell’isola. La Groenlandia, per il momento, è un territorio autonomo sotto la sovranità della Danimarca e ha più volte ribadito di voler diventare sempre più autonoma dalla Danimarca – ci sono antiche e forti istanze indipendentiste, alle quali si è aggiunta in questi giorni anche Björk – ma di non avere nessuna intenzione di entrare negli Stati Uniti. Volontà evidentemente ignorata da uno dei consiglieri più vicini a Trump.

Stephen Miller, è infatti, uno dei consiglieri più potenti dell’amministrazione americana. Mente dietro le politiche migratorie del primo mandato di Trump, vicinissimo all’estrema destra, è considerato tra le voci più interventiste dell’amministrazione in materia di politica estera. Secondo il New York Times, la sua apertura esplicita all’uso della forza segna un ulteriore spostamento della retorica trumpiana verso una concezione delle relazioni internazionali fondata sulla coercizione più che sulla diplomazia.

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