«Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza
«Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Il braccio destro di Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero arrivare a usare la forza per prendere il controllo della Groenlandia. Lo scrive il New York Times, riportando le dichiarazioni fatte da Stephen Miller in un’intervista televisiva alla Cnn in cui ha mandato un chiaro segnale politico rispetto alla possibilità concreta di impiegare l’esercito per annettere la Groenlandia agli Stati Uniti d’America. Miller ha evocato la legge del più forte come unico vero principio regolatore: «Viviamo in un mondo in cui si può parlare quanto si vuole di etichetta internazionale e di regole», ha detto «ma il mondo reale è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli».
Le parole di Miller si inseriscono in una linea sempre più esplicita dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia, già indicata dal Presidente come territorio che «deve far parte» degli Stati Uniti per ragioni di sicurezza militare e controllo dell’Artico, anche se secondo gli analisti l’interesse di Trump sarebbe legato, come sempre, alla risorse energetiche e minerarie dell’isola. La Groenlandia, per il momento, è un territorio autonomo sotto la sovranità della Danimarca e ha più volte ribadito di voler diventare sempre più autonoma dalla Danimarca – ci sono antiche e forti istanze indipendentiste, alle quali si è aggiunta in questi giorni anche Björk – ma di non avere nessuna intenzione di entrare negli Stati Uniti. Volontà evidentemente ignorata da uno dei consiglieri più vicini a Trump.
Stephen Miller, è infatti, uno dei consiglieri più potenti dell’amministrazione americana. Mente dietro le politiche migratorie del primo mandato di Trump, vicinissimo all’estrema destra, è considerato tra le voci più interventiste dell’amministrazione in materia di politica estera. Secondo il New York Times, la sua apertura esplicita all’uso della forza segna un ulteriore spostamento della retorica trumpiana verso una concezione delle relazioni internazionali fondata sulla coercizione più che sulla diplomazia.
L'attacco degli Stati Uniti al Venezuela è l'ennesima prova che stiamo assistendo alla creazione di un nuovo ordine mondiale, uno in cui conta soltanto il potere e la volontà di esercitarlo, senza limiti, spiegazioni o giustificazioni.