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17:39 sabato 17 ottobre 2026
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C’è un ragazzo inglese che da 7 anni recensisce panchine su Instagram Il suo profilo si chiama RateThisBench, raccoglie ormai più di 300 recensioni di panchine ed è anche il modo in cui ha conosciuto sua moglie.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvisato i cittadini dell’imminente arrivo del terremoto più forte di sempre, poi ha cancellato l’avviso e ha detto di essersi sbagliata A quanto pare, si è trattato di un gigantesco errore del sistema di allerta precoce, di solito affidabilissimo e precisissimo.
La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

Negli archivi tedeschi della Stasi è stata trovata una carta d’identità di Putin

13 Dicembre 2018

Dagli archivi dell’ex servizio segreto della Ddr è spuntata una carta d’identità intestata a Vladimir Putin. Come scrive il Times londinese, il documento è rimasto negli uffici di quello che fu il Ministero per la sicurezza dello Stato per 28 anni: secondo la Bild, che ha diffuso la notizia, era rimasto escluso dalle classificazioni perché associato a una cartella sbagliata. Putin arrivò in Sassonia come agente del Kgb nel 1985 e vi rimase quattro anni. Nonostante fosse formalmente un traduttore, gli storici sospettano che reclutasse cittadini della Germania comunista con rapporti con il mondo a ovest del Muro, per raccogliere quante più informazioni utili. Il professore del Centro di Ricerca di Storia Contemporanea di Potsdam, Jens Gieseke, ritiene che il tesserino avrebbe permesso all’attuale presidente russo di accedere al quartier generale della polizia segreta a Dresda, dove con ogni probabilità avrebbe lavorato con documenti riservati. L’esperto precisa: «C’era uno stretto legame tra Stasi e Kgb nella Germania dell’Est. Per quanto ne sappiamo, [il Kgb] utilizzò quest’istituto per mettersi in contatto con i cittadini che potevano avere parenti nella Germania Ovest».

L’uomo forte della Russia non era stato finora incluso nelle liste degli ex 007 sovietici accreditati presso la DDR. L’Ufficio della Commissione Federale per i documenti Stasi, cui spetta la gestione degli archivi, conferma che al tempo rilasciare tesserini della polizia agli ufficiali del KGB fosse una pratica comune, sottolineando però come «non vi siano prove del fatto che Vladimir Putin abbia lavorato per la Stasi».

A quanto si sa, il leader nato a San Pietroburgo fu piuttosto attivo durante la permanenza in Germania: oltre a parlare fluentemente il tedesco, apprezzava la birra Pilsner e frequentava un club di pesca locale. Quando nel 1989 la Repubblica Democratica Tedesca si disgregò, Putin si trovava nel palazzo dei servizi segreti, circondato dai manifestanti; chiamò Mosca per chiedere rinforzi, ma non ottenne risposta. Konrad Jarausch, storico della University of North Carolina, collega la profonda conoscenza della Germania comunista di allora all’interesse del presidente russo per le odierne dinamiche tedesche, aggiungendo che «la caduta del Muro di Berlino rafforzò la sua rabbia per il declino dell’Urss».

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