Sono più interessati alla dimensione politica, alla complessità che espande piuttosto che all’estetica e allo styling. Provano a dare una ragione etica al loro lavoro. Dialogo con i fondatori dello studio di design Formafantasma.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise
Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Il ritorno di Tom Cruise nei panni di Pete “Maverick” Mitchell, annunciato ufficialmente dalla Paramount al CinemaCon di Las Vegas della scorsa settimana, non è soltanto la conferma di un franchise ma la prosecuzione di un’operazione di salvataggio industriale. Se il capitolo del 2022 è riuscito a rianimare un botteghino mondiale agonizzante dopo la pandemia (incassando 1,5 miliardi di dollari a fronte di un budget “contenuto” di 170 milioni), Top Gun 3 si presenta come la scommessa finale sulla rilevanza del cinema d’azione e di un franchise che dal 1986 ci lascia a chiederci se sia tutto una grande allegoria per parlare di amore omosessuale o soltanto un film che vuole convincerci e riconvincerci che i piloti di aerei da guerra sono le persone più interessanti del mondo.
Insieme al produttore Jerry Bruckheimer e allo sceneggiatore Ehren Kruger, Cruise punta, con il terzo film, a istituzionalizzare quel modello di intrattenimento che ha reso Maverick un caso di studio, oltre a segnare il ritorno di Tom Cruise nella carlinga di un jet (ambiente in cui si sente evidentemente a suo agio anche a 63 anni suonati). Il nuovo progetto dovrà gestire (di nuovo) il passaggio di testimone tra la vecchia scuola di Maverick e la nuova generazione di piloti, guidata dal Baby Rooster di Miles Teller (si potrebbe obiettare: ma non era già successo proprio in Maverick? Evidentemente no, questo testimone non vuole proprio passare di mano). La dinamica tra il mentore Maverick e il figlio di Goose Sr. ha rappresentato il cuore emotivo del precedente capitolo di questa storia, trasformando un semplice film d’azione in una riflessione sul tempo, sulla colpa e sulla necessità del cameratismo in un’era dominata dalla distanza e dalla freddezza imposte dalla tecnologia. Con il ritorno confermato di gran parte del cast di Maverick – da Glen Powell a Monica Barbaro – la sfida sarà mantenere l’equilibrio tra la nostalgia dei “vecchi” fan e la vitalità di un racconto che ha saputo parlare a un pubblico globale contemporaneo, nuovo e giovane.
Tuttavia, Top Gun 3 si troverà a volare in un cielo inevitabilmente più malinconico. Dopo la scomparsa di Val Kilmer nel 2025, il franchise perde il suo legame più profondo con l’originale del 1986 e il suo contrappeso drammatico più potente: l’Iceman di Kilmer. Quella che in Maverick è stata l’ultima, struggente apparizione su schermo di un attore simbolo di un’epoca, lascerà nel terzo capitolo un vuoto che Cruise dovrà colmare “riscrivendo” il suo personaggio non solo come pilota ma come ultimo custode di un codice d’onore e di un modo di intendere il cinema che sembrano destinati a scomparire.
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