Hype ↓
01:59 giovedì 18 giugno 2026
Un videogioco in cui si gioca a nascondino ha venduto tre milioni di copie in appena una settimana Si intitola Meccha Chameleon e, oltre ad aver venduto tre milioni di copie, è diventato popolarissimo anche su TikTok, Twitch e YouTube.
Ormai gli affitti a New York sono così alti che diverse donne, pur di non lasciare la città, stanno andando a vivere in convento con le suore D'altronde, in una città in cui l'affitto medio è di 3600 dollari, se non ci si affida alla Divina Provvidenza è difficile davvero sopravvivere.
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i “siti dopaminici”, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.

Sporty Spice

Perché allora nessuno voleva essere Mel C e ora risulta avanguardista della coolness? Indagine sulla moda che chiede aiuto allo sport.

12 Marzo 2013

Come si poteva, nel 1996, scegliere tra tutte loro quella che meno meritava di soggiornare nel Gir(rr)l Power anni Novanta? Come, davanti a baby-doll e stiletti che erano ancora sconosciuti al mondo adolescenziale, scegliere lei come icona di stile? Mel C, Melanie Jayne Chisholm, Sporty Spice, qualsivoglia appellativo, aveva un solo obiettivo: rimanere comodamente nei panni della ragazza cresciuta a Liverpool in felpa con cappuccio e pantaloni di acetato adidas. Ai discografici niente garbava più di lei, ovvero un’apparente ragazza cockney con coda di cavallo e sneakers ai piedi in mezzo a burrose lolite arrampicate su zeppe glitterate. Ma maglietta da tifosa, Nike Air ai piedi e poi, pancino in vista come da norma vigente nelle pop-band, Mel C aveva sicuramente poche proselite con quel suo addentrarsi forzatamente nello sport anche quando era chiamata a esibirsi a Las Vegas, oppure a salutare il principe Carlo con smoking gessato e Silver ai piedi.

Che cosa infastidiva di tutto quel casual che oggi chiameremmo coolness? Mel C vestiva  i panni che, anche se apparentemente comodissimi, erano gentilmente “raccomandati” dalla macchina da guerra dietro alle spalle delle cinque Spice. Lei era Sporty Spice, non si scappava: i paparazzi l’hanno ripresa raramente trangugiare beveroni iper-calorici e darsi a lunghe sessioni di jogging, ma la tuta e le sneakers dovevano comunque rimanere la sua divisa. Le è andata meglio che alle altre, indubbiamente. Ma la comodità ci ha impiegato diversi anni a conquistare i riflettori. Il Comandante dell’Impero Britannico e hooligan dell’haute couture, Alexander McQueen, è andato in soccorso di Mel C nel 2003 quando le Spice Girls si erano già sciolte da due anni circa. Perché McQueen è stato il primo a realizzare una collezione in collaborazione con Puma, una scelta che non ha certo stupito visto che lo stilista inglese è stato tra i fautori delle sneakers, indossate per uscire alla fine delle sfilate a salutare la stampa accorsa a osservare le sue donne vestite di miriadi di farfalle dark. Dopo di lui molti altri (e altre) si sarebbero concessi quel vezzo sadico: mandare in scena calzature importabili (McQueen per esempio le assurde Armadillo) e poi uscire smaccatamente comodi con jeans oversized, camicia sgualcita e scarpe da ginnastica nuove di zecca. Per quella scelta di contrasto si mormora che, tra colli di lupo e zainetti di volpe, Kanye West abbia tentato smisurate volte di introdurre la sua ossessione, le sneakers, anche nelle sue collezioni non propriamente casual.

Il mondo moda per come è inteso – il prêt-à-porter “scomodo”- si appresta ad amare le ore sportive dei suoi clienti.

Passano gli anni, passano anche di moda gli anfibi, considerati l’unico contributo unisex della moda comoda e abbordabile. Le sneakers guadagnano chance sotto la voce “alternativa”. Una maison come Lacoste si affida al minimalismo per uscire dall’impasse del tennis a cui viene perennemente associata. Oppure Moncler lascia intendere che può altro rispetto ai piumini d’oca purissima. Ma mentre loro si divincolano tra le silhouette asciutte e performanti, il mondo moda per come è inteso – quindi il prêt-à-porter “scomodo”- si appresta ad amare le ore sportive dei suoi clienti. Inizialmente dedica loro delle capsule collection, “cose piccole”, che possano essere contenute in un borsone da weekend dove coabitano hobby e accessori a quattro zeri. Poi, però, il borsone non basta più, stilisti (per lo più americani), tentano l’azzardo: la sport-couture porterà pace nell’armadio delle donne martoriate da sogni impossibili (da indossare). Una delle più celeri nel realizzarlo è, non a caso, Victoria Beckham. Lei che è finita inguainata in tutine di nappa dorata, tacco 12 per tutti i sei ininterrotti mesi di tour, palchi da percorrere sibilando hit mondiali mentre a fianco le sfrecciava un’hooligana impazzita in sneakers dai lacci fluo e reggiseni sportivi. Mel C rideva, gioiva, correva, Posh Spice  subiva. Ma Victoria Beckham (che la storia ci renderà secchiona) ha studiato e osservato bene le donne che ha avuto accanto: così quando debutta alle sfilate newyorchesi nel 2010, ha già le linee guida dello sport come dettaglio a snellire tubini e rendere pratiche le borse. Per uno stilista uomo pensare casual è un affare molto più semplice. Raf Simons si cimenta con Fred Perry, maglioni, polo e zaini, lui che in Jil Sander aveva abbozzato la sneakers nuda e cruda (quasi basket c’è da pensare) fino a tornare -ora che  maneggia con cura la donna Dior – alle amate scarpe da tennis che realizzerà per adidas, maison che contemporaneamente ha chiesto a Tom Dixon di lasciare in stand by i suoi ovoidali di metallo per realizzare quattro stagioni di sport&design (la prima verrà presentata al prossimo Salone del Mobile di Milano).

Lo sport è tornato di moda, o forse è la moda che nel suo celebrarlo l’ha riesumato da dove era caduto.

Integrare lo sport  e la moda è, di base, un affare maschile, dunque. All’armadio dell’uomo mancano compartimenti stagni e la frazione dedicata alla sport spesso s’insinua in quel non sartoriale dove la felpa sostituisce il pullover e le scarpe da tennis sono solo la versione più edulcorata delle stringate in cuoio. Soprattutto l’uomo prende pieno possesso del suo tempo libero e dei suoi hobby, siano questi correre al parco o leggere dell’Australian Cup. Motivo per cui Prada, pur amando follemente i tessuti sportivi (vedi la tela vela con cui ha fondato il suo impero di valigeria) decise di creare una collezione a sé, Luna Rossa, dedicata alla celebre barca da regata e alla sfida di Patrizio Bertelli. Shantung di seta e ballerine rasoterra sono rimaste dov’erano nelle collezioni di Giorgio Armani, che ai suoi top clients ha regalato EA7, la linea di tute da sci e sport (corsa, nuoto) sempre più sponsor attivo di competition invernali e (addirittura) contest di snow. Hermès ha abbandonato il suo celebre cavallo che corre nel nonnulla per tornare a lezioni di golf e tennis nella campagna pubblicitaria più primaverile che ci sia in circolazione; non solo sport come ispirazione ma soprattutto abiti e accessori che si prestano pienamente all’attuale manifesto della maison: “W lo Sport”. Lo sport è tornato di moda, o forse è la moda che nel suo celebrarlo l’ha riesumato da dove era caduto: pochi cultori agguerritissimi o abbonati cronici (a pay tv e stadi) ma totalmente inattivi.

Passata l’ondata da ciclismo come soluzione ecologica, la corsa ha spezzato il fiato prima di tutti gli altri sport. Massacrata prima in quanto troppo elitaria (si corre nei parchi cittadini ben illuminati, il che spesso significa quelli entro una certa cerchia), riabilitata ora che i weekend sono sempre più strutturati tra maratone, corse ad hoc, flash mob come l’ultimo durante la fashion week milanese in cui Nike ha realizzato un hub per lanciare le Nike Flyknit, sneakers leggerissime e couture per colore/fattezze/lavorazione, seguita da corsa women only. Febbre da maratona, indoor,  per Reebok che picchia duro sul suo motto “CrossFit”, una preparazione a qualunque sport che è diventata la nuova, potentissima, disciplina guida del brand che a Milano ha appena inaugurato una palestra dedicata.

Che zaini, leggings multizippati e gusci antippioggia si apprestino a diventare lo zoccolo duro delle maison in cerca di vendita sicure in collezioni improbabili? Che il classico, rassicurante “continuativo” si avvii ad andare in pensione lasciando spazio alle mini linee dedicate allo sport  (i materiali tecnici, come il continuativo, non conoscono stagione)? Certo è che le seconde linee più economiche rispetto alla prime non bastano più: non hanno nulla di esclusivo e limitato come le capsule “interne” dedicate allo sport. Capsule e dettagli che vantano anche l’enorme pregio: di essere utili perché fanno bene al fisico e quindi il cui acquisto è giustificato (e salva il rimorso).

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.