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Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il dieci per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
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Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
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I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
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Il nuovo corto di Maison Margiela sembra il trailer di un film di Dario Argento Si chiama Anonymity e ricorda molto Suspiria, sia per alcune scene che per la colonna sonora che cita le musiche dei Goblin.

Il video più importante di Sophie è diventato ancora più importante

Guardare “It’s Ok to Cry” dopo la sua morte prematura e improvvisa è impressionante: sembra un messaggio che ha lasciato per consolarci.

01 Febbraio 2021

A rendere ancora più assurda la notizia della morte di Sophie, sabato 30 gennaio, a soli 34 anni, è il fatto che moltissime persone, sui social, abbiamo scelto di condividere il video della sua canzone più famosa, “It’s Ok To Cry”, per augurarle di riposare in pace. L’assurdità sta nella differenza tra quello che ha significato quel video, quando è uscito, e quello che si è ritrovato a rappresentare nel weekend appena trascorso, durante il quale è stato postato dai fan e dagli artisti più all’avanguardia del mondo della musica e della moda, accomunati dalla condivisione del dolore per l’improvvisa scomparsa della produttrice.

Nel momento in cui uscì, alla fine del 2017, “It’s Ok to Cry” venne accolto come un mix tra un coming out e la nascita di una nuova Venere: era il primo singolo tratto da Oil of Every Pearl’s Un-Insides, a sua volta primo e unico album solista di Sophie (nominato come miglior album dance/elettronico ai Grammy nel 2018). Emergendo per la prima volta dalla nebbia in cui si era volontariamente nascosta per anni, fino a quel momento (non si sapeva nemmeno se fosse un uomo o una donna), nel video Sophie appare così com’è, mostrando per la prima volta la sua faccia, la sua pelle e il suo corpo, usando la sua vera voce: un essere divino, dotato di zigomi sovrannaturali, sullo sfondo di un cielo inizialmente notturno e stellato, poi attraversato da un arcobaleno, poi azzurro, paradisiaco e cosparso di nuvole spumose, infine devastato da un temporale apocalittico.

La sua musica era sempre stata fluida, strana, organica e artificiale allo stesso tempo, aggressiva e zuccherosa, robotica e corporea, infantile e inquietante. «Dopo quel video», si legge sul New York Times, «sembrò che l’estetica con cui Sophie aveva sempre giocato nella sua musica fosse correlata al processo privato di diventare se stessa». Un momento importante per lei come artista e come persona ma anche per la comunità Lgtbq+: da quel momento in poi, tutti seppero che oltre a essere una produttrice d’avanguardia, Sophie era una bellissima donna transessuale.

Così la sua famiglia ha comunicato la sua morte, avvenuta in un ospedale di Atene, dove viveva ultimamente: «Fedele alla sua spiritualità, si era arrampicata per guardare la luna piena e accidentalmente è scivolata ed è caduta». Prima di elencare e raccontare le 12 canzoni più importanti lasciate dall’artista, Lindsay Zoladz del New York Times commenta il modo in cui è morta: «Una storia al tempo stesso tragica e bella, mossa da un desiderio quasi ultraterreno. Come se fosse una sua canzone».

Anche se non è mai approdata nel mondo mainstream – è sempre stata una chicca, un po’ come Grimes prima che si mettesse con Elon Musk (e Claire Boucher è proprio tra le persone che l’hanno commemorata con i post più toccanti: «I can’t stop crying enough to know what to say. Immortal through art») – l’opera di Sophie ha indubbiamente avuto un effetto profondo e trasformativo sul modo in cui suona la musica pop contemporanea (si legge in tutti i necrologi, ma gli addetti ai lavori lo scrivevano da anni). Nel lontano 2013, “Bipp” fu una vera e propria rivelazione, come la scoperta di una nuova droga, e “Lemonade” comparve l’anno dopo per mantenere quella nuova, assurda promessa. La misteriosa produttrice scozzese di stanza a Los Angeles venne immediatamente assoldata da artisti come Madonna, Vince Staples, Nicki Minaj, Charli XCX. «La sua influenza può essere ascoltata sia nella gratificazione istantanea dell’iperpop da 100 gecs sia negli agganci energici del boom del K-pop», scrive Zoladz sul New York Times, ma è bellissimo anche quando dice: «A volte le sue canzoni suonavano come jingle commerciali di altri pianeti». Guardare il video di “It’s Ok to Cry” è impressionante: sembra un messaggio che ha lasciato per consolarci nel momento della sua morte.

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