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Qualcuno sta lasciando dei campioni di droga “omaggio” nelle cassette della posta di Berlino Se hai una casa a Berlino potresti trovarti recapitato un pacchetto contenente cocaina, ketamina, ecstasy, erba o hashish. Che tu lo voglia o meno.
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È stato creato un archivio online che raccoglie e fa ascoltare le radio digitali indipendenti di tutto il mondo Si chiama Community Radio Index, per il momento raccoglie 300 stazioni e ce ne sono anche un bel po' italiane.
Tende improvvisate, alberi finti, giungle mobili e tutte le altre stranezze contenute nel piano nazionale anticaldo in Olanda L'unica vera soluzione a lungo termine presente nel piano, però, resta investire negli spazi verdi, in parchi e giardini pubblici.
Gli scienziati hanno trovato un nuovo tipo di zucchero nello spazio profondo e questa scoperta potrebbe aiutarci a capire l’origine della vita sulla Terra Si chiama eritrulosio ed è lo stesso zucchero che si trova nei lamponi, nel mais e negli autoabbronzanti.
Dal primo trailer di Digger, una cosa si capisce chiaramente: anche Alejandro González Iñárritu non ne può più dei miliardari Nel film Tom Cruise interpreta anziano miliardario egocentrico e scurrile la cui compagnia petrolifera provoca "accidentalmente" un'eco-catastrofe. Più chiaro di così.

Il video più importante di Sophie è diventato ancora più importante

Guardare “It’s Ok to Cry” dopo la sua morte prematura e improvvisa è impressionante: sembra un messaggio che ha lasciato per consolarci.

01 Febbraio 2021

A rendere ancora più assurda la notizia della morte di Sophie, sabato 30 gennaio, a soli 34 anni, è il fatto che moltissime persone, sui social, abbiamo scelto di condividere il video della sua canzone più famosa, “It’s Ok To Cry”, per augurarle di riposare in pace. L’assurdità sta nella differenza tra quello che ha significato quel video, quando è uscito, e quello che si è ritrovato a rappresentare nel weekend appena trascorso, durante il quale è stato postato dai fan e dagli artisti più all’avanguardia del mondo della musica e della moda, accomunati dalla condivisione del dolore per l’improvvisa scomparsa della produttrice.

Nel momento in cui uscì, alla fine del 2017, “It’s Ok to Cry” venne accolto come un mix tra un coming out e la nascita di una nuova Venere: era il primo singolo tratto da Oil of Every Pearl’s Un-Insides, a sua volta primo e unico album solista di Sophie (nominato come miglior album dance/elettronico ai Grammy nel 2018). Emergendo per la prima volta dalla nebbia in cui si era volontariamente nascosta per anni, fino a quel momento (non si sapeva nemmeno se fosse un uomo o una donna), nel video Sophie appare così com’è, mostrando per la prima volta la sua faccia, la sua pelle e il suo corpo, usando la sua vera voce: un essere divino, dotato di zigomi sovrannaturali, sullo sfondo di un cielo inizialmente notturno e stellato, poi attraversato da un arcobaleno, poi azzurro, paradisiaco e cosparso di nuvole spumose, infine devastato da un temporale apocalittico.

La sua musica era sempre stata fluida, strana, organica e artificiale allo stesso tempo, aggressiva e zuccherosa, robotica e corporea, infantile e inquietante. «Dopo quel video», si legge sul New York Times, «sembrò che l’estetica con cui Sophie aveva sempre giocato nella sua musica fosse correlata al processo privato di diventare se stessa». Un momento importante per lei come artista e come persona ma anche per la comunità Lgtbq+: da quel momento in poi, tutti seppero che oltre a essere una produttrice d’avanguardia, Sophie era una bellissima donna transessuale.

Così la sua famiglia ha comunicato la sua morte, avvenuta in un ospedale di Atene, dove viveva ultimamente: «Fedele alla sua spiritualità, si era arrampicata per guardare la luna piena e accidentalmente è scivolata ed è caduta». Prima di elencare e raccontare le 12 canzoni più importanti lasciate dall’artista, Lindsay Zoladz del New York Times commenta il modo in cui è morta: «Una storia al tempo stesso tragica e bella, mossa da un desiderio quasi ultraterreno. Come se fosse una sua canzone».

Anche se non è mai approdata nel mondo mainstream – è sempre stata una chicca, un po’ come Grimes prima che si mettesse con Elon Musk (e Claire Boucher è proprio tra le persone che l’hanno commemorata con i post più toccanti: «I can’t stop crying enough to know what to say. Immortal through art») – l’opera di Sophie ha indubbiamente avuto un effetto profondo e trasformativo sul modo in cui suona la musica pop contemporanea (si legge in tutti i necrologi, ma gli addetti ai lavori lo scrivevano da anni). Nel lontano 2013, “Bipp” fu una vera e propria rivelazione, come la scoperta di una nuova droga, e “Lemonade” comparve l’anno dopo per mantenere quella nuova, assurda promessa. La misteriosa produttrice scozzese di stanza a Los Angeles venne immediatamente assoldata da artisti come Madonna, Vince Staples, Nicki Minaj, Charli XCX. «La sua influenza può essere ascoltata sia nella gratificazione istantanea dell’iperpop da 100 gecs sia negli agganci energici del boom del K-pop», scrive Zoladz sul New York Times, ma è bellissimo anche quando dice: «A volte le sue canzoni suonavano come jingle commerciali di altri pianeti». Guardare il video di “It’s Ok to Cry” è impressionante: sembra un messaggio che ha lasciato per consolarci nel momento della sua morte.

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