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Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.

Il video più importante di Sophie è diventato ancora più importante

Guardare “It’s Ok to Cry” dopo la sua morte prematura e improvvisa è impressionante: sembra un messaggio che ha lasciato per consolarci.

01 Febbraio 2021

A rendere ancora più assurda la notizia della morte di Sophie, sabato 30 gennaio, a soli 34 anni, è il fatto che moltissime persone, sui social, abbiamo scelto di condividere il video della sua canzone più famosa, “It’s Ok To Cry”, per augurarle di riposare in pace. L’assurdità sta nella differenza tra quello che ha significato quel video, quando è uscito, e quello che si è ritrovato a rappresentare nel weekend appena trascorso, durante il quale è stato postato dai fan e dagli artisti più all’avanguardia del mondo della musica e della moda, accomunati dalla condivisione del dolore per l’improvvisa scomparsa della produttrice.

Nel momento in cui uscì, alla fine del 2017, “It’s Ok to Cry” venne accolto come un mix tra un coming out e la nascita di una nuova Venere: era il primo singolo tratto da Oil of Every Pearl’s Un-Insides, a sua volta primo e unico album solista di Sophie (nominato come miglior album dance/elettronico ai Grammy nel 2018). Emergendo per la prima volta dalla nebbia in cui si era volontariamente nascosta per anni, fino a quel momento (non si sapeva nemmeno se fosse un uomo o una donna), nel video Sophie appare così com’è, mostrando per la prima volta la sua faccia, la sua pelle e il suo corpo, usando la sua vera voce: un essere divino, dotato di zigomi sovrannaturali, sullo sfondo di un cielo inizialmente notturno e stellato, poi attraversato da un arcobaleno, poi azzurro, paradisiaco e cosparso di nuvole spumose, infine devastato da un temporale apocalittico.

La sua musica era sempre stata fluida, strana, organica e artificiale allo stesso tempo, aggressiva e zuccherosa, robotica e corporea, infantile e inquietante. «Dopo quel video», si legge sul New York Times, «sembrò che l’estetica con cui Sophie aveva sempre giocato nella sua musica fosse correlata al processo privato di diventare se stessa». Un momento importante per lei come artista e come persona ma anche per la comunità Lgtbq+: da quel momento in poi, tutti seppero che oltre a essere una produttrice d’avanguardia, Sophie era una bellissima donna transessuale.

Così la sua famiglia ha comunicato la sua morte, avvenuta in un ospedale di Atene, dove viveva ultimamente: «Fedele alla sua spiritualità, si era arrampicata per guardare la luna piena e accidentalmente è scivolata ed è caduta». Prima di elencare e raccontare le 12 canzoni più importanti lasciate dall’artista, Lindsay Zoladz del New York Times commenta il modo in cui è morta: «Una storia al tempo stesso tragica e bella, mossa da un desiderio quasi ultraterreno. Come se fosse una sua canzone».

Anche se non è mai approdata nel mondo mainstream – è sempre stata una chicca, un po’ come Grimes prima che si mettesse con Elon Musk (e Claire Boucher è proprio tra le persone che l’hanno commemorata con i post più toccanti: «I can’t stop crying enough to know what to say. Immortal through art») – l’opera di Sophie ha indubbiamente avuto un effetto profondo e trasformativo sul modo in cui suona la musica pop contemporanea (si legge in tutti i necrologi, ma gli addetti ai lavori lo scrivevano da anni). Nel lontano 2013, “Bipp” fu una vera e propria rivelazione, come la scoperta di una nuova droga, e “Lemonade” comparve l’anno dopo per mantenere quella nuova, assurda promessa. La misteriosa produttrice scozzese di stanza a Los Angeles venne immediatamente assoldata da artisti come Madonna, Vince Staples, Nicki Minaj, Charli XCX. «La sua influenza può essere ascoltata sia nella gratificazione istantanea dell’iperpop da 100 gecs sia negli agganci energici del boom del K-pop», scrive Zoladz sul New York Times, ma è bellissimo anche quando dice: «A volte le sue canzoni suonavano come jingle commerciali di altri pianeti». Guardare il video di “It’s Ok to Cry” è impressionante: sembra un messaggio che ha lasciato per consolarci nel momento della sua morte.

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