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Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
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C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
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Solarpunk: soluzioni alla fine del mondo

Un nuovo filone estetico immagina un mondo dove i problemi dell'emergenza climatica sono risolti.

14 Luglio 2021

Se cercate «corridoi ecologici» su Google Immagini troverete un serie di infrastrutture umane – soprattutto pezzi di autostrade e viadotti ma anche campi e tubature nel terreno – coperti o attraversati da rigogliosa vegetazione. Sono piccole correzioni al conflitto tra vita umana e animale, servono a indicare la via alla fauna e a impedirle di perdersi negli ecosistemi spezzati o di finire investiti da un tir. Funzionano, sono progetti reali e concreti, ma sono anche immagini appaganti da vedere, è qualcosa a cui il nostro occhio risponde con sollievo, col piacere che ci offrono micro-soluzioni ingegnose a enormi problemi complessi. Quel piacere ecologico ha un nome: estetica solarpunk, un contenitore fatto di racconti, raccolte di poesie, hashtag Instagram, elaborazioni grafiche, meme, attivismo digitale, subreddit, incursioni nella moda. Come tante cordate intellettuali contemporanee, il solarpunk è senza centro, è tutto periferia, un’idea spezzata in tanti linguaggi nati intorno a una sola domanda: che aspetto ha una civiltà sostenibile? Come ci si arriva?

Ogni veleno ha un antidoto: per chi inserisce l’ecologia nella propria esperienza di vita, queste sono settimane di angoscia intermittente, stiamo esaurendo le gradazioni di rosso per indicare le temperature anomale sulle mappe termiche, ci sono persone che ricorderanno i quasi 50° C in British Columbia come un piccolo 11 settembre dell’ambiente, il momento in cui – come scrive Fabio Deotto ne L’altro mondo – l’impossibile diventa possibile. I gruppi radicali come Extintion Rebellion organizzano seminari di gestione dell’ansia climatica, il solarpunk risponde allo stesso tipo di bisogno: darsi una calmata, rilassarsi, se necessario anche stordirsi.

Il cyberpunk era al fondo cupo e pessimista, la sua evoluzione solarpunk coltiva l’ottimismo come forma di sedizione, è una forma di feticismo dell’utopia ambientalista, è la fan fiction del ministero della transizione ecologica. «Abbiamo bisogno di soluzioni, non solo di avvertimenti»; si legge nel manifesto. In un articolo per presentare il fenomeno, Quartz illustra il concetto con una foto del Bosco verticale di Boeri a Milano, ma  senza mai citare città o architetto. La didascalia recita semplicemente: «A greener future». Fa un certo effetto vederlo così fuori contesto, la causa della gentrificazione del quartiere Isola a Milano diventa «remix del presente per un futuro alternativo», che è come Quartz descrive il solarpunk. Sapevamo che il Bosco verticale era un edificio hashtag, ora finalmente sappiamo hashtag di cosa.

Negli ultimi anni avevamo visto l’ascesa di un modo opposto di reagire artisticamente alla calamità: la letteratura cli-fi, la fantascienza climatica, il vecchio disaster porn aggiornato con i dati dei rapporti IPCC, un genere nato mainstream, pieno di alluvioni e cataclismi, che non ha fatto fatica a trovare mercato, considerazione, recensioni, adattamenti cinematografici e corsi universitari dedicati. Ora però la cli-fi ha una spietata concorrenza: la realtà. Quando non c’è più differenza tra la Cnn e Hollywood, è evidentemente Hollywood che deve spostarsi. Non sappiamo se o quando metterà gli occhi sul fermento solarpunk e il suo colorato ottimismo fotovoltaico, che invece nasce diffuso, dal basso, fuori dai radar dell’editoria ufficiale, nel sottobosco della micro-editoria indipendente e dell’autopubblicazione, spesso con sottogeneri molto specifici, come le antologie su cicliste femministe ribelli. Il solarpunk è fantascienza come forma di attivismo ambientalista e militanza, un mondo dove invece la distopia è considerata connivenza, vizio borghese, decadenza.

Assalto al sole è la prima antologia italiana collettiva di racconti solarpunk, l’ha pubblicata l’autunno scorso Delos e l’ha curata Franco Ricciardiello, classe ’61, autore Urania, anche giallista, ex direttore di fanzine, vercellese. Nell’introduzione Ricciardiello sottolinea i vantaggi della lingua italiana, visto che «solar» da noi non evoca solo fotovoltaico ma anche solare, allegro, gioviale, siamo fatti per l’ottimismo rinnovabile. Il suo racconto, che apre la raccolta, si intitola “Solstizio”, comincia significativamente a Venezia, c’è una pista ciclabile (la bicicletta sta al solarpunk come l’androide al cyberpunk), ci sono architetture bioluminescenti, colonne vegetali alte otto metri, splende il sole (altra differenza, nel cyberpunk piove sempre), a Mestre c’è la fermata dell’hyperloop (il treno a compressione di Elon Musk) e non più del Frecciabianca. Non succede molto, ma è come leggere una versione lisergica del PNRR, non è nemmeno una brutta sensazione.

In realtà anche Hollywood ha dato il suo contributo alla causa con Wakanda, la città utopica africana di Black Panther. È la versione Marvel dell’afrofuturismo, ma da una prospettiva occidentale viene sempre citata anche come un perfetto scenario solarpunk: i conflitti con la natura sono stati risolti, la tecnologia è amica dell’ambiente, l’energia è pulita, il metallo e la fotisintesi si completano a vicenda, il vibranio che alimenta tutto sembra quel genere di visione che Cingolani tira fuori nelle sue interviste più futuribili sull’energia delle stelle.

L’unico prezzo da pagare è l’isolamento ed è una cosa che succede spesso nel solarpunk, l’utopia verde che passa dalla secessione di un gruppo di ribelli. Una delle immagini più citate per spiegare l’estetica solarpunk è una yurta mongola, da un lato c’è una grossa antenna parabolica, dall’altro un pannello fotovoltaico, c’è una bicicletta, una donna e un bambino sorridono, non c’è niente intorno. È una romanticizzazione impossibile e remota ma anche lineare. Il solarpunk si racconta come attivismo letterario ma è più un comprensibile, appagante escapismo contro la frustrazione delle Cop sul clima o dei decreti semplificazione sulle rinnovabili. Come scrive Yes Magazine, nel mondo solarpunk «l’aria è pulita perché abbiamo decarbonizzato, il suolo è sano, la gente è sana, le comunità sono sane, il cibo è più buono, le persone sono felici, la tecnologia facilita la vita senza impoverirla, non ci sono fascismo, razzismo e nemmeno l’autotune». Un futuro in cui la vita sarà più facile e si potranno mangiare anche le fragole, non brilla per senso pratico, ma è un ansiolitico e il suo lavoro lo fa. Alla fine il Cinquanta sfumature degli anni ’20 potrebbe essere più o meno così: una coppia, una pala eolica, una fattoria biodinamica, un Mr Grey a zero emissioni.

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