Hype ↓
07:29 giovedì 5 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Le linee guida per i social media di Hamas (e dei gruppi filo-israeliani)

21 Luglio 2014

Anche Hamas ha le sue social media guidelines. Così, almeno, riferisce la stampa israeliana. Stando al Jerusalem Post, infatti, il ministero dell’Interno di Gaza (dove Hamas governa dal 2007) starebbe invitando gli attivisti del web a seguire alcune regole. Nel decalogo di Hamas, si consiglia di descrivere sempre come civili le vittime degli attacchi israeliani, indipendentemente da un eventuale coinvolgimento nei combattimenti, di fare spesso paragoni tra Israele e i nazisti e di evitare di negare l’Olocausto solo quando si ha a che fare con occidentali.

Il Jerusalem Post cita un dossier del Memri (Middle East Media Research Institute), che sostiene di avere trovato queste indicazioni sulla pagina Facebook del ministero dell’Interno di Gaza: «Chiunque sia ucciso o martirizzato deve essere chiamato “un civile di Gaza o in Palestina”, prima di parlare del suo ruolo nella jihad, o il suo grado militare. Non dimenticate di aggiungere sempre “civile innocente” o “cittadino innocente” nella descrizione di quelli uccisi negli attacchi israeliani su Gaza». Inoltre: «Evitare di entrare in una discussione politica con un occidentale volta a convincerlo che l’Olocausto è una menzogna; invece, mettere sullo stesso piano con i crimini di Israele contro i civili palestinesi».

Il Memri è organizzazione che monitora i media di lingua araba, considerato vicino al governo israeliano e ai conservatori americani, e talvolta accusata di essere di parte.

A ben vedere, poco tempo prima al-Jazeera aveva accusato gruppi filo-israeliani esattamente della stessa cosa, e cioè di organizzare una campagna sui social media volta a ingraziarsi il pubblico con sotterfugi e mezze verità.

L’emittente panaraba, finanziata dal governo del Qatar e dunque considerata vicina ai Fratelli Musulmani e ad Hamas, aveva pubblicato sul suo sito un intervento di un analista palestinese, Marwan Bishara. Citando il blog MondoWeiss (gestito da un gruppo di ebrei americani antisionisti), Bishara riporta quelle che sarebbero le guidelines per gli attivisti dei social media diffuse qualche anno fa da The Israel Project, sito filo-israeliano fondato da un Repubblicano americano.

Tra i consigli: evitare «di trattare americani ed europei con condiscendenza [perché oggi] gli ebrei non sono più visti come un popolo perseguitato». Dimostrare empatia nei confronti delle vittime palestinesi, con frasi come «Siamo consapevoli che la perdita di una vita palestinese innocente è altrettanto tragica come la perdita di una vita israeliana». E, infine, attribuire al nemico la colpa delle morti palestinesi, con affermazioni come: «È una tragedia che Hamas spara razzi contro i nostri civili mentre si nascondeva dietro ai propri… Questo provoca tragiche morti su entrambi i lati»

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.