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01:40 domenica 30 agosto 2026
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.
Il pezzo di ghiacciaio che ha causato le inondazioni in Tibet e Nepal era talmente grosso che quando si è schiantato al suolo ha provocato un terremoto Una scossa di magnitudo 5.2 aveva fatto pensare a un sisma. Solo dopo si è capito che tutto era iniziato con un pezzo di ghiacciaio precipitato a valle.
La grande retrospettiva che sta per arrivare allo Stedelijk Museum di Amsterdam è l’occasione per conoscere e celebrare davvero Yayoi Kusama Dall'11 settembre al 17 gennaio 2027 l'esposizione ripercorrerà oltre settant'anni di carriera, dalle enormi e ipnotiche tele alle famosissime installazioni di specchi.
Il modo perfetto di ricordare Tim Curry è andare a rivedere The Rocky Horror Picture Show al Cinema Mexico di Milano, dove è in programmazione ininterrottamente da 45 anni Il Mexico è una delle pochissime Rocky Horror House del mondo: dal 1981, quasi ogni venerdì, il film torna sul grande schermo. E tornerà anche adesso che Tim Curry non c'è più, per celebrarlo e ricordarlo.
Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.

Slow Horses non ha tempo da perdere

La serie Apple TV+ fa una cosa che la televisione moderna non sembra più capace di fare: va veloce, accumula episodi e stagioni, e proprio per questo diventa sempre più bella col passare degli anni.

18 Settembre 2024

Nel 2025 dovrebbe arrivare su Netflix la stagione conclusiva di Stranger Things. La sua protagonista Millie Bobby Brown, ormai ventenne, dovrà dare fondo a tutto il suo talento per venderci una versione di sé teen e ormonale, dato che ci siederemo sul divano sapendola sposata col figlio di Bon Jovi. Nel 2026 i fan di Bridgerton dovrebbero vedere la quarta stagione dello show. Ci vogliono infatti due anni per produrre otto episodi della serie. Dati continui ritardi della produzione, gli spettatori si chiedono quale sia il problema nel girare la nuova stagione di una serie dalla routine già avviata, con il cast a rischio continuo di dispersione. Il vero nemico delle serie tv non è la scarsa soglia di attenzione del pubblico né il costo crescente degli abbonamenti ai servizi streaming. È il tempo che incalza. La vita vera travolge i corpi che che incarnano i personaggi fittizi, l’attualità e la concorrenza mutano la percezione di una storia, la sua rilevanza, la sua appetibilità. Nella sua battaglia contro il tempo, Slow Horses parte già con un vantaggio notevole. Il suo protagonista Gary Oldman ha superato la sessantina. Il suo progressivo invecchiare può solo aiutare a una serie che ha il problema opposto: dare il senso del tempo che passa.

Pur essendo iniziata anni dopo le due hit Netflix, nel 2025 finirà probabilmente per superare entrambe per numero di stagioni. In appena quattro anni, la produzione Slow Horses è riuscita a ultimare cinque stagioni. Il tutto mantenendo una qualità produttiva eccellente, con una evoluzione tale da raccogliere nove nomination agli ultimi Emmy. Se Slow Horses non è l’attuale ossessione seriale collettiva, è solo perché fa parte del catalogo più ignorato nell’attuale panorama streaming: quello di Apple TV+, tanto impegnata a realizzare prodotti di pregio quanto incapace di farli scoprire al grande pubblico. Slow Horses è la meno seguita delle migliori serie attualmente in produzione; in pochissime se la giocano al suo livello. Gary Oldman è l’unico elemento di vero richiamo dell’adattamento della saga di romanzi firmata da Mick Herron, salutato dalla critica come il nuovo John Le Carré.

Slow Horses infatti è il ribaltamento comico – di quella comicità corrosiva, cinica e talvolta malinconica tipica dello spirito anglosassone – del compassato George Smiley di La Talpa. Ritroviamo Oldman, che è stato uno degli Smiley più amati al cinema, nella versione caricaturale del ruolo: Jackson Lamb. Grasso, scorreggione, sporco, crudele con i suoi sottoposti, ma altrettanto occhialuto, disilluso e acuto di Smiley. Ogni stagione di Slow Horses lo vede fronteggiare un caso alla James Bond, ma senza un James Bond ai suoi ordini. La sua sede distaccata, il Pantano, ospita infatti un manipolo di reietti dell’intelligence, i “ronzini” del titolo. Incapaci, indolenti, buoni solo per il licenziamento, ma tenuti insieme da Lamb a suon di rimbrotti, fino a creare un’improbabile ma efficace squadra.

La trama da spy story e l’approccio produttivo da serie Bbc sono convenzionali, ma Slow Horses è un continuo, sorprendente crescendo. La sua eccezionalità sta altrove, proprio in quella soluzione che tutti cercano e che sta in bella vista, come la risoluzione di ogni buon mistero. Guardando all’evoluzione delle serie di punta si ha spesso un senso di disordine, di scarso controllo. Il minutaggio degli episodi oscilla verso il lungometraggio, il numero degli stessi a stagione è variabile, le stagioni divise in blocchi. Slow Horses è un metronomo: sei episodi a stagione, sempre intorno ai cinquanta minuti, una nuova stagione ogni decina di mesi. Sul set si girano due stagioni alla volta, da qui il disperato tentativo di rendere lo scorrere del tempo attraverso improbabili tagli di capelli.

Gary Oldman e l’amico produttore Douglas Urbanski si sono battuti per mantenere lo stesso regista per tutti gli episodi di una singola stagione, evenienza rarissima nella serialità attuale, che garantisce una coerenza stilistica e tonale impareggiabile, regalando a ogni stagione un carattere distintivo. La gestione del tempo è estremamente controllata anche all’interno della narrazione: ogni romanzo di Mick Herron si svolge nel giro di qualche giorno. Seguiamo Lamb e i suoi ronzini quel tanto che basta per portare a termine una nuova missione. Sei episodi significa che ogni scena conta, deve avere un motivo d’esistere. Il passo è, gioco forza, spedito, la narrazione sempre tesa, ficcante. Slow Horses non può concedersi distrazioni: non ha il tempo per indulgere nel fanservice, per ibridarsi con ciò che non attiene alla sua serialità rigorosa, controllata. Attinge al meglio del mondo cinematografico – la produzione di alto livello, l’evoluzione narrativa sempre vigile – senza rinunciare a quella sensazione più familiare, più cadenzata della serialità stagionale.

Gary Oldman si è già detto disponibile ad adattare tutti e otto i romanzi finora scritti da Mick Herron. Se Slow Horses mantiene il suo ritmo, potrebbe farcela in un paio di anni. Liberata dai vincoli della trasmissione settimanale e dalla necessità di pause stagionali e filler, la serialità è cresciuta in senso orizzontale e verticale, avvicinandosi ai film ma rigettando la loro economia narrativa. È diventata spesso vittima del proprio successo, concedendosi ogni indulgenza e perdendo la propria visione strada facendo. Costretto alla bulimia alternata a lunghissimi digiuni, il pubblico ha disimparato ad aspettare, aggravando il problema.

Slow Horses dimostra che è possibile gestire al meglio il tempo – dentro e fuori la logica narrativa della storia – tenendo insieme la narrazione veloce e ambiziosa della serialità via streaming e l’appuntamento settimanale con il pubblico da vecchia serie trasmessa in chiaro. La sua soluzione alla crisi della serialità odierna richiede però rigore, disciplina, visione d’insieme e la capacità di non cedere ai desiderata di piattaforme e fan. Tutti elementi forse meno incalzanti del tempo, ma altrettanto implacabili nel depauperare una serie della sua qualità.

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