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Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
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James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
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Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

Per fortuna che c’è Skam Italia

È iniziata la terza stagione della serie cult tra gli adolescenti, raro caso di adattamento che eguaglia (se non supera) il prodotto originale.

13 Marzo 2019

La terza serie di Skam Italia è iniziata lunedì 11 marzo con la consueta clip in tempo reale, che andrà a sommarsi alle altre quattro in uscita nei prossimi giorni fino a formare l’episodio di venerdì 15. È così che funziona il meccanismo imitativo della realtà nella serie tv che più sembra aver catturato l’interesse recente degli adolescenti italiani, raro caso di riadattamento televisivo riuscitissimo. Di Skam qui su Studio ne avevamo parlato in tempi non sospetti a proposito dell’originale norvegese, andato in onda sull’emittente Nrk dal settembre 2015 a giugno 2017. Ci era piaciuto perché era un ritratto credibile e privo di orpelli, anche se sicuramente circoscritto, dei teenager europei, alle prese con, beh, cose da teenager come le difficoltà in famiglia, la scoperta della propria sessualità, l’ansia sociale di essere (o se non altro di apparire) popolari. Un po’ lo Skins della Genarazione Z. Prima ancora che 13 Reasons Why e Riverdale, è stato Skam, ideato dalla giovane autrice Julie Andem, a riportare l’attenzione su un genere che sembrava dimenticato, e proprio nel bel mezzo della fantomatica età dell’oro del format televisivo.

Dopo il successo ottenuto in Norvegia i diritti della serie sono stati venduti, sotto stretto controllo di Andem e del suo team, a Francia, Germania, Stati Uniti, Belgio, Spagna e Paesi Bassi e, appunto, Italia, dove è stato riadattato dal regista Ludovico Bessegato per le prime due stagioni, mentre la terza è affidata a Ludovico Di Martino (Bessegato rimane showrunner e produttore creativo). Ogni stagione è dedicata al punto di vista di un unico personaggio – che ha anche degli account social che si animano con contenuti che sono funzionali alla trama – e dopo Eva (interpretata da Ludovica Martino) e Martino (Federico Cesari) che corrispondono ai norvegesi Eva e Isak, è la volta di Eleonora (Noora), interpretata da Benedetta Gargari. All’uscita della prima clip, Skam Italia è arrivato subito primo tra i trending topic di Twitter, dove esiste una comunità accanita che lo commenta e che non è stata per nulla felice di scoprire che le clip e gli episodi, finora visibili in chiaro, sono ora disponibili per i soli abbonati. Una decisione legittima, quella di TimVision, ma che i fan non hanno preso per nulla bene, al punto da mettere in piedi petizioni per richiederne la visione gratuita. Trattenete le risate di scherno e gli occhi al cielo: basta farsi un giro nell’hashtag #SkamItalia su Twitter per capire le ragioni di tanta mobilitazione – non tutti possono permettersi l’abbonamento di cinque euro al mese anche se sembra esiguo, l’emittente non lo aveva specificato precedentemente – che dicono molto del consumo che oggi si fa di un prodotto televisivo e dell’attaccamento, quello sì transgenerazionale, verso la propria serie tv preferita, tanto più quando si hanno quindici anni.

L’altra cosa interessante che si nota scorrendo quell’hashtag, poi, sono i tweet e le ricondivisioni in inglese, che dimostrano ancora una volta come Skam Italia, esattamente come la sua controparte norvegese, sia diventato un fenomeno internazionale. I tweet, i meme e i “reaction video” su YouTube valgono forse di più dell’endorsement di Buzzfeed dello scorso ottobre, che aveva segnalato Skam Italia tra le serie non in inglese da vedere, tra l’altro come bonus in un pezzo in cui c’erano solo show Netflix. In Skam Italia tutto funziona: la sceneggiatura, che ha mantenuto la sensibilità originaria, il cast di giovani attori e le ambientazioni, che rendono finalmente giustizia a Roma senza scadere nella banalità. Quei tweet virali, poi, dimostrano anche che esiste un mondo digitale in cui oggi si muovono gli adolescenti, una sorta di “safe space” dove gli adulti non saprebbero orientarsi, esattamente come succede per le ragazze da milioni di views che Clara Mazzoleni racconta sul nuovo numero di Studio. Il teen-drama, intanto, si è ripreso tutto lo spazio che meritava: basti pensare a Netflix, che con Baby, Élite ma soprattutto con Sex Education e Derry Girls, sta conducendo un interessante esperimento sul genere, dando voce a sceneggiatori giovani, spesso donne, che hanno molte cose da dire e lo fanno all’interno di un pacchetto, quello del telefilm adolescenziale, che per lungo tempo non è stato considerato televisione di qualità. Alcuni di questi show, va detto, sono platealmente pensati anche per gli adulti (vedi le strizzatine d’occhi a certi periodi storici, come gli anni Ottanta immaginati di Sex Education), mentre guardare Skam è un salto anche se di anni ne hai trentadue: ti fa capire quanto questi qui saranno più svegli di noi, che siamo cresciuti con quei due melodrammatici ansiosi di Dawson Leery e Marissa Cooper.

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