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23:47 mercoledì 8 aprile 2026
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata all'estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
La partecipazione di Kanye West al Wireless Festival di Londra ha causato un disastro commerciale e una crisi politica Gli sponsor hanno abbandonato il festival, il governo ha negato il visto a Ye, il festival è stato cancellato. Tutto in 48 ore.
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.

Elogio della plastilina

È uscito al cinema Shawn The Sheep, dagli autori di Wallace & Gromit - La maledizione del coniglio mannaro. Un'occasione per tessere le lodi dello stop-motion. Anche perché certi attori in carne e ossa hanno meno espressioni dei pupazzetti.

16 Febbraio 2015

Studio n.22 è uscito in edicola e su iPad. Pubblichiamo qui uno dei dispacci, dedicato allo stop-motion in occasione dell’uscita del film d’animazione Shaun the Sheep, nelle sale italiane dal 12 febbraio.

Back to basics, a una tecnica nata per errore. Georges Méliès stava filmando il traffico parigino, la pellicola si inceppò negli ingranaggi della macchina da presa, servì un po’ di tempo per disincagliarla e riprendere a girare. Proiettata sullo schermo, la pellicola mostrò un pionieristico effetto speciale: il tram a cavalli al centro della scena si era trasformato in un carro funebre. Forte del suo passato da illusionista, Méliès – celebrato nel film di Martin Scorsese Hugo Cabret, dalla graphic novel di Brian Selznick, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, uscita in Italia con Mondadori – sfruttò l’incidente per fare apparire e sparire i diavoletti nel suoViaggio sulla luna.

Fu la prima scintilla dell’animazione a passo uno. Disegni, silhouettes, pupazzi, burattini, fiammiferi – perfino coleotteri, nei filmini del russo Ladislaw Starevich – venivano inquadrati un fotogramma alla volta, modificati di pochissimo per il fotogramma successivo, e via di gran pazienza, fino a creare l’illusione del movimento (ventiquattro fotogrammi al secondo per un secondo di film, sedici ai tempi del muto: ecco perché viste oggi le comiche paiono epilettiche).

La tecnica resiste. L’ha usata Wes Anderson per Fantastic Mr Fox, l’aveva usata, oramai un decennio fa, Tim Burton per The Nightmare Before Christmas, l’ha usata la premiata ditta britannica Aardman per Pirati! Briganti da strapazzo e per il recentissimo Shaun the Sheep (nelle sale italiane dal 12 febbraio, distribuito da Koch Media). Sono in stop-motion i video amatoriali con i mattoncini e i personaggi Lego reperibili su YouTube, mentre The Lego Movie, diretto da Phil Lord e Chris Miller, imita l’animazione a passo uno usando il computer. Realismo, in questo caso, significa restituire l’effetto “mattoncino” e la ridotta mobilità dei bambolini.

Nonostante la Pixar, uno zoccolo duro di spettatori ancora resiste al cinema di animazione. Nonostante la sequenza finale di Pirati! (un meraviglioso catalogo del pop all’epoca della regina Vittoria, da Jack lo Squartatore all’Uomo Elefante), la plastilina animata ancora fa storcere il naso. Anche i fan di Wes Anderson hanno avuto uno sbandamento davanti alla famiglia di volpacchiotti. Lui con addosso il completo di velluto che il regista indossa nelle fotografie, lei con abitini a fiori cuciti amorevolmente: la stoffa era stoffa, i bottoni erano bottoni, il giornale era di carta. Sono piaceri che l’animazione computerizzata, per quanto perfetta e raffinata nel rendere la trasparenza dell’acqua e la pelliccia dei mostri, non consente.

Shaun the Sheep è uno spin off della serie creata da Nick Park Wallace e Gromit: l’inventore ghiotto di formaggio e il suo cane li abbiamo rivisti nel film La maledizione del coniglio mannaro, premio Oscar nel 2006 per l’animazione. Alla fattoria – “Mossy Bottom” è l’indicazione stradale, il cartello opposto dice “Big City” – il contadino è orbo e la pecorella Shaun se ne approfitta per trascinare il gregge in avventure demenziali, con la complicità involontaria del cane da pastore Bitzer. Gambette a stanga di plastilina, un ciuffo lanoso, gli occhi a palla: bastano, assieme al gusto per i dettagli e per la comicità slapstick, a creare un personaggio divertente, tenero, irresistibile (certi attori in carne e ossa hanno meno espressioni).

Cogliamo l’occasione per rendere omaggio a un fantastico cortometraggio italiano, girato in stop motion da Edo Natoli. Secchi – abbreviazione di “secchioni” – dura dodici spassosi minuti: i pupazzi si muovono in una scuola e in camerette così affollate di minuscoli oggetti che viene la tentazione di fermare l’immagine per non perdersi nulla.

Dal numero 22 di Studio

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