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20:10 venerdì 11 settembre 2026
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.

Di cosa si è parlato questa settimana

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, eleggere per la seconda volta Donald Trump come presidente è americano.

di Studio
09 Novembre 2024

Stati Uniti – Notti MAGA
E alla fine è arrivato, anzi tornato (“Trump storms back”, titolava minacciosamente il New York Times il 6 novembre), in uno spoglio elettorale che si preannunciava lungo e complicatissimo e che invece è stato breve e chiarissimo. L’America ha rivoluto Trump come suo Presidente, l’indicazione è stata piuttosto definitiva. L’Europa e l’Italia, impaurite dai possibili, se non probabili danni, all’export, si interrogano invece su come fermare un’onda reazionaria che sembra inarrestabile. Le ricette sono tutte sui social, ma le idee purtroppo sono sempre le stesse.

Medio Oriente – Iran, Baby, Iran
La giornalista e attivista iraniana Masih Alinejad ha scritto su X di aver parlato con parenti e amici della ragazza iraniana la cui immagine è diventata virale nell’ultima settimana. L’abbiamo vista tutti seduta, vestita solo del suo intimo, sulle scale dell’università: Alinejad ha confermato che Mahla Daryaei, questo il suo nome, non è affetta da nessuna malattia mentale, come invece avevano dichiarato fonti del governo, e che davvero si è spogliata in pubblico per protestare contro i soprusi della polizia morale. Nel suo post, Alinejad ha scritto anche che Daryaei sarebbe stata ricoverata – o meglio, internata – nell’Ospedale psichiatrico di Teheran. Le sue condizioni sarebbero preoccupanti: dal suo arrivo è stata isolata in una stanza, piantonata 24 ore su 24 da agenti della polizia. Chi la prendeva in giro dovrebbe rileggerne bene la storia.

Polemiche – Scuola di polizia
Tre mesi di sospensione per un’opinione (criticabile, certo: non è il punto). L’insegnante e scrittore Christian Raimo è stato punito così, in modo piuttosto eclatante e simbolico, per aver criticato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara durante un dibattito pubblico. Raimo insegna all’istituto Pacinotti-Archimede di Roma e ha ricevuto questa settimana il provvedimento di sospensione dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, che prevede che non possa insegnare per tre mesi e che – e qui c’è anche la grave conseguenza economica – riceva uno stipendio tagliato del 50 per cento. Punirne uno per educarne cento: che sia una sentenza senza precedenti è evidente. Moltissimi, nel mondo culturale ma non solo, hanno espresso solidarietà e vicinanza: per chi volesse dare una mano, anche una raccolta fondi per le spese legali, qui.

Cinema – Queer of the Stone Age
L’unico lato positivo di questa vicenda è che almeno è servita ad alleggerire la pesantissima agenda di Luca Guadagnino: niente trasferta a Istanbul per presentare Queer al Mubi Fest, evento annullato a meno di 24 ore dall’inaugurazione e con i biglietti già esauriti. Per queste ferie inaspettate il regista deve ringraziare le autorità locali di Istanbul, che hanno vietato la proiezione preoccupate dalle possibili conseguenze «sulla pace sociale e sull’ordine pubblico». Allora non se ne fa niente, hanno risposto quelli di Mubi. Cosa c’è di più sedizioso di una storia d’amore tra due uomini, d’altronde: oggi sono due gay che si amano, domani una brigata di gay che danno l’assalto alla residenza di Erdogan. Chissà come sarebbe contento William S. Burroughs di sapere che dopo tutti questi anni, il suo libro riesce ancora a suscitare queste reazioni.

Cronaca – Amsterdam Arena
Partiamo dal presupposto che andare in giro per il mondo a vedere partite di calcio ma unire a questo diletto il gusto di sfasciare le città che ci ospitano non è un’attività molto intelligente. Ci sono stati forti scontri di opinione sugli scontri fisici di giovedì notte ad Amsterdam, tra ultras del Maccabi Tel Aviv e non si sa bene chi, se tifosi dell’Ajax o persone non per forza legate al calcio. La ricostruzione più credibile, alla fine, ci sembra questa: molti ultras del Maccabi (notoriamente di estrema destra) hanno fatto casino nel centro di Amsterdam, strappando bandiere palestinesi appese ai balconi, scandendo orribili cori razzisti, perfino picchiando un tassista a quanto pare solo perché arabo. Alla fine della partita (durante cui hanno anche violato il minuto di silenzio per le vittime di Valencia), qualcuno che gliel’aveva giurata ha aspettato gruppi di tifosi del Maccabi per vendicarsi. Violenza chiama violenza: brutta roba. Tutto per una partita di calcio. C’è chi ha gridato al pogrom, parola che però ci sembra eccessiva, conoscendo il suo significato. Difficile riuscire a ragionare: gli animi sono molto tesi, purtroppo.

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