E non solo: per il film, che uscirà nelle sale il 3 marzo e sarà su Netflix a partire dal 20, ha scritto anche due canzoni inedite.
Il cast di Oppenheimer ha abbandonato la premiere del film per unirsi allo sciopero degli attori di Hollywood
Dopo giorni di indiscrezioni, ieri la notizia è diventata ufficiale: la Screen Actors Guild (Sag), il sindacato degli attori di Hollywood, ha proclamato lo sciopero invitando tutti gli iscritti a interrompere qualsivoglia attività lavorativa. Uno sciopero così grosso non veniva indetto da più di quarant’anni. Uno sciopero così grosso, in contemporanea con un altro sciopero altrettanto grosso – quello degli sceneggiatori, che prosegue ormai ininterrottamente dal 3 maggio – a Hollywood non si vedeva dal 1960. Una cosa che, invece, forse non si è mai vista è l’intero cast di un film apprendere all’improvviso la notizia dello sciopero e decidere immediatamente di unirsi: è successo ieri durante la premiere londinese di Oppenheimer, quando il cast del film ha abbandonato la proiezione in programma al cinema ODEON Luxe Leicester Square un attimo prima che cominciasse.
«Purtroppo non possono rimanere, devono andare a scrivere i cartelli di protesta che useranno nello sciopero appena indetto dalla Sag. Uno sciopero che si affianca a quello già indetto dal mio sindacato, la Writers Guild, impegnato con i suoi iscritti nella lotta per dei compensi equi», ha commentato il regista Christopher Nolan, evidentemente d’accordo con la decisione del suo cast e con la protesta degli attori hollywoodiani. Negli ultimi mesi la Screen Actors Guild ha portato avanti le trattative con i rappresentanti degli studios, nel tentativo di raggiungere un accordo sul nuovo contratto collettivo degli attori del cinema e della tv. La trattativa non è andata a buon fine e a partire dalla mezzanotte di venerdì 14 luglio tutti gli iscritti all’associazione si asterranno dalle partecipazioni a premiere, interviste, convention, festival, fiere. Oltre che, ovviamente, dalle riprese sul set. Per il momento lo sciopero è stato indetto solo dall'”ala ovest” del sindacato – quella, in sostanza, losangelina – che conta 11 mila membri sui 16 mila totali.
«È una situazione che nessuno vuole, ma se la nostra leadership dice che l’accordo proposto dagli studios non va bene, allora dobbiamo tenere il punto e ottenere un accordo equo per gli attori. Per tantissimi attori questo accordo farà la differenza. Dobbiamo fare ciò che è giusto per i nostri colleghi e le nostre colleghe», ha spiegato Matt Damon, uno dei protagonisti di Oppenheimer, prima di abbandonare l’anteprima. E, in effetti, la presidente della Screen Actors Guild, Fran Drescher (sta girando moltissimo sui social un suo accoratissimo discorso che probabilmente farà dimenticare il fatto che lei era Francesca Cacace, La tata), ha accusato gli studios di «piangere miseria, di lamentarsi di perdere miliardi a destra e a manca, ma di continuare a coprire di soldi i loro Ceo. Stanno dalla parte sbagliata della storia».
Il cantante ci parla di ricordi e piaceri, musica e traguardi, Sanremo 2026 e il Sanremo di Pippo Baudo. L’ultimo disco, Casa Paradiso, con i primi concerti giovanili, imitando gli Oasis, fino al nuovo tour nei palazzetti. La maturità e la famiglia con un certo sapersi godere la vita, le amicizie, i piaceri più semplici.
Dei Lumiere e dei cimiteri della Galizia, del teatro e della danza, del corpo e di psicologia della Gestalt: di tutto questo, e ovviamente di cinema, abbiamo parlato con il regista di uno dei film più amati, odiati, premiati e discussi dell'ultimo anno.
Il 19 febbraio 2016 moriva a Milano uno dei più grandi pensatori italiani. Dieci anni dopo, tutti cercano di appropriarsi di lui: destra e sinistra, apocalittici e integrati, intellettuali e populisti. Dimostrando, tutti, di non averlo capito.