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La tregua tra Usa e Iran prevederebbe un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave che passa per lo Stretto di Hormuz. Prima della guerra non c’era nessun pedaggio Il problema è che, secondo l diritto internazionale, non si può imporre un pedaggio in acque internazionali. Ma sia Iran che Usa hanno promesso di farlo.
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Un’importante associazione americana ha chiesto la rimozione di Trump in base al 25esimo Emendamento, quello che permette di destituire un Presidente perché mentalmente instabile La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
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Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai È la gitarella in giornata portata alle estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.
Asghar Farhadi ha scritto una lettera in cui chiede a tutto il mondo del cinema di protestare contro Stati Uniti e Israele per quello che stanno facendo in Iran «Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.

Il cast di Oppenheimer ha abbandonato la premiere del film per unirsi allo sciopero degli attori di Hollywood

14 Luglio 2023

Dopo giorni di indiscrezioni, ieri la notizia è diventata ufficiale: la Screen Actors Guild (Sag), il sindacato degli attori di Hollywood, ha proclamato lo sciopero invitando tutti gli iscritti a interrompere qualsivoglia attività lavorativa. Uno sciopero così grosso non veniva indetto da più di quarant’anni. Uno sciopero così grosso, in contemporanea con un altro sciopero altrettanto grosso – quello degli sceneggiatori, che prosegue ormai ininterrottamente dal 3 maggio – a Hollywood non si vedeva dal 1960. Una cosa che, invece, forse non si è mai vista è l’intero cast di un film apprendere all’improvviso la notizia dello sciopero e decidere immediatamente di unirsi: è successo ieri durante la premiere londinese di Oppenheimer, quando il cast del film ha abbandonato la proiezione in programma al cinema ODEON Luxe Leicester Square un attimo prima che cominciasse.

«Purtroppo non possono rimanere, devono andare a scrivere i cartelli di protesta che useranno nello sciopero appena indetto dalla Sag. Uno sciopero che si affianca a quello già indetto dal mio sindacato, la Writers Guild, impegnato con i suoi iscritti nella lotta per dei compensi equi», ha commentato il regista Christopher Nolan, evidentemente d’accordo con la decisione del suo cast e con la protesta degli attori hollywoodiani. Negli ultimi mesi la Screen Actors Guild ha portato avanti le trattative con i rappresentanti degli studios, nel tentativo di raggiungere un accordo sul nuovo contratto collettivo degli attori del cinema e della tv. La trattativa non è andata a buon fine e a partire dalla mezzanotte di venerdì 14 luglio tutti gli iscritti all’associazione si asterranno dalle partecipazioni a premiere, interviste, convention, festival, fiere. Oltre che, ovviamente, dalle riprese sul set. Per il momento lo sciopero è stato indetto solo dall'”ala ovest” del sindacato – quella, in sostanza, losangelina – che conta 11 mila membri sui 16 mila totali.

«È una situazione che nessuno vuole, ma se la nostra leadership dice che l’accordo proposto dagli studios non va bene, allora dobbiamo tenere il punto e ottenere un accordo equo per gli attori. Per tantissimi attori questo accordo farà la differenza. Dobbiamo fare ciò che è giusto per i nostri colleghi e le nostre colleghe», ha spiegato Matt Damon, uno dei protagonisti di Oppenheimer, prima di abbandonare l’anteprima. E, in effetti, la presidente della Screen Actors Guild, Fran Drescher (sta girando moltissimo sui social un suo accoratissimo discorso che probabilmente farà dimenticare il fatto che lei era Francesca Cacace, La tata), ha accusato gli studios di «piangere miseria, di lamentarsi di perdere miliardi a destra e a manca, ma di continuare a coprire di soldi i loro Ceo. Stanno dalla parte sbagliata della storia».

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