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Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.
La Filarmonica di Berlino lancerà il suo festival letterario e la prima ospite sarà Han Kang Il 7 settembre la scrittrice terrà una lettura della sua nuova opera, La scatola delle lacrime, accompagnata dai musicisti della Filarmonica.

Hakimono, le scarpe in pelle fatte in Giappone

Il consorzio Hakimono raccoglie alcuni dei marchi che esprimono la migliore tradizione calzaturiera giapponese, con una particolare attenzione alla sostenibilità.

di Studio
24 Febbraio 2021

“Hakimono” in giapponese significa genericamente “cose ​​che camminano con i piedi”. Ed è anche il nome di un consorzio il cui obiettivo è incoraggiare e sviluppare l’industria giapponese delle calzature in pelle attraverso un’accorta selezione di marchi che coniugano la tradizione artigianale del Paese con le nuove tecnologie di produzione e un ottimo design. Uno dei focus è la sostenibilità, come nel caso di Numero Uno, brand che utilizza un materiale in pelle unico. Il marchio ha infatti brevettato una speciale scarpa in pelle realizzata dal pesce palla (“Fugu”). Ittestu Ohyama, designer di Numero Uno, è convinto che utilizzare materiali di scarto possa innescare un processo di produzione virtuoso, che miri a dare nuova vita a qualcosa che altrimenti sarebbe sprecato. Un altro materiale con cui sta sperimentando è la pelle di daino: Ohyama ha infatti collaborato con una delle più famose aree conciarie di pelle di daino “Yoshino” nella prefettura di Nara. E ora sta lavorando per ottenere una pelle color indaco, che renderà il materiale più forte, risolvendo così uno dei più grandi punti deboli della pelle di daino. Come designer di scarpe in pelle, Ohyama vorrebbe contribuire a gestire il buon equilibrio tra natura e industria della moda lavorando sempre sull’utilizzo di materiali naturali.

 

Kyoko Sasage, invece, utilizza il tradizionale metodo della carta “Washi” per realizzare le sue scarpe. La carta Washi è più resistente e sottile della carta europea e può essere utilizzata come fibra di tessuto nella sua forma originaria. Partendo dall’idea di ridurre il carico ambientale prodotto dall’industria della moda, molti marchi e addetti ai lavori stanno da anni cercando un sostituto appropriato della fibra chimica e il tessuto Washi potrebbe essere una buona soluzione. Esiste in natura ed è piuttosto resistente. Per la sua elevata traspirabilità e per la funzione antibatterica, poi, è particolarmente adatta a essere posizionata all’interno della calzatura. Inoltre, utilizzando questo materiale per le scarpe di cuoio, il prodotto finale sarà biodegradabile. Si chiama pelle “Nibe” quella brevettata dal designer H. Katsukawa per il suo marchio omonimo, che valorizza la forma naturale e ha una speciale texture non uniforme. Per il marchio, è anche un’occasione di pensare il prodotto all’interno di un ciclo naturale, offrendo la possibilità di indossare qualcosa di unico così come sono unici i clienti, intesi come esseri umani dotati di capacità di scelta ed etica.

Hiroshi Kida

Il designer Hiroshi Kida, infine, è a capo di due marchi sotto la sua azienda Studio Imago: uno è quello che porta il suo nome, l’altro è +SOLE (ADDITIONAL SOLE). Le scarpe di Hiroshi Kida sono prodotte con il tradizionale metodo italiano Blake, in cui un’unica cucitura tiene unite la suola, la fodera, la tomaia e il sottopiede. Secondo il designer, dopo il boom della produzione industriale del 19esimo e 20esimo secolo, di cui oggi vediamo gli enormi costi ambientali e umani, è il momento di tornare ai metodi antichi, perché «la nuova domanda sarà soddisfatta alla vecchia maniera», un’affermazione che sembra paradossale solo in un primo momento. Per +SOLE (ADDITIONAL SOLE), invece, si avvale della tecnica dell’upcycling, mediante cui il designer dà nuova vita a vecchie calzature. Questa idea si adatta bene anche alle nuove esigenze emerse nell’industria della moda, tanto più dopo la pandemia, in cui abbiamo imparato quanto sia importante prenderci cura del pianeta che abitiamo.

Numero Uno

H. Katsukawa

Kyoko Sasage

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