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LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Addio Carrie Bradshaw

Come Sarah Jessica Parker è sopravvissuta a se stessa e al personaggio televisivo-totem per eccellenza. Considerazioni sparse su Divorce, la nuova serie Hbo.

19 Ottobre 2016

Nell’epoca dei reboot, dei sequel e delle reunion, Divorce, la nuova serie Hbo con protagonista Sarah Jessica Parker, che arriva su Sky Atlantic il prossimo 30 novembre, ha cercato sin da subito di stabilire una distanza quasi fisica con quell’ingombro che sembrava segnarne il destino. Era evidente già dalla campagna di promozione, nello sforzo della brava protagonista, dell’autrice Sharon Horgan e persino del costumista Arjun Bhasin, di specificare che no, assolutamente, Divorce non era il seguito di quella cosa lì che ha segnato le quarantenni di oggi (così dicono) e in qualche modo viziato anche tutte le altre, prodotto cloni sempre scialbi e nemesi – quelle necessarie – sotto forma di Hannah Horvath. E ancora no, non ci sarà nessuna voce di sottofondo a inocularci la pillola di positività giornaliera. È il 2016, non abbiamo più tempo né spazio per le cabine armadio, né tantomeno per inseguire l’amore romantico, anzi come il titolo dello show asetticamente denuncia, siamo già giunti al capolinea di molte cose: della coppia, del guardaroba e, incidentalmente, delle vite vissute al di sopra delle proprie possibilità, con buona pace di Parigi, dei nomignoli equivoci e della condizione di freelance.

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L’ingombro specifico, che poi è la quota rosa del quartetto magico formato da Tony Soprano, Omar Little e Don Draper nel paradiso delle serie tv, altro non è che Carrie Bradshaw, la scrittrice/giornalista di moda della quale abbiamo amato e distrutto anche l’ultimo baluardo (ovvero quel suo stile francese che poi era in realtà americanissimo) e la cui eredità – stilistica, generazionale, pop – effettivamente giustifica tutta la prudenza di casa a Hbo nel raccontare Divorce. Come scrive infatti Sarah Hughes sul Guardian: «Mentre i telespettatori hanno finito per far combaciare le personalità di Parker e Bradshaw al punto che nessun profilo dell’attrice è completo senza un inventario dei suoi look e delle sue scarpe, la stessa Parker è sempre stata decisa nel rimarcare le differenze» e questo l’ha portata a dover ripetere più volte, in maniera quasi tragicomica, come se non fosse auto-evidente, di non essere per niente simile nella realtà a quella pazza fissata con le scarpe («crazy-shoe-lady», con le sue parole) che vedevamo in tivù. Curioso notare a margine come la stessa Parker avesse trovato poi il suo compagno di vita proprio poco tempo prima di diventare la single più famosa del piccolo schermo, lasciandosi così alle spalle i sette anni burrascosi passati al fianco di Robert Downey Jr. e sposando invece Matthew Broderick. Con lui ha avuto tre figli (James Wilkie, 13, e le gemelle Tabitha Hodge e Marion Loretta, 7) e un matrimonio che dura da diciassette anni, informazione che non passerà inosservata agli orfani dei Brangelina. Insieme sono habitué dei dorati salotti intellettuali newyorkesi, cui i genitori dello stesso Broderick appartengono, ma Sarah Jessica, che è originaria di Nelsonville (Ohio) e quindi newyorkese acquisita, ha tutt’altro background, un’infanzia di molte rinunce in una famiglia numerosa, da cui ha ereditato la curiosità culturale e una rigida etica del lavoro.

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A cinquantuno anni Sarah Jessica si è data la possibilità di reinventarsi, di staccarsi definitivamente dalla Carrie che fu e di ricordare a tutti quelli che di successo sono morti che sì, è possibile lasciarsi alle spalle con grazia anche quel ruolo che ti è valso quattro Golden Globe, tre Sag Awards e due Emmy. Il suo stile di celebrità, d’altronde, è sempre stato improntato alla discrezione almeno quanto le gonne di tulle del suo alter ego erano flamboyant. Ora che Divorce ha debuttato, allora, possiamo finalmente farci un’idea più completa di cosa significhi questo suo ritorno televisivo. Tanto per cominciare, la Frances interpretata da Parker ha un unico, preciso obiettivo: essere vera, realistica, «relatable». Non come quell’altra. Deve esserlo già dal look: costumista e attrice hanno scelto la silhouette anni Settanta – che poi è quella più in voga da molte stagioni ormai, come Gucci insegna – e deciso di non pescare dai department store del lusso gli ultimi trend, a favore di eBay, Etsy e i negozi di vintage. L’ispirazione arriva da alcuni film di cui Parker ha molto discusso assieme a Bhasin, fra cui Una donna tutta sola di Paul Mazursky (1978) con protagonista Jill Clayburgh, American Gigolò (di Paul Schreder, 1980), Kramer contro Kramer (di Robert Benton, 1979), Io e Annie e Interiors di Woody Allen, entrambi del 1978. Gli abiti chemisier dallo stile severo ricordano quelli di Katharine Hepburn, declinati però in fantasie e tessuti morbidi e caldi, sofisticati quel che basta per ricordarci che Frances è una donna che guadagna più del marito (e quindi avrà molto più da perdere dal divorzio), è già scesa a patti con il suo corpo e si è creata nel tempo un guardaroba nel quale si rispecchia. Ha due figli in età preadolescenziale e un marito che porta improbabili giacche a quadri (interpretato dal meraviglioso Thomas Haden Church), non vive a Manhattan ma nella contea di Westchester e di fronte all’infarto di un amico a un party, si rende conto che qualcosa nel ménage familiare si è rotto per sempre.

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Sul New Yorker, Jeannie Suk Gerves scrive che «lo show dimostra di capire come la modalità stessa con cui le persone divorziano può rivelare molto più del loro matrimonio di qualsiasi altra cosa successa prima che questo finisse». Quello del divorzio e della fine dell’età delle illusioni è un tema delicato che la stessa Parker sente molto vicino alla sua generazione, come ha più volte dichiarato, e che la serie sembra affrontare per ora con la giusta dose di introspezione e ironia. La storyline, almeno per come viene accennata nelle prime puntate, sembra già toccare tutti i punti chiave della questione, dal senso di colpa del coniuge che per primo decide di troncare il rapporto alla rabbia di quello offeso e tradito, passando per i rapporti imbarazzati con i figli che sembra sempre sappiano già tutto. Ci sarà una battaglia legale? Molto probabilmente, così come non mancheranno i ripensamenti e i colpi di scena, cui speriamo di assistere perché questa Frances abbia il tempo di entrare nel nostro immaginario collettivo. Intanto i cappotti che indossa (uno rosa, uno azzurro cielo) sono già degli ottimi presupposti per affezionarcisi: il costumista ha infatti spiegato che il personaggio ne possiede solo due, di buona fattura, e sa di poterci fare affidamento nel freddo inverno newyorkese, proprio come farebbe una donna normale. Che magari ne avrebbe scelto almeno uno nero, ma ehi, non è di Sarah Jessica Parker che stiamo parlando?

In testata e all’interno dell’articolo: screenshot da Divorce.
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