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La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.
Per la prima volta Pitchfork ha spiegato come assegna e cosa significano i voti che dà agli album È una guida che introduce anche gli abbonamenti al sito, che permetteranno agli utenti di aggiungere il loro voto a quello dei giornalisti.
A sorpresa è uscito un nuovo trailer dell’Odissea di Nolan e sono tutti interdetti dalla scoperta che nel film c’è anche Travis Scott E anche questa volta i fan si sono messi subito a litigare, anche se nessuno sa ancora che ruolo interpreta Scott nel film.
Un attivista irlandese ha pubblicato su internet l’identità di migliaia di agenti dell’ICE Lo ha fatto su un sito che si chiama ICE List, al momento ci si trovano 4500 nomi, indirizzi email e numeri di telefono di agenti dell'anti immigrazione.
In Iran i morti potrebbero essere 30mila in due giorni, la strage più efferata dalla Seconda guerra mondiale L'unico precedente paragonabile sarebbe l'eccidio di Babyn Yar dove, tra il 29 e il 30 settembre del 1941, i nazisti uccisero 33 mila ebrei ucraini.

Togliete Sanremo dalle mani dei Millennial

L'operazione Y2K del Festival è l'affermazione di una verità che la nostra generazione sperava di non dover affrontare mai: siamo diventati i vecchi.

07 Dicembre 2022

La prima volta che ho visto il primo video TikTok di Paola e Chiara, in cui le sorelle strizzano gli occhi per mettere a fuoco lo schermo come due vecchie miopi e mettono il dito sulla telecamera, presumo ironizzando sul fatto di avere ormai una certa età (1974 e 1973), l’ho trovato divertente. La seconda volta che l’ho guardato mi è venuto da piangere. Sarà perché, come evidentemente anche loro, avevo appena investito centinaia di euro nella mia dose semestrale di filler e botox per poi sentirmi dire dal mio coinquilino ventenne che, secondo lui, per “certe persone” questo genere di ritocchi è una spesa davvero inutile (sottintendendo due grandi verità: 1. Se sei cessa e ti senti cessa continuerai a essere e sentirti cessa anche con il filler e il botox 2. Non importa con quanta disperazione cerchi di correre ai ripari, hai 35 anni e si vede). Il coinquilino ventenne è ossessionato dagli anni 2000: secondo lui, quel periodo è stata l’ultima luminosa esplosione dell’arte e della cultura. Dopo, soltanto decadenza. Musica, cinema, videogiochi, anime: tutto quello che ama, è uscito poco prima o poco dopo il 2000. Una sera che stavamo riascoltando i Limp Bizkit ha avuto un’epifania. Mi ha guardato e, con un misto di meraviglia, invidia e compassione, come se stesse parlando con una che è stata a Woodstock, ha esclamato: «Ma quindi durante gli anni 2000 tu facevi il liceo!». Mi ha fatto pensare a un articolo che avevo letto qualche giorno prima, in cui una giornalista commentava un TikTok virale di Julia Fox in cui l’attrice parlava della sua paura di invecchiare – ha 32 anni: il suo sfogo è riuscito a offendere tutte le over 40 presenti sulla piattaforma (non moltissime suppongo) – raccontando come le capitasse molto spesso che, al lavoro, durante una normale chiacchierata, un rappresentante della Gen Z la ferisse involontariamente dicendo qualcosa sulla loro differenza d’età, e di come lei stessa, ora over 30, avesse pianto (di vecchiaia) nel giorno del suo ventisettesimo compleanno.

Su Instagram ho notato che molti miei coetanei hanno accolto l’operazione Y2K della prossima edizione di Sanremo con grande entusiasmo. Sarà che Sanremo non mi ha mai appassionato (l’ultimo che ho guardato volontariamente era quello in cui Antonella Ruggero aveva degli spilli argento nei capelli), sarà che sto nel bel mezzo della mia crisi di mezza età (la cosa affascinante della vita di chi sta sempre male è che anche se pensavi di essere già in crisi puoi sempre contare su una crisi peggiore), ma trovo che dover rivedere Paola e Chiara chiedere «Scusa» e gli Articolo 31 cantare «Ohi Maria» sia per noi Millennial una specie di tortura psicologica. Certo, c’è anche un lato comico: quando invecchiamo e continuiamo a fare quello che facevamo da giovani diventiamo cringe, e spesso essere cringe fa ridere. È ormai da un bel po’ che i selfie dei Millennial nelle storie di Instagram mi fanno “cringiare”: non perché non posso fare a meno di notare le prime rughe e una certa stanchezza nello sguardo, ma perché le foto hanno proprio un’altra grana, i look sono da sciure e sciuri, la foto è posizionata nel mezzo della storia e sopra e sotto c’è lo sfondo degradé, i filtri che si mettono in faccia non li usa più nessuno, così come il font con cui scrivono i loro pipponi in stile Facebook. Quando li vedo (ci vedo, perché li pubblico anch’io) sorrido teneramente, un po’ come quando vedo mio fratello cinquantenne aggiornare gli stati su Whatsapp. Eppure c’è un pizzico di tristezza che non riesco a mandare giù. Già invecchiare è difficile, ora dobbiamo anche farlo pubblicamente, virtualmente, reciprocamente. Continuiamo a farci i selfie nel modo sbagliato ma non abbiamo neanche più la lucidità per capire che sarebbe meglio smettere di farlo, almeno per non rattristarci a vicenda. E quando ce ne renderemo conto, continueremo a farlo comunque, perché chissenefrega del giudizio degli altri.

Non bastava essere la generazione più sfigata della storia, ora dobbiamo pure guardare i Gen Z saccheggiarci di quelle che forse sono state le uniche cose decenti della nostra vita, lo stile e le passioni dell’adolescenza. Loro andranno a ripescare e ripostare su TikTok vecchi video di Paola e Chiara e copieranno i loro capelli, le sopracciglia sottili e le pose sexy, noi dobbiamo sorbircele nella versione resuscitata, ricomposte insieme agli altri concorrenti che tornano a tormentarci come fantasmi dal passato, memento mori viventi. Li guarderemo cantare per deriderli insieme o definirli “iconici”. Perché non posso avere il diritto di ricordare Paola e Chiara mentre cantano “Amici come prima” sedute sui loro sgabelli, e ricordare Anna Oxa che canta “Senza pietà” con il tanga in vista? Perché devo subire la continua riscrittura in chiave ironica o celebrativa dei miei ricordi? Davvero l’unico modo per sentirci uniti è riscaldare le minestre della nostra pre-adolescenza? Questo Sanremo è pensato per noi: siamo diventati il pubblico ideale del Festival della canzone italiana. Siamo diventati ufficialmente vecchi.

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