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14:22 martedì 23 giugno 2026
Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.

Per fortuna Sanremo è finito prima dell’otto marzo

Tra monologhi fuori dal tempo e imbarazzanti consegne di fiori, il Festival ha dato di nuovo prova di quanto sia indietro in Italia il dibattito sulle donne.

08 Marzo 2021

Conclusa la settimana di Sanremo con la vittoria dei Maneskin, è giustamente ora di archiviare il Festival per un altro anno, sperando che nel 2022 il teatro Ariston si torni a riempire e, magari, ci sia qualcuno a presentare che non sia Fiorello o Amadeus. Tra le tante polemiche, c’è un tema che ha attraversato tutto il Festival ed è quello che riguarda, beh, le donne. Detto così fa anche un po’ ridere, ma la goffaggine con cui gli autori hanno gestito alcune semplici questioni la dice lunga su quanto sia difficile in Italia parlare di donne senza scadere in stereotipi e siparietti imbarazzanti. Senza voler dare al palco di Sanremo significati più profondi di quelli che ha – è pur sempre Rai1 e i talent prima e i social poi hanno spinto il programma verso questa psichedelica formula mista che deve tenere insieme Millennial, Gen Z e ultraottantenni – se c’è una cosa che anche quest’anno è stata confermata, nonostante i tentativi di ringiovanimento, è quanto sia ancora difficile, nel nostro Paese, uscire da certi rigidi schemi di rappresentazione.

Con il suo gesto di passare al compagno di band Dario Mangiaracina il mazzolino di fiori fino a quel momento distribuito solo a chi possedeva una vagina, Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista ha innescato una reazione a catena che si è prolungata per tutta la manifestazione senza però che i conduttori se ne facessero una ragione, finendo per segnalare tutte le volte che “ora a Sanremo i fiori si danno sia agli uomini che alle donne”. C’è stato il carrellino, il valletto (uomo) guantato e la valletta (donna) in abito da sera, simboli viventi di questa incapacità di gestire l’omaggio floreale, e fieri di questa intersezionalità all’italiana ci siamo poi scontrati con Beatrice Venezi, che ha ritenuto di dover specificare di essere “direttore” e non “direttrice” d’orchestra, suo diritto per carità, prendendosi i plausi di Simone Pillon e Matteo Salvini (chi non li vorrebbe) e, allo stesso tempo, le ingiurie sui social per aver castrato l’ampliamento verso l’inclusività della lingua italiana (che come sappiamo è al livello zero). Il livello massimo di cringe, anche più delle continue battutine di Fiorello contro il “politicamente corretto” vecchie prima ancora di essere pronunciate, è stato però raggiunto da Barbara Palombelli, invitata a rappresentare “le donne di spessore”, separate da quelle di spettacolo perché appunto siamo in Italia, che si è lanciata in un monologo che sembrava scritto negli anni Cinquanta.

Invece, nel mondo fatato della televisione italiana, questo edificante miscuglio di banalità e affermazioni che avrebbero fatto incazzare anche Papa Francesco, ci è stato spacciato come il discorso motivazionale che tutte aspettavamo, noi che non abbiamo Michelle Obama ma possiamo scegliere se diventare Giovanna Botteri, dal Libano alla Cina come in una puntata di Pechino Express, o appunto la Palombelli, ma senza i privilegi della sua generazione. Ora, leggere in questi episodi qualcosa di più della sistemica incapacità della televisione pubblica di stare al passo con i tempi sarebbe anche una forzatura, perché Sanremo è Sanremo e l’Italia è un’altra cosa, e perché se di spettacolo vogliamo parlare ci sono state Matilda De Angelis, Elodie, Madame, Veronica Lucchesi, Gaia e Lous and the Yakuza e tante altre che invece su quel palco ci hanno regalato un sacco di cose belle, eppure il pensiero rimane uno solo, a due giorni da quella lunghissima finale: meno male che l’8 marzo è oggi, sennò chissà cosa ci avrebbero propinato.

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E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.