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Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare «Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.
Nonostante la domanda continui ad aumentare, il prezzo dell’Ozempic e dei farmaci simili sta scendendo moltissimo La scadenza dei brevetti e la competizione tra aziende farmaceutiche sta facendo crollare i prezzi, a partire dagli Stati Uniti.
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A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.

Salvo, un sogno mediterraneo

Il pittore siciliano-torinese in mostra alla Pinacoteca Agnelli con i suoi tramonti, templi e pini marittimi super colorati.

28 Novembre 2024

Sarebbe interessante andarsene per strada con un catalogo di quadri di Salvo e chiedere alla gente, a caso: di quando sono, questi quadri? E per chiunque sarebbe difficile rispondere, e le risposte coprirebbero probabilmente tutti i decenni del Novecento, perché lo stile di Salvo (nato Salvatore Mangione nel 1946 in Sicilia, ma torinese adottato per tutta la vita) sembra uscire da un cantuccio spazio-temporale tutto suo, al di fuori delle correnti che hanno diviso il secolo in grandi scuole. «Salvo era un movimento formato da un solo uomo», scrive Bob Nickas in uno dei saggi contenuti nel libro Io sono Salvo uscito per NERO Editions nel 2023. Salvo ha iniziato a dipingere negli anni Settanta, quando la pittura era considerata morta e senza futuro, e il valore delle sue tele, e la loro importanza, hanno continuato a crescere e crescere fino a raggiungere il picco in questi anni Venti qui, mezzo secolo dopo, quando risultano così attuali da far venire quasi da sorridere – ma di felicità. La nuova mostra Salvo. Arrivare in tempo, che ha esordito alla Pinacoteca Agnelli di Torino il primo novembre è la più grande retrospettiva a lui dedicata (Salvo è morto nel 2015), e non è divisa in ordine cronologico, ma con una fortunata scansione tematica.

C’è la stanza Bar Sport, dedicata alla città notturna e al bar, come centro di gravità della vita popolare; c’è la sala intitolata La Grande Sera, come un romanzo di Giuseppe Pontiggia, amico intimo dell’artista, che mostra tutti i tramonti; c’è la sala per i Notturni, con le lune nel cielo limpido che illuminano il mare e gli alberi e i templi; c’è la sala Mediterranea, quella più “salviana” forse, con le moschee e i fichidindia, i cipressi e Palermo; c’è l’ultima, dedicata all’amata iconografia di San Giorgio e il Drago.

I quadri di Salvo mostrano panorami figurativi semplici: i solidi sembrano fatti come certi giochi per bambini di legno, essenziali, senza fronzoli, senza accessori. Le case, le colline, gli alberi. Archetipici, quasi. Cosa colpisce allora nella sua pittura? La disposizione, prima di tutto. Il colore, più di ogni cosa. Non mi sembra una coincidenza che la nuova fortuna commerciale e critica di Salvo coincida con un’epoca in cui passiamo ore e ore ogni giorno con gli occhi fissi su degli schermi illuminati, che siano orizzontali o verticali non importa. Salvo è un pittore di figure solide e ben definite, ma soprattutto di sentimenti. Un pittore, diremmo oggi, di mood.

L’uso del colore così brillante, monocromo, saturo ricorda, a guardarli nel 2024, quella luminosità estrema e vivace, e studiata apposta per intrattenere e dare allegria. Proprio come gli schermi che teniamo in mano, anche nei quadri di salvo l’assenza dei dettagli microscopici fa sì che la cosa più importante sia il colpo d’occhio. Un colpo d’occhio di dopamina che ci restituisce quasi lo stesso effetto di quando scrolliamo sbrigativamente con il pollice dal basso verso l’alto: una continua meraviglia, un’iper-stimolazione dei sensi. Non è un caso che le tre condizioni atmosferiche principali di Salvo siano anche tra i momenti della giornata più fotografati o instagrammati, ma anche quelli che emozionano ogni essere umano dalla notte dei tempi: il viola elettrico dei crepuscoli autunnali, l’oro della “golden hour” estiva, il bagliore di una luna piena nel velluto del cielo terso.

Qualche anno fa, a Malta, conobbi Richard England, un architetto di fama mondiale, allievo di Gio Ponti, tra i progettisti della leggendaria Baghdad degli anni Ottanta. Le sue architetture sembrano venir fuori da un quadro di Salvo, e ricordo che parlammo a proposito di quali sono le principali caratteristiche di un’architettura mediterranea. Lui rispose: «È la luce». Spiegò: il modo in cui la luce, a queste latitudini, sbatte sui muri. Ed effettivamente Salvo, pur cresciuto tutta la vita a Torino, rimase sempre un pittore mediterraneo: le architetture essenziali richiamano quelle mediorientali, siciliane, eoliane (ma anche maltesi, per rimanere in tema). I minareti sono protagonisti assoluti della serie Ottomanie, ispirate ai suoi viaggi in Afghanistan e Iran. Gli alberi sono palme, pini marittimi e cipressi. Anche quando dipinge stazioni di servizio, grandi viadotti e autostrade (e com’è strano pensare a un tempo in cui la logistica e il trasporto venivano visti con fascino e non con orrore), Salvo li tropicalizza, immersi nel sole, negli alberi e nei colori.

Il respiro mediterraneo di Salvo si vede anche nelle scene industriali, malinconiche ma non desolate, anche loro al gusto di tramonto estivo: sullo sfondo, quasi sempre, spunta una lingua di mare, una nave diretta verso l’orizzonte. Le sue notti, poi, hanno il bagliore misterioso del magico, da Libro della giungla. È curioso, infine, guardare questi quadri mediterranei così archetipici in un’epoca in cui lo spazio mediterraneo è iper-rappresentato e sotto assedio. Il fenomeno della turistificazione, di cui parliamo sempre più spesso negli ultimi anni, riguarda molti posti nel mondo ma è particolarmente concentrato su queste coste, da Santorini a Venezia, dalle Cinque Terre a Barcellona, da Palermo ad Atene. I quadri di Salvo sono – fatta eccezione per le scene dei bar notturni – sempre senza persone. Il topos ricorrente, invece, sono le architetture sacre antiche: templi e rovine greche e romane. Ma non è un Mediterraneo finto, da cartolina pubblicitaria. Invece, il sogno di un Mediterraneo utopico, impossibile e liberato.

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