Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.
Dell’allarme peste in Siberia si stanno preoccupando tutti in tutto il mondo, con l’eccezione degli abitanti delle due città in Siberia da cui l’allarme è partito
L'OMS chiede spiegazioni, Trump chiede spiegazioni, i giornali di mezzo mondo chiedono spiegazioni. A Irkutsk e a Shelekhov, invece, della peste non interessa niente a nessuno.
«Quale peste?» risponde un abitante di Irkutsk, nella Siberia centrale, quando gli si chiede della crisi che da una settimana ha messo la città sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. «Mi vede con la mascherina?» ribatte infastidita la commessa di una farmacia. A Shelekhov, la cittadina a una trentina di chilometri che il governatore della regione di Irkutsk, Igor Kobzev, aveva sconsigliato di visitare a causa di «un’infezione particolarmente pericolosa» due anziane sedute sulle altalene di un parco spiegano che qualsiasi cosa dicano le autorità loro, semplicemente, obbediranno. Sono passati dieci giorni e per strada non ci sono mascherine né ambulanze, racconta El País. Davanti a un ospedale di Irkutsk un cartello avverte che le visite sono limitate ma non a causa della peste: il problema è l’influenza stagionale e una nuova variante del Covid.
Chi non è indifferente, spesso, crede ad altro. Ivan, che lavora in un’officina di camion, parla di una «finestra di Overton» (il concetto sociologico per cui una certa idea estrema viene via via considerata sempre più accettabile fino a essere completamente normalizzata) costruita apposta. Lidia, pensionata di Shelekhov, sostiene che non c’è nessuna peste, «solo due donne con il Covid». Elena dice che la ragazza ha rotto una provetta ma che è morta di arresto cardiaco, e il suo amico Yuri grida al complotto, orchestrata secondo lui da “qualcuno” in Europa.
Ufficialmente, Daria Shipilova, 28 anni, ricercatrice dell’Istituto Anti-peste di Irkutsk, è morta il 2 ottobre per una «polmonite di origine non determinata». Secondo diversi colleghi e alcuni media locali avrebbe rotto una provetta contenente il batterio della peste, lo stesso batterio che nel 1348 portò l’umanità pericolosamente vicina all’estinzione. Per giorni centinaia di persone sono state messe sotto osservazione, dei funzionari hanno parlato apertamente di peste, è stata convocata una riunione d’emergenza a tutti i livelli. L’8 ottobre il governatore Kobzev ha dichiarato chiusa la crisi: quarantena revocata, la paziente è morta di una polmonite presa fuori dall’ospedale e più di cinquemila test non hanno trovato alcuna traccia di peste. L’OMS però chiede a Mosca di rivelare quale sia la causa della morte della ricercatrice, perché la spiegazione «polmonite di origine non determinata» non aiuta certo a dormire sonni tranquilli.