Lo si è visto durante il Red Bull 64 Bars Live, uno dei più grandi eventi della scena hip hop italiana, arrivato per la prima volta in città, nel quartiere popolare di Paolo VI. Grazie anche e soprattutto al successo del tarantino Kid Yugi.
A Berlino c’è una app che ti fa adottare un albero e ti manda una notifica quando l’albero ha sete e lo devi innaffiare
Si chiama Gieß den Kiez, mappa oltre 900 mila alberi di Berlino e dice ai cittadini quali annaffiare.
Linda ha otto anni, vive a Charlottenburg, quartiere residenziale di Berlino e d’estate soffre parecchio il caldo. Ha le foglie a forma di cuore con il bordo seghettato, una chioma gigantesca che d’estate fa ombra su tutto il marciapiede e un tronco dalla corteccia grigia e liscia, che con gli anni si riempirà di solchi. Tra giugno e luglio si copre di piccoli fiori giallastri e profumatissimi, che attirano le api in tutto il quartiere. Per questo, una volta a settimana Amanda Gläser-Bligh scende le scale di casa con un annaffiatoio e le porta una ventina di litri d’acqua. Linda – se non lo aveste capito – è un tiglio, e Gläser-Bligh l’ha adottata attraverso Gieß den Kiez, letteralmente «annaffia il tuo quartiere», l’app con cui dal 2020 CityLAB Berlin notifica i cittadini che vogliono prendersi cura degli alberi della città, come racconta il Guardian. Non si tratta solo di buon vicinato. Gli alberi in città abbassano la temperatura, riducono le isole di calore e il rischio di allagamenti, assorbono inquinanti e fanno bene alla salute mentale. Per questo l’esperto di forestazione urbana Cecil Konijnendijk propone di considerarli vere e proprie infrastrutture. Un albero giovane impiega trent’anni o più per offrire gli stessi benefici di uno maturo, quindi salvare quelli che già esistono conta quanto piantarne di nuovi. E le estati sempre più calde li mettono a dura prova. L’app si basa su una mappa interattiva che censisce oltre 900 mila alberi berlinesi e calcola il fabbisogno d’acqua di ciascuno in base alla specie, all’età e alle piogge recenti.
Gli alberi che soffrono di più sono evidenziati con colori diversi, dal rosso al giallo al verde. Ogni volontario può vedere quando sono stati annaffiati l’ultima volta e registrare il proprio intervento, così si evitano doppie annaffiature e nessuna zona resta dimenticata. Il codice è open source e chiunque disponga del censimento degli alberi della propria città può replicarlo: tra le altre, lo hanno già fatto Potsdam, Lipsia, Magdeburgo e Parigi, ma solo nel XVII arrondissement. A Berlino gli iscritti sono circa 12 mila e il loro lavoro affianca quello degli uffici del verde dei distretti, che da soli non non ce la fanno più. Il picco di annaffiature – ovviamente – risale al 2020, quando durante la pandemia prendersi cura di un albero era diventato, come fare la spesa, una buona ragione per uscire di casa.
Chi invece non ha tempo o modo di occuparsene di persona può affidare il compito a qualcun altro, per l’esattezza a Treedom, una piattaforma nata a Firenze nel 2010 che permette di piantare un albero a distanza. Lo scegli, per esempio un cacao in Camerun, e un contadino locale lo pianta nell’ambito di progetti agroforestali in Africa, Asia e America Latina. L’albero si può anche regalare, accompagnato da una dedica che crescerà insieme al tuo, ora vostro, alberello. Una volta piantato, il nuovo albero viene geolocalizzato e fotografato, e gli viene dedicata una pagina online, una sorta di diario dove si possono seguire i suoi primi anni di crescita: a ogni aggiornamento, il proprietario riceve un’email. A Charlottenburg, intanto, Linda continua ad aspettare che una volta a settimana Amanda scenda le scale con l’annaffiatoio.