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Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.

Pubblicare un romanzo ti renderà soltanto più infelice

Un sondaggio realizzato da Bookseller ha dimostrato che riuscire a pubblicare un libro non migliora la qualità della vita, anzi: l'esperienza di un autore esordiente è orribile da ogni punto di vista.

di Studio
26 Aprile 2023

Se c’è una certezza che la pandemia ci ha lasciato (forse l’unica) è che la felicità esiste e si trova fuori dal luogo e dall’orario di lavoro. Certo, per vivere tocca ancora, speriamo non a lungo, lavorare: nonostante i progressi dell’intelligenza artificiale e della robotica applicata, i tempi in cui le macchine faranno tutto quello che c’è da fare al posto nostro sembrano ancora purtroppo lontanissimi. Nel frattempo bisogna sopravvivere come si può, scommettendo su un futuro migliore, come fanno quelli che si uniscono alle Grandi Dimissioni, oppure continuando a camminare sulla via vecchia senza sforzarsi più del minimo indispensabile, come i sostenitori del quiet quitting. Una cosa che sicuramente non ha nessun senso fare è pensare che la salvezza sia nei mestieri cosiddetti “creativi”, come quello dello scrittore. Anzi. Secondo un sondaggio realizzato da Bookseller, pubblicare un romanzo non fa altro che peggiorare l’esistenza. Tra le conseguenze di diventare un autore pubblicato ci sono: ansia, stress, depressione e una sensibile diminuzione dell’autostima, dovuti al fatto che, soprattutto per gli esordienti, l’esperienza della pubblicazione è fatta di scarso sostegno e pessima comunicazione.

Dalla ricerca di Bookseller emerge una realtà sempre e comunque deprimente, a prescindere dalle circostanze e dalle situazioni della pubblicazione del libro. Di 108 partecipanti al sondaggio, soltanto il 22 per cento ha detto di considerare il loro esordio letterario un’esperienza positiva. Un’insoddisfazione che vale, appunto, per tutti: per chi scrive romanzi “per adulti” (il 61 per cento degli intervistati), per chi fa non fiction (il 19 per cento) e anche per chi fa narrativa per l’infanzia (il 17 per cento), per chi è pubblicato da una casa editrice indipendente (il 51 per cento) e per chi è riuscito a ottenere un contratto con una delle Big Four dell’editoria americana, Penguin Random House, HarperCollins, Pan Macmillan e Hachette (il 48 per cento).

Il paragrafo forse più triste della ricerca di Bookseller è quello in cui gli scrittori che hanno preso parte al sondaggio raccontano il giorno della pubblicazione, quello in cui le loro opere prime sono entrate in commercio. L’unico racconto positivo è quello di un autore di romanzi, il cui libro è stato pubblicato da una delle Big Four, che ricorda il giorno in questione come: «stupendo. Un piacevolissimo pranzo a Waterstones assieme alla mia famiglia e ai miei amici, il mio editore e il mio agente». Di per sé non la più entusiasmante delle giornate, ma sicuramente tollerabile rispetto al «deserto» raccontato da altri scrittori e altre autrici. C’è chi ha approfittato dello spazio fornito da Bookseller per avvisare i futuri esordienti che dopo la pubblicazione non bisogna aspettarsi niente perché non c’è niente: «un deserto totale», queste le parole usate per descrivere quello che in teoria dovrebbe essere uno dei momenti catartici della vita di chi scrive. «Non succede niente, in realtà. Non è nemmeno sicuro che il libro arrivi nelle librerie e nei negozi. Quindi, quello che pensate sarà un giorno stupendo, un momento che vi farà sentire realizzati, in realtà passa come qualsiasi altro giorno e momento. Ci si sente piuttosto apatici». Certo, meglio il deserto totale che quello che ha raccontato un altro autore: per il giorno della pubblicazione del suo libro, lui si è dovuto organizzare da solo il suo pranzo “di festeggiamento” e il massimo sforzo che il suo editore ha fatto è stato offrirsi, entro certi limiti di spesa, di pagare per il vino consumato durante il suddetto pranzo.

Nei racconti degli autori, gli editori emergono quasi sempre come villain. Quando va bene, il problema è la comunicazione: la maggior parte delle volte viene definita assente oppure confusa. Ma ci sono volte in cui l’editore diventa un vero e proprio avversario. Uno degli autori che hanno raccontato la loro esperienza a Bookseller ha detto che la maggior parte della somma che il suo editore gli aveva anticipato al momento della firma del contratto l’ha spesa in sessioni di psicanalisi per superare i traumi causati su base semi quotidiana dal rapporto con l’editore stesso. «Mi fossero state date comunicazioni chiare, o avessi anche solo avuto una persona di riferimento con cui parlare, tutto sarebbe andato meglio. Mi sono ritrovato a cercare su Google i nomi dei membri dello staff della mia casa editrice per cercare di capire a chi chiedere una mano». Almeno, questo autore non ha vissuto il trauma che hanno vissuto molti altri: lui è stato abbandonato prima ancora che il libro venisse pubblicato, e forse si può dire persino fortunato rispetto a quelli (il 48 per cento del campione di Bookseller) abbandonati il giorno dopo la pubblicazione. Uno di questi ha raccontato che il suo editore non si è nemmeno degnato di mandargli le recensioni, tutte entusiaste, del suo libro: «Me le sono cercate e trovate tutte da solo».

Si potrebbe dire: tutti i problemi con un editore si possono risolvere assumendo un agente, una figura professionale specializzata nel tenere i rapporti – possibilmente buoni rapporti – con le case editrici. «All’epoca non avevo ancora un agente, il mio editor era sempre impegnato, mi sentivo come se accanto a me non ci fosse nessuno ad aiutarmi», ha raccontato uno degli autori intervistati da Bookseller. Ma, ovviamente, anche in questo caso le storie positive sono poco più che eccezioni. La maggior parte delle volte gli agenti sono invece protagonisti di una gara all’assenza assieme a editor e case editrici, una gara che in molti casi vincono anche con un certo distacco rispetto agli avversari. «Mi sembra che gli agenti spesso siano quelli che hanno di più da dire sulle cose e allo stesso tempo siano quelli che fanno di meno in assoluto per proteggere gli scrittori», dice uno degli autori. A quanto pare, nella maggior parte dei casi gli agenti sono così orribili da costringere gli autori a rivalutare gli editori: «Almeno loro tendono a essere realistici». Ovvero: nessun editore di buona coscienza e sani princìpi dirà mai che la felicità è a un libro pubblicato di distanza.

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