Hype ↓
21:20 giovedì 4 giugno 2026
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.

Il lusso delle polemiche alla Mostra del Cinema di Venezia

Da Roman Polanski a Joker: se dibattito dev’essere, i festival sono i luoghi giusti per farli.

02 Settembre 2019
Venezia è una bolla, la sua Mostra del Cinema è la bolla della bolla, quest’anno ancora di più. Le bolle sono ecosistemi autosufficienti, il totoministri del mondo là fuori rimbalza contro le pareti di questo Truman Show lagunare, dove poche centinaia di persone stabiliscono quali sono le priorità del giorno, non certo un nuovo governo ma notizie forse solo presunte, scandali e scandaletti confezionati di ora in ora, un’agenda che segue gerarchie del tutto arbitrarie.

Nei giorni scorsi il caso (c’è sempre un caso) si chiamava Roman Polanski, fuori di qui non percepito o quasi, al massimo ti scrivono amici che dentro la bolla, almeno con la testa, ci sono, che la bolla la capiscono. Polanski non era ovviamente presente al Lido, ormai non si muove più e fa bene, sta tra Parigi e lo chalet svizzero da espatriato di lusso. È passato in concorso l’altro giorno il suo J’accuse (da noi uscirà a novembre come L’ufficiale e la spia), bel film pieno di spirito che riprende il caso Dreyfus di fine ‘800, ma raccontato dalla parte del colonnello che fece di tutto per provare la sua innocenza. È il punto di vista del romanzo di Robert Harris, scrittore assai pop già adattato da Polanski (L’uomo nell’ombra, che bello anche quello), anzi pare che il regista gli abbia fatto scrivere il libro per poi trarne il film.

Qualcuno lo ascolta ancora, mentre negli Stati Uniti è un reietto, e per molti metooisti dovrebbe esserlo ovunque. Si torna sempre al vecchio caso (un altro) dell’autore nero in ascesa e Samantha Geimer, son passati quarant’anni e più, lei allora tredicenne, lui già signore nonché vedovo della Sharon Tate oggi tarantinizzata. Un caso mai caduto in prescrizione, solo una tregua di qualche anno, agli inizi del Duemila, quando il polacco vinse addirittura un Oscar per Il pianista. Pare un’era fa, una vita fa, oggi impossibile qualsivoglia premio, Roman è tornato un paria dell’industria, il mostro. Lui risponde – non è certo una coincidenza – con la storia del traditore francese che traditore non era, una vicenda di ebraismo e persecuzione, praticamente autofiction. Ma, appunto, vista con uno sguardo esterno, come a dire: non voglio assolvermi da solo, guardate voi e tirate le debite conclusioni.

Gli altri però guardano ancora lontano, ad anni che dovrebbero essere dimenticati. La presidente di giuria della Mostra – Lucrecia Martel, argentina assai militante – si è scagliata contro l’autore, o almeno così scrivevano nei giorni caldi i giornali italiani. A leggere Variety, le cose stavano messe un po’ diversamente: è vero, Martel ha dichiarato che non si sarebbe congratulata con Polanski, che non avrebbe partecipato a serate di gala in onore del suo film; ma, al contempo, che era giusto che J’accuse fosse in gara alla Mostra, perché, se dibattito dev’essere, i festival sono i luoghi giusti per farli.

Mentre qua si dissezionava il pressbook del film, l’unica a dare conclusioni ragionevoli era la stessa Geimer su Twitter, di cui è utilizzatrice compulsiva: «Usare la molestia di quarantadue anni fa, quand’ero una ragazzina, senza citare la cattiva condotta giudiziaria che mi ha lasciata da sola a combattere contro questi volgarissimi tweet, e quindi sparare merda attraverso di me su un uomo a cui deve essere permesso di fare il suo lavoro, questo non solo non è giusto: è violento nei miei confronti». La donna che mai ha voluto essere vittima, la donna femminista per davvero, chiude la questione una volta per tutte (no: andrà avanti ancora, lo sappiamo).

Tutto questo accade solo qua nella bolla veneziana, dove si mangiano solo tramezzini e baccalà mantecato, e si parla di cose che altrove non possono essere uguali. Come i tramezzini e il baccalà mantecato: possono esistere (ed essere così buoni) solo tra questi canali. Ci s’inventa uno scandalo per Irréversible, proiettato nel nuovo montaggio reversibile a diciassette anni dall’uscita, e uno scandalo nello scandalo per Vincent che si presenta con giovane moglie e bebè senza rispetto per Monica, anche lei ospite della Mostra: ma che scandalo è, saranno ben consapevoli entrambi delle loro vite di oggi, anch’esse reversibili. Si parla delle candidature agli Oscar che avrà Joker, sentendoci tutti membri di un’Academy immaginaria. Ci si indigna per la troppa fila al bar della tal festa, per l’altro party nello stesso palazzo usato due sere prima appena, per le maschere delle sale che non rispettano le priorità d’ingresso in sala degli accreditati. Scandali. Casi. Il mondo fuori è un’altra cosa. Quando quel mondo lo si scorge per un momento – l’avvocato del popolo che fa la conta dei parlamentari, i ministri e viceministri che non mollano l’osso, l’Europa che ci guarda come una bizzarra commedia invitata a un festival del cinema sgangherato – allora sì che cambia il punto di vista, la bolla scoppia, si pensa a quando il baccalà mantecato non lo mangeremo più, tanto si sa, lo fanno bene solo qua.

Articoli Suggeriti
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio

Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.

ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare

Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.