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Uscirà un film su Colazione da Tiffany e a interpretare Audrey Hepburn sarà Lily Collins La protagonista di Emily in Paris, abbastanza a sorpresa, è stata preferita a Rooney Mara e ad Ariana Grande.
Secondo un report dell’Onu, sono 606 i migranti morti nel Mediterraneo soltanto nei primi due mesi del 2026 Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si tratta del peggior inizio di anno da quando si è iniziato a tenere traccia di queste tragedie.
Tra le ultime aggiunte alla prestigiosissima Criterion Collection c’è anche KPop Demon Hunters Sarà contento Park Chan-wook, che ha detto di essere anche lui un grande appassionato di KPop Demon Hunters.
C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ogni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.

Il lusso delle polemiche alla Mostra del Cinema di Venezia

Da Roman Polanski a Joker: se dibattito dev’essere, i festival sono i luoghi giusti per farli.

02 Settembre 2019
Venezia è una bolla, la sua Mostra del Cinema è la bolla della bolla, quest’anno ancora di più. Le bolle sono ecosistemi autosufficienti, il totoministri del mondo là fuori rimbalza contro le pareti di questo Truman Show lagunare, dove poche centinaia di persone stabiliscono quali sono le priorità del giorno, non certo un nuovo governo ma notizie forse solo presunte, scandali e scandaletti confezionati di ora in ora, un’agenda che segue gerarchie del tutto arbitrarie.

Nei giorni scorsi il caso (c’è sempre un caso) si chiamava Roman Polanski, fuori di qui non percepito o quasi, al massimo ti scrivono amici che dentro la bolla, almeno con la testa, ci sono, che la bolla la capiscono. Polanski non era ovviamente presente al Lido, ormai non si muove più e fa bene, sta tra Parigi e lo chalet svizzero da espatriato di lusso. È passato in concorso l’altro giorno il suo J’accuse (da noi uscirà a novembre come L’ufficiale e la spia), bel film pieno di spirito che riprende il caso Dreyfus di fine ‘800, ma raccontato dalla parte del colonnello che fece di tutto per provare la sua innocenza. È il punto di vista del romanzo di Robert Harris, scrittore assai pop già adattato da Polanski (L’uomo nell’ombra, che bello anche quello), anzi pare che il regista gli abbia fatto scrivere il libro per poi trarne il film.

Qualcuno lo ascolta ancora, mentre negli Stati Uniti è un reietto, e per molti metooisti dovrebbe esserlo ovunque. Si torna sempre al vecchio caso (un altro) dell’autore nero in ascesa e Samantha Geimer, son passati quarant’anni e più, lei allora tredicenne, lui già signore nonché vedovo della Sharon Tate oggi tarantinizzata. Un caso mai caduto in prescrizione, solo una tregua di qualche anno, agli inizi del Duemila, quando il polacco vinse addirittura un Oscar per Il pianista. Pare un’era fa, una vita fa, oggi impossibile qualsivoglia premio, Roman è tornato un paria dell’industria, il mostro. Lui risponde – non è certo una coincidenza – con la storia del traditore francese che traditore non era, una vicenda di ebraismo e persecuzione, praticamente autofiction. Ma, appunto, vista con uno sguardo esterno, come a dire: non voglio assolvermi da solo, guardate voi e tirate le debite conclusioni.

Gli altri però guardano ancora lontano, ad anni che dovrebbero essere dimenticati. La presidente di giuria della Mostra – Lucrecia Martel, argentina assai militante – si è scagliata contro l’autore, o almeno così scrivevano nei giorni caldi i giornali italiani. A leggere Variety, le cose stavano messe un po’ diversamente: è vero, Martel ha dichiarato che non si sarebbe congratulata con Polanski, che non avrebbe partecipato a serate di gala in onore del suo film; ma, al contempo, che era giusto che J’accuse fosse in gara alla Mostra, perché, se dibattito dev’essere, i festival sono i luoghi giusti per farli.

Mentre qua si dissezionava il pressbook del film, l’unica a dare conclusioni ragionevoli era la stessa Geimer su Twitter, di cui è utilizzatrice compulsiva: «Usare la molestia di quarantadue anni fa, quand’ero una ragazzina, senza citare la cattiva condotta giudiziaria che mi ha lasciata da sola a combattere contro questi volgarissimi tweet, e quindi sparare merda attraverso di me su un uomo a cui deve essere permesso di fare il suo lavoro, questo non solo non è giusto: è violento nei miei confronti». La donna che mai ha voluto essere vittima, la donna femminista per davvero, chiude la questione una volta per tutte (no: andrà avanti ancora, lo sappiamo).

Tutto questo accade solo qua nella bolla veneziana, dove si mangiano solo tramezzini e baccalà mantecato, e si parla di cose che altrove non possono essere uguali. Come i tramezzini e il baccalà mantecato: possono esistere (ed essere così buoni) solo tra questi canali. Ci s’inventa uno scandalo per Irréversible, proiettato nel nuovo montaggio reversibile a diciassette anni dall’uscita, e uno scandalo nello scandalo per Vincent che si presenta con giovane moglie e bebè senza rispetto per Monica, anche lei ospite della Mostra: ma che scandalo è, saranno ben consapevoli entrambi delle loro vite di oggi, anch’esse reversibili. Si parla delle candidature agli Oscar che avrà Joker, sentendoci tutti membri di un’Academy immaginaria. Ci si indigna per la troppa fila al bar della tal festa, per l’altro party nello stesso palazzo usato due sere prima appena, per le maschere delle sale che non rispettano le priorità d’ingresso in sala degli accreditati. Scandali. Casi. Il mondo fuori è un’altra cosa. Quando quel mondo lo si scorge per un momento – l’avvocato del popolo che fa la conta dei parlamentari, i ministri e viceministri che non mollano l’osso, l’Europa che ci guarda come una bizzarra commedia invitata a un festival del cinema sgangherato – allora sì che cambia il punto di vista, la bolla scoppia, si pensa a quando il baccalà mantecato non lo mangeremo più, tanto si sa, lo fanno bene solo qua.

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