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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
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C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
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Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

La notizia della morte dell’underground è fortemente esagerata

Le sottoculture esistono ancora, basta sapere dove cercarle (soprattutto su internet): le più interessanti le abbiamo raccontate nel nuovo numero di Rivista Studio, arrivato oggi in edicola e realizzato in collaborazione con Giorgio Di Salvo.

di Studio
29 Novembre 2024

In questi ultimi anni, la parola mainstream ha assunto un significato negativo come mai prima d’ora. Se fino a qualche tempo fa, identificava soprattutto la produzione culturale destinata alla massa (il cinema o la musica mainstream per esempio), ed era quindi sinonimo di un prodotto commerciale da tenere distinto da quello più artistico, col dilagare del complottismo social, il mainstream (spesso presentato come “narrazione mainstream”) viene considerato una rappresentazione della realtà che non corrisponde alla realtà stessa.

Secondo i suddetti complottisti, sui più disparati argomenti (i vaccini, l’economia, le migrazioni) esiste una verità ufficiale, il mainstream appunto, raccontata dai media (mainstream) che vuole nascondere la verità reale. In definitiva il mainstream è quello che il potere vuole farci credere. Ed è così che siamo arrivati a Trump (ma anche, prima, ai Cinquestelle, o in parte al governo Meloni), cioè a quelli che hanno cercato, in diversi casi riuscendoci, di conquistare le fasce di popolazione che dal mainstream si sentivano escluse, attraverso delle contro-narrazioni, anche a tratti deliranti o palesemente false. Ma tornando al significato originario, quello culturale, il mainstream, anche grazie a internet e ai social è effettivamente diventato pervasivo.

Le cose non fanno in tempo a uscire che subito diventano alla portata di tutti. Una musica “difficile” come la trap fa milioni di ascolti su YouTube e Spotify. Charli XCX, che in altri tempi sarebbe stata un prodotto di musica alternativa, viene citata dalla candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Tutto è pop. E lo è al punto che spesso ci si chiede se esistano ancora le sottoculture, se esista ancora l’underground, se le sottoculture e l’underground non siano diventate in fondo categorie del mainstream.

Proprio da questa domanda siamo partiti per immaginare il nuovo numero di Rivista Studio. Ed è la domanda che abbiamo girato a Giorgio Di Salvo, designer e artista, nome fondamentale dello streetwear italiano (VNGRD, United Standard), che abbiamo coinvolto nella realizzazione creativa. Un numero, questo, che vi sembrerà diverso dal solito, visivamente ispirato dal graffitismo e dall’estetica digitale, e che è una sorta di rassegna delle cose più interessanti che si muovono nell’underground (che oggi è fondamentalmente “digital”). La scoperta è che le sottoculture esistono eccome e sono un ottimo antidoto per immaginare un mondo diverso. Proprio come in passato.

Il nuovo numero di Rivista Studio si intitola “Digital Underground“. Da oggi lo trovate in edicola e sul nostro store (qui).

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