L'ultimo "spostamento" dell'opera risale al 1992. Adesso potrebbe succedere di nuovo, per ragioni che hanno anche a che vedere con la tenuta del governo Sánchez.
Una rivista per capire come sta cambiando lo spirito del tempo
L'editoriale del nuovo numero di Rivista Studio, tutto dedicato alle cose che desideriamo in un'epoca in cui niente sembra più come prima.
Non era finita la storia, anzi, ci siamo finiti in mezzo. Lo avevamo già intuito l’Undici settembre, certo. Ma nell’ultimo paio d’anni la sensazione di essere in uno snodo cruciale delle vicende umane si è fatta particolarmente intensa, con due anni di pandemia e di lockdown, e adesso, proprio mentre chiudiamo questo numero, con l’invasione russa dell’Ucraina che ci mette davanti a un futuro incertissimo, siamo diventati nostro malgrado testimoni di eventi epocali. Il mondo post-Covid, ci dicevamo, non sarà più lo stesso. Ed è questo probabilmente il motivo per cui siamo vicini a un “vibe shift”, un cambiamento dello spirito del tempo; quello che succede quando le mode e le tendenze culturali che hanno dominato fino a quel momento, sembrano all’improvviso antiquate, superate, come racconta il bellissimo pezzo di Allison P. Davis che abbiamo scelto per introdurre questo numero dedicato ai nostri desideri. Desideri materiali, come le sneaker di StockX o immateriali come la scelta di fare un figlio o adottare un cane. Oppure qualcosa che sta metà strada tra il materiale e l’immateriale: gli NFT e la comunità di cripto-entusiasti, che abbiamo raccontato in un reportage da New York o il mondo, sempre più desiderato, di OnlyFans e delle sue modelle, che abbiamo scelto di indagare intervistando l’italiana Alex Mucci. Con la convinzione che le cose che vogliamo, quelle a cui aspiriamo o che incarnano i nostri sogni, sono ciò che definiscono (o ci aiutano a capire) chi siamo. Quello che state per leggere è anche il numero 50 di Rivista Studio, una cifra tonda, che insieme ai dieci anni raggiunti lo scorso anno danno il senso di una storia ormai lunga e consolidata. Per noi è stata l’occasione di cambiare, di provare a immaginare un magazine più contemporaneo, con una componente visiva molto forte e con maggiore attenzione ai temi che di volta in volta andremo a esplorare nella parte centrale, con delle storie lunghe e scritte bene. Alle sezioni consuete (Studiorama e Studio Industry), abbiamo poi aggiunto una nuova sezione (Studio Club) che sarà dedicata a persone che secondo noi vale la pena conoscere o approfondire. Sperando che questo nuovo cinquantesimo numero di Rivista Studio sia di vostro gradimento.
In cima al botteghino italiano e mondiale, il film di Phil Lord e Christopher Miller fa due cose in maniera eccellente: conferma il talento comico di Ryan Gosling e ci ricorda che si può ridere anche alla fine del mondo.
Vincitore del premio per la migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, il film parla di una bambina a cui viene affidato un compito impossibile nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma, in realtà, è una disperata difesa della sacralità dell'infanzia.